Perchè Italia Proletaria

Quarto_Stato_(Volpedo)_DetailPerchè “Italia Proletaria”? Italia Proletaria nasce oggi con l’intento di denunciare, rispondere e contrattaccare alla cannibalizzazione che l’Homo Oeconomicus sta perpetrando a danno dell’Homo Ethicus e in questo rifiutiamo ogni facile alibi che potrebbe condurci a celarci dietro un dito. Abbiamo altresì la presunzione di recare in mano una “ricetta” pericolosa per i detentori del potere (oggi più che mai coincidente con le organizzazioni cleptocratiche ed usuraie già note al grandissimo Ezra Pound) e per questo siamo convinti che la nostra natura proletaria tragga la propria origine dall’essere NOI, i Figli di quell’Italia e di quell’Europa depredate dei loro principali diritti naturali, primo fra tutti il diritto di esistere come comunità organiche di popoli. Già immaginiamo le critiche che ci fioccheranno addosso dagli strabici di ogni latitudine politica, in primis da quei destro-terminali che nascono come funghi ogniqualvolta si presentano sulle nostre coste i barconi dei derelitti, salvo poi refluire come schiuma tra i rivoli della loro naturale impotenza intellettuale, ed in secundis da quegli sciancati della storia pacifinti che ritengono essere i soli detentori e custodi unici dei destini della Comunità Nazionale. Non sarà difficile sentire frasi del tipo: “ecco i comunisti che mettono la camicia nera…ecco quelli che strizzano l’occhio ai compagni pur di farci perdere le elezioni…”, oppure “ecco i fascisti che mettono la camicia rossa per fregare il popolo !“…e via di seguito con la solita tarantella che sa di rancido e putrescente quanto loro! 

Francamente di queste cloache massime ormai ce ne freghiamo nel senso più sommo ed alto del termine, come ce ne freghiamo di chi si accontenta di lasciare il proprio destino ad una X su una scheda elettorale. Non abbiamo mai amato e non ameremo mai le liturgie incapacitanti della politica destrodemoliberale perché i nostri orizzonti sono ben altri: chi guarda veramente al domani della propria Nazione e dell’Europa non può pensare che (in questo esatto momento storico) lo strumento elettorale sia il mezzo di redenzione per i danni incommensurabili praticati dal liberalismo economico e finanziario degli ultimi cento anni. Chi si ostina a farlo vuol dire che o non ha capito nulla o gli fa comodo che le cose permangano così.

Sempre tra i detrattori che ci onoriamo di annoverare, va poi messa quella intellighenzia in salsa rosa che si ricorda di Marx e della lotta di classe ormai solo in occasione delle lectio magistralis dei baroni universitari, salvo poi ritornare poi nelle sale museali dove è giusto che resti. Il fatto che fra di loro esistano ancora organizzazioni o gruppi anti-nazionali fa poi parte di quel folclore a libro paga di una Repubblica che da sempre ha tradito il proprio popolo. La verità, che da tempi non sospetti sosteniamo con forza, è che i detrattori “di sinistra” ci detestano perché ci temono: sanno benissimo che noi siamo la loro cattiva coscienza, quelli che il Socialismo lo hanno veramente applicato sul corpo vivo delle Nazioni. E lo hanno fatto andando dritti alla meta, tra la gente, costruendo scuole e ospedali laddove v’era analfabetismo endemico e mortalità da paura; creando uno stato sociale all’avanguardia nel deserto dello stato liberale sabaudo-ottocentesco. Il tutto senza dover passare attraverso i contorsionismi pseudo scientifici e l’impostazione disorganica di una dottrina del caos quale fu il marxismo. Per questo ci detestano e continueranno a vomitare bile; siamo quelli che hanno creato uno stato sociale quando i loro padri putativi si uccidevano in nome di Lenin e Trotzky ed organizzavano le bande che avrebbero regalato l’Italia allo straniero.

Con “Italia Proletaria” è venuto il momento di stringersi veramente attorno alla Comunità Nazionale senza la preoccupazione di contarsi per fare numero o di cercare prestazioni mediatiche autoreferenziali che nella maggior parte dei casi sfociano nel confluire in questo o quel progetto politico a seconda che siano mendaci appendici bricorivoluzionarie, o che siano sterili progetti di supporto popolare. Insomma non siamo qui per fare la guardia bianca dello strillone di turno, del twittatore folle, o del ruspista patetico, che, a loro volta, sono solo pedine endemiche dei noti Occupanti.

Deve essere ben stampato nelle menti di chi legge e collabora che un nucleo ben disciplinato ed addestrato di incursori ha di gran lunga più possibilità di acquisire un obbiettivo rispetto ad un’unità numerosa ma disorganica. Il tutto tenendo sempre a mente le parole di Junger: “la nostra strada non va ne’ a destra, né a sinistra, ma dritta“. Quel che conta è esserci, non abbandonare la speranza di riprendere la strada della redenzione nazionale che in troppi hanno lasciato indietro, indaffarati a pensare in piccolo e ad agire meschinamente per difendere strapuntini di squallido potere. Il solo continuare a pensare che le risposte alle domande di giustizia sociale e di equilibrio multipolare tra nazioni sovrane che giungono ormai da ogni parte del mondo possano trovare soluzione nelle opzioni liberali di matrice anglosassone (indifferentemente se destroconservatrici o sinistroliberali) è di una cecità assoluta. Ciò significa voler mettere la testa sotto la sabbia ed attendere che la locomotiva ci passi sopra.

Gli Uomini e le Donne che si radunano (e che si raduneranno) attorno al gruppo di “Italia Proletaria” hanno ben compreso che è giunto il momento di far deragliare la locomotiva che le oligarchie senza patria hanno lanciato contro i popoli e le nazioni sovrane. Non ci sono e non devono esserci ripensamenti per coloro i quali hanno scelto di essere uomini liberi; l’alternativa è l’omologazione o, peggio, il tramonto di un’Idea che viene da lontano, ma che rappresenta, ieri come oggi, un alito di freschezza e giovinezza in un mondo decrepito ed impresentabile che non ci appartiene.

Fernando Volpi

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