La “Sottomissione” di Houllebecq spiegata senza derive ideologiche

houllebecqI tragici eventi di qualche mese fa prima a Parigi e successivamente a Copenaghen, sono andati curiosamente a coincidere con uno dei fenomeni editoriali dell’anno: l’ultimo romanzo di Michel Houellebecq intitolato Sottomissione. La inaspettata fatalità temporale ha portato subito alla ribalta delle cronache culturali e politiche l’ultima fatica dello scrittore francese. I media europei hanno immediatamente cavalcato la coincidenza letteraria e puntato ovviamente l’obiettivo sul succo della questione: l’invasione islamica dell’Europa è veramente in atto ? E’ con questa “vampiresca” curiosità che abbiamo letteralmente divorato questo romanzo. Chi si aspetta un’opera letteraria di stampo “fallaciano” o “reazionario” (come magari vorrebbe qualche felpato politico nostrano) resterà sicuramente deluso. Il modo con cui Houllebecq affronta questo argomento che sarebbe di assoluta attualità anche senza gli accadimenti parigini (non foss’altro per la presenza mediatica nei palinsesti occidentali delle gesta del sedicente ISIS), è del tutto innovativo e lungo le pagine del romanzo non si percepisce mai “ansia da terrorismo-fobia” ma piuttosto l’ineluttabilità di un tragico destino. Senza addentrarci in lunghe e noiose disquisizioni filosofiche, che poco c’entrano con un romanzo che avrà una diffusione su larghissima scala e che è pensato esattamente per le masse, proviamo a fornire una facile bussola di lettura con qualche spunto provocatorio. 

La trama del romanzo si dipana grazie alla narrazione e alle riflessioni del personaggio principale: Francois, un professore universitario della Sorbona di Parigi, dove dopo una onesta e dignitosa carriera universitaria, finalmente diventa professore associato grazie alla sua conoscenza dello scrittore francese Joris Karl Huysmans, noto per la sua conversione al cattolicesimo in età avanzata. Attraverso le vicende biografiche e letterarie di Huysmans, Francois traccia un percorso simile ma non parallelo a quello del suo “mentore letterario”, percorso di cui alla fine riesce ad extrapolare soltanto una sorta di modernismo tradizionale religioso che non gli è di nessun conforto.

La prima cosa che salta all’occhio scorrendo il romanzo è che ci si trova innanzitutto davanti ad un romanzo “geopolitico” curiosamente permeato da un tasso di erotismo molto molto accentuato. A parte (forse) la evidente sensibilità dello scrittore per l’argomento che traspare dal modo appassionato con cui descrive una certa spiccata propensione per le studentesse giovani del protagonista, Houllebecq usa l’argomento “eros” per convogliare l’attenzione del lettore sulla poligamia islamica, quasi una sorta di catarsi per il professore universitario tanto interessato a Huysmans quanto alle gonne delle sue allieve. La tesi, espressa  piuttosto chiaramente da Houllebecq tramite i personaggi che incontriamo (nelle fattispecie i colleghi universitari di Francois, successivamente musulmani convertiti), è che una delle armi dell’Islam per “entrare” nella civiltà occidentale sarà quella della poligamia, che dava piacere ai maschi dominanti e al contempo garantiva la continuità fertile della stirpe.

Analizzato questo aspetto, che il lettore incontrerà fin dalle primissime righe, ben presto ci si avventurerà nella lettura delle vicende politiche francesi che sono il nerbo del romanzo e che ruotano attorno alle Elezioni Presidenziali. All’interno dell’avvincente trama del romanzo, si noterà la presenza di tutti gli attori politici odierni, tra cui spicca ovviamente Marine Le Pen, che viene inopinatamente sconfitta alle Presidenziali (curiosamente dopo una serie di attentati e tensioni sociali maturate nel territorio e dopo un alquanto improbabile alleanza Sinistra progressista/Destra moderata), anche grazie alla “serenità elettorale” del suo avversario: l’islamico moderato Mohammed Ben Abbes.

Tra le pieghe del romanzo, si interseca anche la vita privata del professore, dove trova più spazio di altri, una delle giovani amanti di Francois, una studente di nome Myriam, che essendo di famiglia ebraica è costretta a tornare a Tel Aviv in fuga dai timori della svolta del nuovo regime islamico; non può non saltare all’occhio la curiosa coincidenza con le dichiarazioni di queste settimane rilasciate proprio dal premier Netanyahu che dopo i recenti attentati chiede agli ebrei europei di tornare nella loro patria Israele.

Leggendo Sottomissione non si può far finta di non notare che ci sia qualcosa che “non quadra” dal punto di vista prospettiva “metapolitica” dell’autore, oppure semplicemente pensare che certi passaggi non siano ricercati e voluti. In particolare appare evidente ad un occhio attento quando Houllebecq attraverso i suoi protagonisti, pone l’accento più di una volta sul fantomatico progetto del neo presidente Mohammed Ben Abbes di un futuro progetto Islamico a respiro Euromediterraneo che andrebbe a ricalcare le gesta dell’Impero Romano; stranezza oltretutto confermata dal fatto che l’analisi politica degli eventi pone l’accento sul Fronte identitario/nazionalista che si configura nella sua essenza dottrinaria molto eterogeneo specie nella sua componente “tradizionalista” (e ovviamente antisemita) di cui alcuni confluiranno nelle fila islamiche. Allo stesso tempo, tanto per mantenere vivo l’universalismo anti-ideologico verso coloro che sono fra i “colpevoli” dell’avvento Islamico, lo scrittore non si priva di criticare anche ferocemente il Comunismo Stalinista finendo per elogiare Trockij che puntava sull’espansione Internazionale della dottrina marxista per il suo pieno compimento. Strategia oggi messa in atto dall’Islam che “doveva essere universale altrimenti non sarebbe stato“.

E qui sta tutta la provocazione di Houellebecq: l’Islam conquisterà l’Europa attraverso la poligamia, attraverso il denaro che arriverà dalle Petromonarchie e attraverso le riforme sociali largamente condivise oseremmo dire quasi cattosocialiste, laddove addirittura il nuovo presidente islamico finisce per elogiare la dottrina sociale del Distributismo. E lo farà anche andando a riscoprire la vena “intimista e spirituale” della vecchia Europa ormai sedata.

Quella sottomissione ben espressa in queste frasi: “È la sottomissione…L’idea sconvolgente e semplice, mai espressa con tanta forza prima di allora, che il culmine della felicità umana consista nella sottomissione più assoluta. È un concetto che esiterei a esporre davanti ai miei correligionari, potrebbero giudicarlo blasfemo, ma per me c’è un rapporto tra la sottomissione della donna all’uomo come la descrive Histoire d’O e la sottomissione dell’uomo a Dio come la contempla l’islam. Per l’islam, invece, la creazione divina è perfetta, è un capolavoro assoluto. Cos’è in fondo il Corano, se non un immenso poema mistico di lode? Di lode al Creatore e di sottomissione alle sue leggi.”

Sinceramente, nonostante la propaganda hollywoodiana dello Stato Islamico (sulle cui origini nutriamo molti dubbi), lo scenario dipinto dallo scrittore francese è alquanto improbabile, specie nella sua repentinità. Certi processi necessitano di decenni se non di secoli, e taluni assestamenti avvengono talvolta in maniera molto tragica e non “serena” come dipinto da Houllebecq.

Il finale del romanzo, scritto con un gusto molto decadente che possiamo serenamente definire “Neo-gotico“, se non per l’ambientazione ma per l’accurata descrizione del “nuovo mondo islamico” dove la civiltà europea appare definitivamente sconfitta, Houllebecq lascia volutamente aperte alcune “finestre”. Nelle ultime pagine, quando il professore precedentemente “pensionato” dai Sauditi, viene avvicinato e spinto verso la conversione dalle lusinghe pressanti dei nuovi vertici universitari ormai tutti musulmani,  lo scrittore lascia evincere il suicidio del protagonista (attraverso l’efficace uso dei condizionali) senza farne accenno, se non velatamente a metà romanzo, quando le vicende politiche francesi avevano spinto Francois a viaggiare in cerca della rinascita della sua anima e quando dopo la sterilità e l’inefficacia dei suoi pellegrinaggi, il suicidio viene menzionato un paio di volte. Le ultime parole del protagonista sono: “Non avrei avuto niente da rimpiangere” e danno il pieno senso del vuoto spirituale che lo pervade e allo stesso tempo declinano l’incapacità del continente Europeo di difendersi dal suo destino islamico che ormai si è pienamente compiuto.

Chi si aspettava un romanzo che fosse un cripto-endorsement per il Front National di Marine Le Pen si sbaglia di grosso. Dalle pagine che narrano le cronache politiche francesi, la nuova Giovanna D’Arco non ne esce nemmeno troppo bene, surclassata dalle capacità propagandistiche del nuovo presidente Ben Abbes.

Ma sta proprio qui il fulcro del ragionamento, che mi fa terminare con una provocazione.

E se il romanzo fosse una “velata chiamata” alla sinergia tra le forze nazionaliste francesi e il Sionismo politico che in Francia e in Europa ha solidi radici, in nome del comune nemico islamico ?

Riccardo Berti 

Un pensiero su “La “Sottomissione” di Houllebecq spiegata senza derive ideologiche

  1. La composizione del Blob multirazziale francese è diversa da quella Italiana; altrettanto similmente la composizione religiosa.

    In Francia le varie e concorrenti comunità islamiche costituiscono parte fondamentale del pestilenziale cocktail multietnico nazionale; in Italia una parte non maggioritaria.
    Se non erro in Italia sono presenti 12 identità etno-razziali differenti.

    E una buona parte di esse sono “diversamente” appartenenti al medesimo ceppo religioso cristiano; africani, filippini, ucraini, moldavi, rumeni…
    Quindi, nonostante i 5 Milioni di stranieri presenti oggi in Italia, e i demenzialmente auspicati 14 Milioni previsti dal Piano Immigrativo al 2050, dalla repubblichetta nemica dell’Italia e degli Italiani, la vedo dura la sottomissione all’Islam, per semplice “conversione” moderata elettorale.

    Vero è che l’indole bandieruolesca degli itaglioti è sempre in agguato, e pronta al “Salto della quaglia”, ma prevedere oggi un’islamizzazione dell’Italia, appare alquanto remota, dal momento che comunque sia, la penisola resta territorio di caccia primario dello Stato teocratico vaticano.
    E poi non me li vedo gli itaglioti – abituati alle abbuffate di capodanno, pasqua, natale e ferragosto – digiunare per un mese di ramadan; decisamente inverosimile.

    Altra cosa un tentativo di “sottomissione” violenta, ma allora almeno da Italiani ed Italiane ci sarebbe da insorgere, e menare fendenti a destra e a manca, e la cosa potrebbe persino portare ad un “Risveglio” dell’Italianità oggi sonnecchiante.

    Il futuro è incerto; l’unica cosa certissima è che una “sottomissione” settantenne – e nemmeno tanto velata -esiste già, ma tranne NOI gli Italiani risvegliati di oggi, nessuno la nota.
    E’ la “sottomissione” culturale, geopolitica, militare e finanziaria dei vertici della repubblichetta parassita – e di parte della società borghese – ad Israele.
    Sion submission, questa c’e’ già.

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