Italia e Russia: rapporti diplomatici ante-seconda guerra mondiale

livtinovNel momento in cui la Russia di Putin torna al centro delle vicende geopolitiche mondiali, e nel momento in cui invece l’Italia è sempre più esclusa dalle dinamiche decisionali che riguardano anche zone mediterranee prospicienti alla nostra Nazione, riceviamo e pubblichiamo questo interessantissimo articolo, che fa luce su un aspetto poco conosciuto della storia italiana.

INTRODUZIONE

Ringraziamo il laboratorio politico “Italia Proletaria” per lo spazio concessoci. Questo nostro primo contributo ha come obiettivo quello di ridisegnare l’odierno immaginario collettivo. Come osserverete tra poco, la politica estera dell’Urss e dell’Italia fu politica, negli anni antecedenti la seconda guerra mondiale, distensiva e collaborazionista tra due ideologie in forte contrapposizione. Fu un lavoro diplomatico di alto prestigio che fiaccò la già esigua opposizione al Regime Fascista. Questa nostra pubblicazione va posta sulla stessa linea retta con le altre due fatte in precedenza: Il patto russo-tedesco di non aggressione e consultazione” (http://issuu.com/079633/docs/patto_ribbentrop_definitivo) e l’altra Documenti sulle macchinazioni politiche della Russia 1941” (https://it.scribd.com/doc/243114964/1/t1-ri-o-l). Un tassello alla volta, incastrato l’uno con l’altro, con obbligata oggettività, porterà il lettore a conclusioni sorprendenti, ad una revisione completa della Storia e dei ruoli dei suoi protagonisti. Buona lettura. 

Il 5 settembre 1939, il “Messaggero” pubblica il seguente articolo in riferimento ai rapporti tra Italia e Urss:

“Il decisivo ravvicinamento germanico-russo ha offerto l’ occasione di ricordare che fu proprio la Italia a rompere per prima l’universale congiura diplomatica contro Mosca e a togliere l’U.R.S.S. dall’isolamento in cui era stata proscritta, riportandola alla collaborazione europea. L’Italia fascista concluse con l’U.R.S.S., or sono già sei anni, un Patto di amicizia, non aggressione e neutralità che rappresentò – nel momento stesso che le cancellerie occidentali intensificavano la opera nefasta di cui si vedono oggi le catastrofiche conseguenze – la manifestazione aperta e leale d’uno spirito di intesa e di cooperazione tra i popoli per lo sviluppo del lavoro comune e per la difesa della pace.

II memorabile Patto venne firmato a Roma il 2 settembre 1933-XI: crediamo di sommo interesse rievocare la genesi nell’atmosfera degli avvenimenti che sconvolgono dalle basi il molto precario assetto dell’Europa. Il 28 maggio del 1933 il Duce riceveva a Palazzo Venezia l’ Ambasciatore sovietico Vladimiro Potemkine. Nel corso della conversazione da ambo le parti fu riaffermato il proposito di mantenere e rendere sempre più saldi e fecondi i cordiali rapporti creati tra i due Paesi. Si fece un ampio esame delle questioni d’ordine politico e di ordine pratico relative a tale franco riavvicinamento. Esistevano vive apprensioni da parte del Governo di Mosca – e Potemkine non mancò di farne cenno – circa un eventuale orientamento antibolscevico del Governo hitleriano. Il Duce assicurò di aver agito e di riservarsi di continuare ad agire a questo riguardo su Berlino in senso moderatore. Qualche settimana dopo l’Ambasciatore Potemkine si recò a Mosca e prospettò la questione al suo Governo: l’accoglienza fu favorevole. Seguirono altre conversazioni. Potemkine vide più volte il nostro Ambasciatore a Mosca. Nel luglio il rappresentante sovietico tornò a Roma e presentò al Governo un progetto di Patto che, con qualche modifica, fu adottato come testo definitivo. II Patto firmato il 2 settembre dal Duce e da Potemkine consta di una premessa e di 7 articoli.

Nella premessa è detto che “Sua Maestà il Re d’Italia e il Comitato Centrale Esecutivo dell’Unione delle Repubbliche Sovietiche Socialiste, animati dal desiderio di contribuire con tutte le loro forze al mantenimento della pace generale, tenendo conto della continuità degli amichevoli rapporti che uniscono i due Paesi, decisi a continuare la loro politica di astensione la più assoluta da ogni ingerenza nei rispettivi altari interni, hanno convenuto di consolidare, con la conclusione del presente Trattato, le relazioni esistenti”. Italia e U.R.S.S. si impegnano reciprocamente a non ricorrere l’una contro l’altra “sia isolatamente, sia congiuntamente a una o più terze Potenze, né alla guerra né ad alcuna aggressione per terra, per mare o per aria, e a rispettare l’inviolabilità dei territori posti sotto la sua sovranità”. L’art. 2 stabilisce: “Se l’una delle Alte Parti contraenti è oggetto di una aggressione da parte di una o di più terze Potenze, l’altra Alta Parte contraente si impegna a mantenere la neutralità per tutta la durata del conflitto. Se l’una delle Alte Parti contraenti ricorre ad una aggressione contro una Potenza, l’altra Alta Parte contraente potrà senza preavviso alcuno denunciare il presente Trattato”. L’art. 3 riflette l’impegno a non prendere parte ad alcuna intesa internazionale avente praticamente per effetto di impedire l’acquisto o la vendita di merci o la concessione di crediti all’altra Parte, e a non prendere alcuna misura avente per effetto di escluderla da ogni partecipazione al suo commercio estero. Con l’art. 4 “ciascuna delle Alte Parti contraenti si impegna a non entrare in nessuna intesa di ordine politico o economico ed in nessuna combinazione che siano dirette contro l’una di esse”. Gli ultimi tre articoli riguardano il rispetto degli obblighi derivanti da accordi precedentemente conclusi, nonché la procedura della conciliazione e le modalità della ratifica.

Subito dopo la cerimonia della firma l’Ambasciatore Potemkine in un breve discorso mise in evidenza l’importanza dell’avvenimento non solo ai fini dei due Paesi ma anche della pace europea. Il Duce rispondendo alle parole dell’Ambasciatore, sottolineò che il Patto, nello sviluppo logico di una politica di amicizia, era la base per ottenere sempre più utili risultati. Il significato del Patto fu pure ampiamente illustrato in un articolo pubblicato sul ‘Popolo d’Italia’ e sui giornali dell’ ‘Universal Service’ a firma di Mussolini.

italiaurssNel dicembre dello stesso anno il Commissario del popolo per gli Affari Esteri Litvinoff venne in Italia in visita ufficiale. Il Duce lo ricevette il giorno 3 a Palazzo Venezia: il colloquio fu lungo e cordiale. “Il Capo del Governo e il signor Litvinoff – dice il comunicato diramato subito dopo – hanno discusso dei problemi di politica internazionale e in particolare di quelli che interessano direttamente i due Paesi, e hanno considerato le possibilità di miglioramento della situazione politica generale nello spirito del Patto di amicizia italo-sovietico recentemente concluso, di cui hanno convenuto di procedere al più presto allo scambio delle ratifiche”.

Lo stesso giorno Litvinoff rivolgeva alla stampa una dichiarazione per sgombrare il terreno dalle supposizioni, congetture e speculazioni a cui la visita aveva dato luogo in altri Paesi.La mia visita – egli disse – costituisce, in primo luogo, una manifestazione della soddisfazione per le relazioni esistenti tra l’Unione Sovietica e I’Italia, relazioni che noi non aspiriamo né a modificare né a sostituire con altre. È con gran piacere che noto che da 13 anni che relazioni di fatto e da 10 anni che relazioni di diritto esistono tra i nostri paesi, nessun conflitto, e quasi nessuna divergenza si è prodotta tra l’Unione Sovietica e l’Italia. I due Paesi non hanno tratto che dei vantaggi dalla loro cooperazione economica e politica. Per questo, noi non desideriamo niente altro che la continuazione ed il consolidamento delle relazioni e delle forme di cooperazione esistenti; e, poiché la mia visita vi contribuirà certamente, tale scopo sarà raggiunto”. Ma soggiunse che, all’infuori degli interessi che riguardano direttamente l’Unione Sovietica e l’Italia c’ era una quantità di problemi internazionali che non potevano lasciare i nostri rispettivi Paesi indifferenti.

Questi problemi non fanno che moltiplicarsi e, per di più, si complicano. Ci capita talvolta di essere testimoni di tentativi diretti a risolvere questo o quel problema internazionale e che finiscono per far nascere, da soli, nuovi problemi ancor più pericolosi. È perfettamente naturale che coloro ai quali incombe la responsabilità della politica estera del mio Paese e dell’Italia abbiano voluto, attraverso un contatto personale, esaminare questi problemi e procedere ad uno scambio di idee sull’atteggiamento dei due Governi in proposito. E questo appunto è ciò che è avvenuto nei miei incontri con Mussolini. Partendo dalla aspirazione comune dei due Paesi alla salvaguardia della pace generale ed alla necessità di una cooperazione internazionale per eliminare o almeno attenuare la gravità delle cause che possono costituire una minaccia per questa pace, abbiamo potuto grazie ai nostri colloqui constatare di nuovo molti punti di contatto tra la politica dei nostri due Paesi”.

Litvinoff così concluse: “Il compimento della mia missione ufficiale mi ha causato un gran piacere personale dandomi modo di visitare una volta di più l’Italia, paese dove sono sempre particolarmente contento di ritornare. Sono felice di avere avuto l’ onore di essere stato presentato a Sua Maestà il Re e di avere avuto con Lui un colloquio interessantissimo. Sono rimasto estremamente soddisfatto del mio personale contatto e dei miei incontri con il Capo del Governo italiano Mussolini”.

Infine il Commissario sovietico espose le impressioni del suo breve soggiorno a Napoli e delle tre giornate che trascorse a Roma . “Ho potuto ammirare, visitando Littoria e Sabaudia, la trasformazione di paludi deserte in campi fertili, la costruzione e la creazione in un tempo limitato di città e comuni nuovi e magnifici. La rapidità enorme del lavoro di costruzione nel mio Paese ci permette di apprezzare in modo particolare il ritmo e l’ampiezza di questo lavoro in altri paesi. Partendo io porto con me i migliori ricordi di tutto ciò che ho veduto e sentito durante le mie giornate di permanenza in Italia”.

Questa pagina di storia politica e diplomatica riacquista oggi un alto interesse; sono i fatti attuali che la richiamano, ed è per il suo riferimento all’attualità viva che abbiamo creduto necessario rievocare la precisa documentazione.

A cura di Enrico Labanca, MAB, Manipolo d’Avanguardia Bergamo.

4 pensieri su “Italia e Russia: rapporti diplomatici ante-seconda guerra mondiale

  1. La Russia; una Nazione fondamentale negli equilibri del continente Europa, oggi ancor piu’ di ieri.

    “Contro i russi si sono mobilitati anche 52 predicatori sauditi, tra cui molti professori universitari, che hanno invitato il pubblico musulmano a “correre” per combattere in Siria contro le forze russe. Lo riferisce l’emittente “al Arabiya”.
    (analisidifesa.it)

    La Russia è l’unica Nazione europea che combatte realmente i Tagliagole dell’Isis, foraggiati da Arabia saudita e Usa:
    Tutte le altre variegate “Coalizioni” occidentali e arabo saudite anti Isis, sono “false flags”; alleanze armate farlocche.

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  2. Al di là di entusiasmi legati alla contingenza, ci dobbiamo limitare a considerare che – in questo momento – la Russia tutela anche con le armi i propri interessi ed il proprio divenire, mentre l’Italia segue passivamente un percorso politico-diplomatico contrario ai propri interessi. Come dimostra il documento riportato, i rapporti internazionali tra i popoli e le nazioni, sono e rimangono RAPPORTI DI FORZA.

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