Dimmi con chi vai…

Uomo-Vitruviano-Leonardo-da-VinciDimmi con chi vai e ti dirò chi sei ! I vari partiti, partitini e movimenti vari sono in fase di posizionamento in attesa dei “ludi cartacei” attraverso i quali mantenere posizioni di privilegio in barba al popolo bue che continua a credere nella <sovranità popolare> esercitata per mezzo di un segno in una scheda. Che dobbiamo dire se non: “perseverare è diabolico !”. Ma queste sono cose “loro” ! NOI siamo altro, NOI rappresentiamo l’ERESIA del 21° secolo ! Per riaffermare alto e forte tutto questo, NOI socialisti nazionali, in comunione di spirito ed in stretta collaborazione con il Raggruppamento Nazionale Combattenti e Reduci della RSI / Continuità Ideale – sia pure nel rispetto rigoroso degli ambiti di competenza specifica – dobbiamo concederci una pausa di riflessione che porti tutto il Movimento ad approfondire sul piano culturale alcuni aspetti di carattere socio-psico-antropologico in relazione a fenomeni nuovi che caratterizzano l’involuzione della società italiana ed europea sul piano etico e nei rapporti tra il cittadino e le istituzioni che ne regolano la vita, nonché in tutti i suoi elementi costitutivi, in modo da elaborare un DOCUMENTO POLITICO che rappresenti la LINEA GUIDA vincolante per tutti i militanti e gli aderenti.

Ci piace ricordare nella circostanza che – fatte le debite proporzioni e valutato il diverso contesto – il Manifesto in 18 punti, approvato il 14 novembre 1943 dai Delegati all’Assemblea Costituente del Partito Fascista Repubblicano in rappresentanza dei primi 250mila iscritti, rappresentò il cardine, il fulcro e l’ispiratore di tutta la legislazione, compresa quella di carattere privatistico, che la Repubblica Sociale Italiana emanò in piena autonomia come entità statuale di fatto e di diritto. Del resto allo stesso storico <manifesto> il nostro Movimento, fin dalla sua costituzione, si è sempre costantemente ispirato e richiamato per quelle intuizioni autenticamente rivoluzionarie, antiborghesi ed anti plutocratiche di cui fu portatore. Quindi, riflessione interna, anche perché mai come in questa fase della vita dell’Unione Socialismo Nazionale – RSI, riteniamo valido quanto ebbe ad affermare Ezra Pound : “ Finché non hai chiarito il tuo pensiero dentro di te stesso, non puoi comunicarlo ad altri; finché non hai dell’ordine dentro di te stesso, non puoi essere elemento d’ordine nella società “.

A parere dello scrivente dobbiamo innanzitutto chiarire il nostro atteggiamento reattivo di fronte all’ideologia progressista e al pensiero scientifico, perché da questa verifica dipende poi il contenuto programmatico della nostra azione politica, che non potrà che essere antagonista ed alternativa anche di fronte ad una fenomenologia che altera e sconvolge l’ordine naturale delle cose in campo etico, sociale ed economico. La scienza moderna, della quale fanno parte la scienza economica e le scienze medico-biologiche ha trovato – soprattutto in quest’ultimo periodo – il terreno favorevole per il suo sviluppo incontrollato ed ha assunto un ruolo di primo piano in tutta la cultura attualmente dominante , influenzando pesantemente anche lo stesso settore sociale, familiare nonché quello della <sessualità>, ipotizzando un <tipo di umanità> completamente nuovo e rinnovato ( leggi come estremo obiettivo la natura GENDER ).

Per trovare il più ampio consenso nella società ha promesso all’uomo un tale progresso scientifico e tecnologico per cui egli avrebbe potuto vivere in una condizione di assoluto benessere materiale e di piena <felicità>. Offrendo all’uomo il completo benessere e il pieno raggiungimento della felicità, la scienza gli ha fatto anche intravedere la possibilità di conoscere la realtà attraverso un metodo sicuro perché <razionale>: il metodo sperimentale, attraverso il quale si ritiene che possano essere risolti anche molti dei dubbi e dei problemi che hanno accompagnato l’uomo per secoli. In questo modo la scienza ha liberato l’uomo dal soprannaturale, dal metafisico, dal sacro, ha negato la stessa <sacralità della vita>, lo ha liberato insomma da tutto ciò che essa considera inesistente perché non può essere analizzato scientificamente.

Oggi, in virtù della scienza, il nostro stesso ambiente naturale è stato sconvolto e sostituito da un altro; ma l’uomo contemporaneo sembra non accorgersene ed accetta senza grosse emozioni questa nuova realtà, salvo a svegliarsi improvvisamente e tardivamente di fronte alle < catastrofi annunciate > sia di natura fisica che morale. La scienza, apparentemente, virtualmente, sta mantenendo tutte le sue promesse: ha risolto interrogativi che sembrava dovessero rimanere senza risposta; ha diminuito la fatica dell’uomo circondandolo di ogni confort; ha vinto ed eliminato molte malattie, ha portato notevoli trasformazioni tecniche in tutti i campi, ma soprattutto, ha dato un nuovo mito in cui credere: il progresso. Il progresso ci viene presentato come un semplice ed inarrestabile sviluppo quantitativo che deve apparire all’uomo contemporaneo come un fatto assolutamente neutrale ; viceversa, questo cambiamento di pura quantità, finisce per determinare un profondo mutamento di valori.

Questa trasformazione ci dovrebbe portare ad un continuo ricorso al nostro giudizio morale, ma il progresso figlio della scienza, ha offerto la possibilità di sostituire al giudizio morale elusive valutazioni statistiche. Infatti non ci si chiede più cosa è bene vedere aumentare e cosa vedere diminuire, perché anche ciò che è negativo entra a poco a poco come voce all’attivo del progresso. Ad esempio, l’aumento degli incidenti stradali testimonia anche l’aumento della meccanizzazione; l’aumento dell’adulterio e delle <famiglie allargate>, testimonia anche l’aumento della libertà sessuale. Si giunge quindi ad un voluto distacco della scienza dai problemi esistenziali dell’uomo, il quale viene così a trovarsi in una posizione di netta inferiorità e di subalternità.

Questa crisi si inserisce nella generale crisi tipica di questo periodo <decadente> caratterizzato dal divario sempre più marcato tra l’attività dell’uomo , assoggettato alle leggi dell’economia e del progresso, e della sua cultura identitaria e tradizionale, divenuta ormai un fatto del tutto marginale. Inoltre, ed è proprio una caratteristica di questo avanzato sviluppo tecnologico, i frutti del progresso scientifico vengono impiegati solo dove esistono maggiori possibilità di guadagno e per conseguenza il <benessere> è illusorio perché, viceversa, si acuiscono le differenze di sviluppo economico e tecnico tra i cittadini dei vari paesi nonché all’interno della stessa comunità nazionale. Contemporaneamente, nei siti già sottoposti all’influenza del mito progressista, si verifica un livellamento delle tradizioni, degli usi e dei costumi che finiscono poi per perdersi e dissolversi in un cosmopolitismo senza storia e senza radici.

Ma l’aumento e l’affermarsi del mito progressista provoca anche il progressivo attenuarsi, fino a scomparire, dei valori morali ed il successivo dilagare della delinquenza (che viene sempre più giustificata con motivazioni di carattere sociologico !), della pornografia, della pedofilia, dei suicidi (anche a livello adolescenziale !), dell’omosessualità come ideologia, della disgregazione sociale e familiare.

Ma oltre alla degenerazione dell’uomo nella società vi è anche una degenerazione dello stesso ambiente naturale: sorge così l’assillante problema dell’inquinamento e del degrado idro-geologico. La contaminazione dell’ambiente rappresenta un fatto paradossale perché non è il frutto di una riprovevole ignoranza ma, al contrario, è il risultato della scienza e dei suoi metodi esattissimi. L’inquinamento e il degrado ambientale trovano quindi le loro radici nella scienza: infatti questa lavora in una sfera artificiale e non nell’ambito della natura considerata nel suo insieme. Applicata alla realtà essa ha impiegato la tecnica per trasformare alcune risorse elementari come l’acqua, le foreste, gli animali, in merci e servizi. In questo processo non virtuoso di trasformazione si formano, oltre ai beni materiali desiderati soprattutto in base alla perversa teoria dei bisogni indotti, anche dei prodotti di rifiuto che necessariamente vengono immessi nella biosfera provocandone l’inquinamento.

E’ quindi necessario – secondo NOI – un ripensamento generale dello sviluppo che, per essere compatibile con la sopravvivenza equilibrata della specie, deve essere sottratto alla speculazione utilitaristica ed usurocratica della cupola plutocratica giudaico-massonica, e riportato sul piano della responsabilità dell’UOMO. Questa analisi nasce dalla consapevolezza della crisi epocale che incombe sull’intera umanità e dei problemi sociali ed esistenziali che affliggono l’uomo contemporaneo; le conclusioni, che ci pongono SI’ in aristocratico isolamento, ci fortificano però nella nostra scelta di campo e rappresentano il sostegno culturale ad uno dei concetti fondamentali della nostra diversità che si sostanzia e si sintetizza nell’affermazione del principio della concezione spirituale della vita.

Per cui, in questo contesto, la nostra azione politica non può che assumere le caratteristiche e la valenza di una vera e propria controrivoluzione culturale che abbia come obiettivo l’affermazione di un nuovo umanesimo che, per NOI, deve significare l’edificazione di una società organica in cui a determinare l’azione dell’UOMO non debba essere soltanto l’utilità, ma anche la scelta di valori etici e morali da porre a base dell’organizzazione sociale ed in cui l’economia debba trovare la sua collocazione limitata agli interessi dell’uomo e della comunità nazionale e sociale e non di una oligarchia apolide senza Dio e senza bandiera.

Stelvio Dal Piaz

Un pensiero su “Dimmi con chi vai…

  1. Il “sistema” post Yalta, e’ definitivamente, letteralmente saltato; impazzito.
    Il “nuovo ordine mondiale” basato sulla supremazia di finanza e capitale è demenziale utopia mortifera.

    Le promesse di benessere e di sviluppo continuo, unito alla protezione ambientale globale, sono definitivamente tradite.

    I fatti di Parigi – se ce ne fosse ancora il minimo dubbio – indicano che il multietnismo, il multiculturalismo senza sè e senza mà, e la cosiddetta “esportazione della democrazia” forzata, producono micidiali “cavalli di ritorno”.

    Il Mondo è un caleidoscopio di colori; graduato in meridiani e paralleli etnici, culturali e valoriali; diversi, complessi, articolati, sfaccettati, differenziati.
    Non una economia, mille economie.
    Non una umanità, mille umanità.
    Non una specie, mille specie.
    non una filosofia, mille filosofie.
    Non una religione, mille religioni.

    Gli “unificatori” massonici e kalergisti hanno fallito; ma questa non è la vittoria, nè la liberazione del Mondo dalle loro sanguinarie grinfie.
    Gli “unificatori” non accetteranno serenamente, nè spontaneamente il loro fallimento; cercheranno di imporre con nuove guerre, con nuove tragedie, nuovi trattati limitanti, nuove “esportazioni della democrazia”, tutto quello che non sono mai riusciti a proporre al Mondo con onestà e sincerità.

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