Islam e terrorismo: troppa confusione indotta nell’opinione pubblica

isisLa confusione è la migliore alleata dei mistificatori; ma anche politici e giornalisti spesso lo sono di professione. Dopo i fatti accaduti a Parigi qualche giorno fa, la parola d’ordine di quello che ama definirsi “Occidente” è distruggere il terrorismo islamico, ormai fatto percepire dal sistema come l’ostacolo più grande che separa l’uomo dalla borghese tranquillità. Ma cos’è il terrorismo islamico? Chi lo combatte? Chi lo asseconda? Quali sono i suoi scopi? Andiamo con ordine e operiamo delle distinzioni fondamentali per arrivare attraverso opportune deduzioni logiche a conclusioni che paiono essere le più attinenti alla realtà. Da sempre la religione islamica è stata molto attenta alle questioni riguardanti il mantenimento delle identità culturali dei popoli che ad essa fanno riferimento, pur nelle laceranti divisioni che ormai attingono all’ambito religioso dell’Islam.

Il legame strettissimo che esiste tra tale religione e le rivendicazioni di autodeterminazione che i popoli medio-orientali/orientali avanzano verso i propri nemici (vicini o lontani geograficamente) ha mantenuto alta l’attenzione a tali tematiche ed ha portato nel corso della storia l’Islam a schierarsi apertamente nelle questioni politiche dei paesi di riferimento, anche in conflitti ben definiti come la Seconda Guerra Mondiale o lo Yom Kippur. Tale attitudine a prendere posizioni coraggiose si è mantenuta costante nel corso dei decenni e ha condotto l’Islam ad accompagnare spiritualmente la sua gente nell’affrontare battaglie contro le entità imperialiste che vogliono egemonizzare il pianeta, in primis Israele e gli Stati Uniti, e non ultime Francia e Gran Bretagna. Non è un caso che oggi alcune delle più grandi spine nel fianco che il sistema è chiamato a fronteggiare si chiamino Hamas, Hezbollah e Repubblica Islamica dell’Iran, oltre all’eroica resistenza del popolo Siriano.

Nel gergo politicamente corretto occidentale per terrorismo islamico si intende una realtà che lotta in modo continuato e con metodi radicali per affermare sè stessa e con essa la religione che professa in un contesto di sovranità nazionale anti imperialista. Hamas ed Hezbollah perciò rientrano per i nostri media perfettamente in questa categoria, ovvero tra le entità terroristiche mondiali.

Ecco che quindi il nemico, ovvero l’Islam, viene utilizzato ai propri fini mediatici, finanziari e geopolitici, ed anche taluni dinamiche che potrebbero essere di semplice comprensione vengono opportunamente sovvertite da chi ha bisogno di creare confusione per mischiare le carte in tavola ed attuare i propri piani.

Quando il tempo stringe e c’è bisogno di attuare un’azione militare in qualsiasi parte del mondo (specie laddove ci sono ampie risorse energetiche o corridoi geopolitici di indubbia importanza) lo strumento maggiormente utilizzato negli ultimi decenni è quello del “terrorismo eterodiretto”. Dal nulla appaiono realtà violente islamiche che hanno il compito di creare scompiglio, minacciare il “mondo libero” e dar luogo ad un’escalation di terrore generale che induca i popoli a chiedere protezione ai governanti, protezione che avviene immediatamente attuata attraverso un intervento militare propedeutico all’affermarsi dell’imperialismo.

Lo schema è piuttosto semplice: i governanti forniscono la soluzione al problema inviando interi eserciti laddove si “presume” ci sia l’origine del male senza mai evidenziare all’opinione pubblica, che il kaos è generato da questi “prodotti terroristici occidentali” che giustificano in modo semplice l’applicazione di soluzioni militari che abbiano un senso logico. Una volta che hanno assolto il loro compito, tali entità svaniscono nel nulla; è accaduto ad Al Qaeda e, c’è da scommetterci, accadrà anche all’Isis, che propagherà il terrore in altri lidi del pianeta (magari cambiando nome) e dove servirà nuovamente la causa imperialista.

In considerazione di ciò bisogna rifuggire dal sentimento di odio verso l’Islam che oggi media e politici vogliono indurrre nei popoli, ma discernere bene le diverse parti in causa, e capire che la religione è solo un pretesto per scatenare un conflitto a vantaggio di pochi e a danno dei soliti.

Non si deve pretendere dai governanti italiani più sicurezza contro il “nemico religioso” ma semplicemente severità e capillarità di controllo in nome del CODICE PENALE VIGENTE.

Il tristo “Bombardiamo l’ISIS” che oggi si sente belare in certi ambienti NEOCONS italiani, altro non fa il gioco dei mandanti primigeni.

Ci auguriamo che le tensioni odierne fra Russia e Turchia (dovute ad un ingiustificabile comportamento da parte del governo di Ankara) faranno aprire gli occhi all’opinione pubblica e non alimenteranno invece un’islamofobia ormai diffusa.

D.P.

5 pensieri su “Islam e terrorismo: troppa confusione indotta nell’opinione pubblica

  1. “Chiediamo ad Allah di sostenere i mujaheddin contro gli agenti dei leader dell’idolatria e i crociati finché la bandiera del Califfato non sarà issata su Istanbul e la Città del Vaticano”. E’ la minaccia dell’Isis contenuta nell’ultimo numero del loro magazine, Dabiq”.
    (rainews)

    Ma poi, invece di colpire le dorate sedi in cui vivono “Gli Idolatri” e “I Crociati”; gli Obama, gli Hollande, i Cameroon, i Merkel e gli Usurai di Ue-Bce, i “mujaheddin” attaccano bistro’ e pizzerie.

    Il “covo” jihadista di Bruxelles – quello del quartiere iperislamista di Molenbeek – da cui indisturbato è partito il Commando (e dove pare siano tornati i superstiti) dista pochi minuti di macchina dalla sede della Nato, e ancor meno dalla sede dell’Europarlamento.
    Eppure questi due centri nevralgici, non sono stati attaccati; a questo punto sorge spontanea una domanda: Come Mai?

    la risposta non può che essere “Strategia della Tensione”.
    Isis è eterodiretto dai soliti “Gran Maestri” trans-atlantici ed i loro gnomi locali di EU; il loro “prodotto” è la solita, vecchia, grossolana Strategia della Tensione già vista all’opera negli anni ’70.

    Isis: ma Vaffanculo và.

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  2. E’ chiaro come la luce del sole che la confusione è indotta. La geopolitica del CAOS si riverbera sul caos dei cervelli. Già i cervelli pensano poco…immaginiamoci quando si vuole creare una scusa per scatenare una guerra.

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  3. Il gioco è vecchio, ma la regia dell’informazione drogata è ancora nella mani della stessa plutocrazia-giudaico-m assonica che abbiamo combattuto nella 2a Guerra mondiale; la guerra del sangue contro l’oro non è mai terminata ! Comunque: Boia chi molla !

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  4. Come si evince dai precedenti commenti, è compito di tutti mantenere la lucidità e la calma necessaria per analizzare gli eventi, senza la quale si rischia di enunciare facili becerismi fattivi soltanto alle volontà di chi vuole generare il Kaos.

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