Un altro modo di definirsi “Proletario” nel terzo millennio

CincinnatoEccoci qui a fine 2015 a parlare di proletariato. Ha davvero senso? Ovviamente ritengo di sì. Ma cosa è un proletario: una sorta di creatura mitologica a cui i nuovi autodefinitisi marxisti fanno riferimento? Un mezzo? Un feticcio per consolare poveracci? Un qualcosa che è bello essere solo quando non si vive come tale? Semplicemente, il proletario è colui che ha nella prole la sua ricchezza, ricchezza a volte materiale, più spesso affettiva. Esiste quindi, oggigiorno, un vero proletario? In Italia a livello di classe, forse no. Ma a livello sociale e di ethos, in quanto socialnazionalista, sono convinto di sì. 
Il proletario è colui che crede nel valore di ciò che non è monetario o monetizzabile: la famiglia in primis, e poi la comunità e il ”divino” qualunque esso sia (meglio se autoctono).

Il proletario oggi è colui che resiste, ferreo, all’attacco che le sinistre stesse (suicide!) stanno operando verso la famiglia, e le destre (ancor più suicide) stanno fingendo di contrastare rispondendo nel peggiore dei modi: la Reazione.

Il proletario è colui che non teme la guerra quando necessaria e la rifugge quando intrisa di interessi altrui.

Il proletario si sporca le mani, ben lontano da “sinistri” centri sociali (ostili alla Nazione e al vero lavoro) e “maldestri” e borghesi salotti intellettuali dove professori si autoglorificano avvolti nella loro suprema e grassa inventata superiorità, lanciando proclami intrisi di belle parole e speranza nel futuro: un futuro dove la famiglia non esiste. Ma la Famiglia esiste, e famiglie diverse da quella tradizionale non ne possono esistere in quanto una famiglia senza prole è un organo senza fine, e Hegel a riguardo insegna. Eppure ecco che il progressismo rampante e necessariamente buono e giusto forgia ogni giorno di più le catene che costringono quelle che in passato sarebbero state definite classi operaie e produttrici a sviluppare una idiosincrasia per la famiglia, per non essere dalla parte del padrone. Ebbene, il primo a soffrire questo cretinismo è il proletario, che vede svalutata la propria unica ricchezza. La tendenza in madrepatria è chiara: le cifre di natalità sono spietate. Non esisterà più proletario non solo perché si svaluta la famiglia, ma proprio perché non esiste prole. Ma forse non posso essere proletario io, che ancora prole non ne ho? Mi oppongo. Il proletario ”del terzo millennio” (che vive nel suo tempo) non deve necessariamente avere prole: basta il desiderio di identità. il desiderio di generare vita, di finalizzare la propria esistenza al benessere collettivo di chi abita questa nostra Terra, ossia della comunità nazionale.

Il proletario oggi si oppone al lusso insensato di chi detiene la ricchezza così come si oppone a chi sussurra immondizie morali spacciandole per modernità e giusti valori: guai a contraddire, si viene tacciati d’esser antiquariato umano. Guai all’uomo che scambia l’antico con il vecchio, la tradizione non è il passato bensì è ciò che resiste allo scorrere del tempo! D’innanzi alla mancanza di etica, si staglia la Tradizione: Sangue, Suolo e Spirito indoeuropeo e italico. Ebbene, il proletario vive su questa terra, e il sangue è ciò che trasmetteremo alla prole, insieme allo Spirito di chi non s’arrende alle mollezze insensate e nichiliste di chi si dice popolare e sociale pur vivendo ben distante dalle problematiche sociali e popolari.

Quale proletario acconsentirebbe alla condivisione della propria terra, fonte di sostentamento, con coloro che non la rispettano e la sfruttano in modo parassitario?

Quale proletario svaluterebbe la famiglia come base sociale a favore di finte libertà o plasticosi liberismi di sorta?

E quindi eccoci, Proletari perché crediamo nel Sangue e nella vera Famiglia, Sociali perché la comunità non è solo una vuota parola ma la terra fertile i cui frutti sono l’espressione massima della “humanitas” (nel nostro caso, Italica ed Europea) e Nazionali perché Italia non è un’espressione geografica.

Italia è un sogno, un fine comune, un incrollabile baluardo contro la degenerazione dei profeti del modernismo e dell’a-tradizionale.

Guai a voi, progressisti e vecchi padroni, mondialisti e plutocrati: aratro e spada, siamo tornati, e siamo più Italici ed Europei che mai.

Carlo Turra

7 pensieri su “Un altro modo di definirsi “Proletario” nel terzo millennio

  1. I primi “Proletari” sono proprio quei giovani, Uomini e Donne che – a causa del combinato disposto delle varie ed avariate odierne “Modernità” imposte – pospongono a “tempi migliori” il tempo della genitorialità.
    Lavoratori e Lavoratrici parziali e discontinui, di fatto scaduti al ruolo di Cittadini Italiani detentori di Diritti parziali e discontinui.

    Sempre più Donne ed Uomini rinunciano di fatto alla procreazione, per necessità contingenti, non certamente per scelta personale.
    E quando una Donna viene privata del suo diritto alla maternità, cosi’ come un Uomo al suo diritto di paternità, si lede un Diritto Fondamentale.

    Non occorre cercare il responsabile di questo sopruso, nell’infinito degli arcana profondi.
    Il responsabile è la Repubblica “antifascista”; la settantenne strega partitocratica ladra ed assassina del presente e del futuro degli Italiani.

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  2. Al di la di tutte le definizioni, il problema odierno non riguasrda il proletariato od il sottoproletsriato. Il vero problema si chiama PRECARIATO. parlando di proletariato si riconsidera implicitamente un discorso conosciuto e che si riferisce alla cosidetta LOTTA DI CLASSE. Non esistono classi antagoniste, esiste un solo popolo ed un solo problema che e baricentro e matrice propulsiva primaria … IL LAVORO … IL LAVORO … IL LAVORO.

    Marcello Micugliani

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  3. Propongo che nel mese di maggio 20116 sia indetta una manifestazione nazionele delle MADRI D ITALIA per manifestare contro la precarizzazione del lavoro e la morte sociale a cui i loro e nostri figli sono condannati. La precarizzazione del lavoro rappresenta la nuova forma di ricatto a cui la classe operaie in toto viene sottoposta. NO TEORETICA, NO DIALETTICA, NO PSEUDOCULTURA … AZIONE.

    Marcello Micugliani

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  4. In Italia sono oramai molti i diritti umani elementari negati.

    Si và dal Diritto al Lavoro negato, al Diritto alla Maternità ed alla Paternità negati, ai Diritti fondamentali dell’Infanzia quotidianamente calpestati.

    Ci sono gli estremi per la formulazione di una circostanziata Denuncia Internazionale contro le “istituzioni” partitocratiche paramafiose della repubblichetta infame; la Ladra ed Assassina del presente e del futuro degli Italiani.

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  5. sono entrato da pochissimo nella vostra comunità proprio perchè mi considero un PROLETARIO, visto che sono padre di un bellissimo maschietto di 4 anni che adoro e che cerco, nonostante le difficoltà quotidiane, ma con FIEREZZA di dargli una degna educazione e un degno futuro.

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