Bissolati e Mussolini: rivalità e convergenze

bissolatiLeonida Bissolati e Benito Mussolini: due esponenti politici se vogliamo distanti ”anni luce” nei loro primi anni di militanza, finiranno per solidarizzare ed avvicinarsi negli anni tra il 1915 e il 1920 anno che segnò la prematura morte del primo. Bissolati l’antico quadro del socialismo riformista in seno al PSI, nonché primissimo direttore dell’ ”Avanti” divenne infatti con la progressiva crescita ed affermazione del giovane Benito Mussolini tra la frazione rivoluzionaria del socialismo, il bersaglio principale del futuro Duce nello scontro interno al Partito. Massimalista tra i massimalisti Benito Mussolini vedeva nella corrente riformista di Turati, ma più ancora nell’ala destra di Bissolati il nemico interno da abbattaere ad ogni costo per spianare il partito sulla via della rivoluzione proletaria. In effetti in quegli anni le lotte interne tra le due correnti maggioritarie del socialismo si faceva sempre più infuocata. Al congresso di Milano del 1910 in un clima tesissimo prevalse la corrente riformista a scapito dei vari Serrati, Balabanoff, Lazzari e dello stesso Mussolini. Fu infatti il primo congresso del PSI cui presenziò il rivoluzionario di Predappio, ed a cui fu quasi impedito di prendere la parola, sfiorando per poco la rissa. 

Due anni dopo invece al congresso di Reggio Emilia sarà la frazione rivoluzionaria ad avere la meglio, di cui si farà diretto portavoce Mussolini stesso, deciso a vendicare la beffa di due anni prima ed a ripagare con la stessa moneta gli avversari interni chiedendo ed ottenendo a gran voce l’espulsione dal partito del vecchio rivale Leonida Bissolati e di altri suoi sodali che di li a poco andarono a formare il Partito Socialista Riformista Italiano. Siamo nel 1912, la guerra contro l’impero ottomano scoppiata un anno prima ha infatti infiammato gli animi e radicalizzato le posizioni in seno al partito che reclama ora un inasprimento della campagna pacifista ed antimilitarista. La guerra in Africa sarà proprio la causa del successo della frazione massimalista ormai alla guida del PSI. Bissolati infatti fu l’unico tra i vecchi quadri del socialismo italiano a mostrarsi apertamente favorevole alla guerra di Libia nel 1911. Un atto questo sommato alla lettera di solidarietà inviata al Re per l’attentato ricevuto ad opera di un muratore romano, che non gli fu mai perdonato dalla casa socialista, e per cui Mussolini primo su tutti ne chiese la sua ”testa” al congresso. La grande vittoria di Mussolini e dei massimalisti al congresso di Reggio Emilia, spianerà di li a poco la via del futuro Duce verso la direzione dell’ ”Avanti” chiamato a sostituire il ”turatiano” e mediocre Claudio Treves. I rapporti (seppur sgradevoli) tra i due ex compagni di partito, dopo l’espulsione di Bissolati si interrupperò. Si riaccenderanno tuttavia alla vigilia del 1915 e questa volta in manera positiva.

Siamo nel 1914. Con lo scoppio del primo conflitto mondiale e la momentanea ”astensione” dell’Italia dalla guerra, nel paese si aprono le diarbitre e i conflitti tra interventisti e neutralisti. Il direttore dell’ ”Avanti” Benito Mussolini in un primo momento in linea con le direttive del proprio partito si schierà per la neutralità assoluta confermandola sul quotidiano; ma di lì a poco le proprie incertezze interiori verso questa posizione lo indurranno in maniera lungimirante a cambiar rotta. Per la prima volta nella storia d’Europa e d’Italia l’intervento militare viene caldeggiato anche da una vasta prte delle forze della ”sinistra politica”. L’utopia marxista muoriva con lo scoppio della Grande Guerra. L’internazionale socialista era ormai a pezzi, e gli stessi partiti socialisti europei come il francese e il tedesco erano allineati sulle posizioni interventiste. A Lugano alla riunione dell’internazionale socialista che si era riunita per discutere le tematiche della guerra e per rilanciare il dogma della neutralità assoluta, si ebbe tutt’altra risposta. Angelica Balabanoff anch’essa esponente dell’ala massimalista del PSI nonché fervente neutralista che aveva tenuto i lavori presso la riunione dell’internazionale , al rientro in Italia, alla domanda di Mussolini su quale fosse stato l’esito dell’assemblea, scoppiando in pianto rispose: ‘‘E’ tutto finito, l’internazionale socialista ormai non esiste più, i compagni tedeschi non si sono neanche fatti vedere, i compagni francesi si sono presentati in uniforme; siamo in guerra hanno detto. Ormai tutti vogliono la guerra, tutti quanti!” Al che il direttore dell’ ”Avanti” rispose: ”C’era bisogno di andare a Lugano per scoprirlo?

In Italia invece l’unica voce della sinistra a continuare a predicare disperatamente e ottusamente l’immobilismo pacifista fu proprio il PSI. Come già detto invece una vasta parte della sinistra rivoluzionaria si era da subito schierata sulla posizione della guerra contro gli Imperi Centrali, alimentando il valore della guerra proletaria ed antireazionaria, e perché no facendo riemergere il mito irredentista. Sindacalisti rivoluzionari come Filippo Corridoni e Alceste De Ambris, repubblicani ed ex garibaldini, irredentisti, nazionalisti di sinistra, i futuristi di Marinetti, lacerbisti, qualche socialista riformista, e persino una frangia di anarchici come Massimo Rocca e Mario Gioda si erano ampliamente dichiarati interventisti. Tra questi anche Leonida Bissolati già interventista nella guerra di Libia, ribadì le proprie posizioni patriottiche e sociali schierandosi per l’intervento contro l’impero austriaco. Dopo qualche mese di ”vacillamento” il 18 ottobre 1914 anche Benito Mussolini in un lungo articolo pubblicato sull’ ”Avanti” intitolato: ‘‘Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante” espose ”tra le righe” che un intervento militare non era comunque da scartare a priori, in poche parole espresse la sua maturata convinzione interventista. L’ottusità dei dirigenti del PSI rigettò categoricamente l’editoriale e la nuova posizione mussoliniana. Il giorno seguente Mussolini rassegnò le proprie dimissioni dall”’Avanti”. Ne seguì di li a poco la nascita del suo nuovo giornale ”Il Popolo d’Italia” socialista ed interventista, allorché il partito rispose con la sua espulsione.

Finalmente libero dal dogmatismo ottuso del PSI, Benito Mussolini posizionatosi ai vertici della campagna interventista rivoluzionaria con Filippo Corridoni dette vita al primo ”Fascio di Azione Rivoluzionaria” (embrione del futuro movimento fascista). E proprio con l’interventismo si riallacciarono i contatti con il suo vecchio rivale Leonida Bissolati, contatti che maturarono nel corso della guerra in rapporti amichevoli e di stima tra i due ormai ex membri del Partito Socialista. Entrambi volontari al fronte, entrambi con un riscoperto spirito patriottico e nazionale, entrambi cacciati dalla casa comune(nonostante fu lo stesso Mussolini a volere la sue testa nel ’12) i due, seppur nel rispetto delle differenze si trovavano ora in sintonia. Nel corso della guerra e negli anni della trincea la stima reciproca fu riconfermata tra le numerose lettere ed i numerosi telegrammi che i due si scambiavano abitualmente, come quello di solidarietà inviato da Bissolati a Mussolini il 9 marzo 1917 subito dopo il suo ferimento sul Carso a causa dello scoppio di una granata. Bissolati, combattente alpino fu anch’essi ferito gravemente nel 1916, tanto che fu richiamato dal fronte e per i suoi meriti nominato ministro della guerra. Si ricordano il diario di guerra e i taccuini del ministro-soldato Bissolati. Ecco parte di una lettera dal fronte inirizzata alla moglie il 18 luglio 1916: «In questi giorni ho sentito il gran piacere di sentirmi e di essere sentito il soldato-ministro. Ho visitato tre punti di questo magnifico fronte — Monfalcone, il Podgora e il Sabotino — visitato sul serio fino alle ultime trincee. E ho parlato ai soldati…un vero discorso da comizio sotto il cannone! ».

Al termine del conflitto mondiale da cui l’Italia ne uscì vittoriosa i naturali contatti tra Mussolini (tornato alla direzione de ”Il Popolo d’Italia” dal 1917, e fondatore di lì a poco dei Fasci italiani di combattimento con chiaro programma socialista massimalista e nazionalista dove confluì larghissima parte dell’area dell’interventismo rivoluzionario) e Bissolati continuarono naturalmente. Seppur proveniente dall’interventismo democratico la stima tra i due reduci della trincea si mantenne, ed anche la collaborazione. Più volte il futuro Duce dalle colonne del suo giornale lanciò parole di elogio ed appelli a Leonida Bissolati, come quando lo invitò ad intervenire personalmente a favore dei supermutilati di guerra e come quando all’indomani dalle dimissioni del leader riformista dal governo, Mussolini in un articolo intitolato: ”La crisi. La parola a Bissolati!” lo invitava a prendere la parola e a dare spiegazioni. Nell’articolo il socialista di Predappio, ribadì la sua amicizia nei confronti di Leonida Bissolati, ma anche sua certa vicinanza politica con queste parole: “Non è qui il caso di ripetere che noi siamo stati e restiamo amici ed ammiratori dell’onorevole Bissolati, malgrado qualche sfumatura di diversità tra le sue e le nostre idee. Ma non è in nome dell’amicizia che noi gli chiediamo di parlare; è nell’interesse dell’Italia..Noi pensiamo che l’onorevole Bissolati abbia l’obbligo preciso, di fronte alla nazione e di fronte al mondo che guarda, di rendere pubblici i motivi che lo hanno indotto a dimettersi.”

Una dura (anche se parziale) rottura tra i due ossia, tra il mondo dell’interventismo rivoluzionario e quello democratico-moderato avvenne al teatro La Scala di Milano l’ 11 dicembre 1919. Alla conferenza tenuta da Bissolati era presente lo stesso Mussolini, Marinetti, un gruppo di futuristi e di arditi. Appena Bissolati prese la parola e manifestò il suo favore a trovare un accordo con la Jugoslavia sui nostri confini orientali, partirono le dure contestazioni da parte del direttore de ”Il Popolo d’Italia”, del leader futurista e degli altri arditi e futuristi presenti etichettando l’ex ministro della guerra come ”rinunciatario” nei confronti della Dalmazia e delle altre terre irredente rimaste per il momento fuori dall’Italia. Si diffuse mito della ”vittoria mutilata” che a giusta ragione i reduci e quegli interventisti rivoluzionari non potevano certo accettare dopo immani sacrifici di sangue nelle trincee.

La rottura tra Mussolini e Bissolati per il momento fu pesante ed i rapporti tra di loro si raffreddarono un po’; salvo poi essere rinvigoriti poco dopo. Infatti alle elezioni politiche del novembre 1919 che colsero ancora impreparato l’appena sorto movimento fascista e che non si rivelarono un gran successo; Mussolini ordinò ai camerati cremonesi di far confluire i voti dei Fasci su Bissolati. Un segno della continuata stima tra i due.

Appena sei mesi dopo il 6 maggio 1920 arriva l’improvvisa scomparsa di Bissolati in seguito ad un infezione post-operatoria; proprio mentre il movimento fascista si stava strutturando su tutto il territorio nazionale, per poco più di due anni dopo il 28 ottobre 1922 riuscire a prendere il potere e realizzare la rivoluzione social-nazionale dei combattenti e dei produttori.
Come molti altri interventisti caduti e reduci ormai defunti della Grande Guerra anche Leonida Bissolati fu oggetto di venerazione nel regime fascista. Anche se ovviamente non ai livelli dell’eroe della trincea delle frasche Filippo Corridoni; Bissolati non passò inosservato dalla cultura di regime. Interventista sia nel 1911 che nel 1915, in più di provenienza socialista Bissolati non poteva essere dimenticato.

Il 29 ottobre 1924 il governo fascista inaugura a Pescarolo (Cremona) un monumento alla memoria di Leonida Bissolati. Presenti in prima persona alla cerimonia Benito Mussolini e Roberto Farinacci (che in gioventù fu un forte sostenitore e seguace del riformista cremonese e che ne rimarrà sempre devoto). Fu proprio il Duce e il gerarca di Cremona a volere tale lapide commemorativa (visibile in foto) e di cui ne riportiamo il testo: “A LEONIDA BISSOLATI ; CAVALIERE DELL’IDEALE, ASSERTORE EQUO DEI DOVERI E DEI DIRITTI DELLE PLEBI, ANIMA GRANDE DI APOSTOLO E DI PATRIOTA, CHE COL PENSIERO E CON L’AZIONE AFFERMO’ I SOVRANI E SCOLARI DIRITTI D’ITALIA SULLO STRANIERO, PESCAROLO ORGOGLIOSO DI AVERLO AVUTO SUO FEDELE RAPPRESENTANTE AL PARLAMENTO NAZIONALE A PERENNE MEMORIA E A PERENNE AMMAESTRAMENTO DEDICA

Possiamo immaginare le ire di parte antifascista che accusarono in maniera infondata Mussolini e il governo di strumentalizzazione. Il giornale ”La Giustizia” organo del ”Partito Socialista Unitario” di Turati e Treves pubblicò un infamante articolo dal titolo ”Povero Bissolati” accusando Mussolini e il governo di essersi appropriati indebitamente della sua memoria. Nella parte iniziale dell’articolo si legge: <<Oggi dunque l’onorevole Mussolini e l’onorevole Farinacci inaugureranno a Pescarolo un ricordo marmoreo a Leonida Bissolati. Non sappiamo bene se essi intendano onorare in lui il socialista nazionale, o il combattente prode in guerra. Come combattente non possono logicamente esaltarlo se non per metà, poiché egli non fu fascista, anzi fu fischiato e vituperato dal nascente fascismo>>… (riferendosi agli avvenimenti de la Scala di Milano). Se questo è vero, è altrettanto vero che la memoria dell’interventista Bissolati poteva e doveva essere rivendicata a pieno titolo assai più legittimamente dal governo fascista e da Mussolini, piuttosto che da coloro i quali la guerra avevano sabotato, e condannato ivi compresi gli attuali accusatori del Duce del Partito socialista unitario. L’accusa di demagogia nei confronti di Mussolini e del Fascismo è quindi da rispedire al mittente.

Bissolati si spense in maniera precipitosa come già detto, poco dopo un anno dalla nascita del movimento fascista. Non sappiamo immaginare quale sarebbe potuta essere la sua collocazione politica dopo l’ottobre 1922 e quale sarebbe stata la sua storia politica. Forse non avrebbe aderito al fascismo; la sua natura di ”moderato” e di riformista non era troppo incline a posizioni rivoluzionarie e radicali, o forse chissà se non sarebbe finito ad ampliare quell’area di socialisti finiti nell’orbita del fascismo, al fianco del suo vecchio compagno riformista Rinaldo Rigola e agli altri riuniti intorno alla rivista ”Problemi del lavoro”? Non lo possiamo sapere, ma sicuramente qualcosa del genere si sarebbe verificato.

Quel che rimane di lui è comunque il ricordo di un grande pensatore politico, di un interventista, e di uno dei primissimi socialisti che non avevano voluto dimenticare il sentimento nazionale e l’amore per la Patria.

Giacomo Ciarcia

2 pensieri su “Bissolati e Mussolini: rivalità e convergenze

  1. Cenni storici interessantissimi.
    Occorre riportare alla luce i fatidici anni che vanno dal novembre 1918, all’ottobre 1922.

    La fandonia “antifascista” narrata per settant’anni, illustra quegli anni – fondamentali per la salvezza dell’Italia dalla metastasi bolscevica – come anni di disumane violenze squadriste su miti ed inermi mammolette collegiali comuniste.

    La realtà degli avvenimenti, fu’ completamente differente; occorre documentare la distruzione, la violenza fisica e morale perpetrata delle orde bolsceviche, contro cui sorse il fascismo, non a caso definito come Il Redentore dell’Italia e degli Italiani.

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  2. Ottimo articolo, ma grande pensatore poitico mi sembra eccessivo….Bissolati fu un socialista da salotto , un borghese , un massone , e il Mussolini del dopoguerra era ormai un politico smaliziato , pronto ad accogliere nelle sue tende chiunque lo appoggiasse ma lesto a sbarazzarsene quando diveniva ingombrante

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