Niente santini agiografici. Vivere nel proprio tempo

Facciamo le nostre le parole di un grande pensatore militante che, seppur enunciate nel 1983, sono di un’attualità assolutamente disarmante, parole che ogni membro della Comunità Nazionale dovrebbe leggere e sentire proprie. Nell’epoca in cui viviamo diventa un’atto di fiera resistenza al Mondialismo usurocratico approfondire queste riflessioni e trasformale in azione quotidiana, politica o metapolitica che sia. I compiti del proletario socialista nazionale del XXI secolo non sono quelli enunciati (e falliti in successione) del Marxismo ottocentesco ma bensì quelli di seguito riportati, dove non esiste una lotta di classe ma bensì una Comunità Nazionale che si riconosce nello Stato in un “unicum” popolare e non in classi/masse “divise et imperate”. Al lettore cogliere la “mistica” di questi enunciati.

Non conserviamo santini unti di patina agiografica, né proseguiamo le esperienze concluse e gli esperimenti esauriti dal movimento legionario romeno, da quello nazionalsocialista tedesco e da quello fascista italiano. Rappresentiamo invece un nuovo segmento sulla medesima linea retta, punti successivi che subentrano ai precedenti nello stesso significato in loro racchiuso – provvisori quanto i precedenti negli atti e nelle opere, “provvidenziali” quanto i precedenti nei compiti e nelle funzioni. 

Noi viviamo oggi serrati entro un sistema di amministrazione di interessi economici (più semplicemente: in un “amministrazione’) – non in uno Stato. Un sistema: ossia, un collegamento di interessi plutocratici, una “sistemazione” di appetiti. Non uno Stato: perché lo Stato persegue l’ordinamento integrale della comunità nazionale – mentre la sua contraffazione, il sistema, attraverso la corruzione morale e la degenerazione politica del popolo, vuole il disordinamento della comunità.

La sistemazione degli interessi economici si rivela un “fatto” – relativamente stabile, quindi – per l’oligarchia, peri plutocrati, per tutti coloro insomma per cui il collegamento è in atto. Costoro perciò istituzionalizzano la difesa dalle sconnessioni eventualmente progettate e realizzate.

Per quanti invece non partecipano dell’oligarchia, ossia per il “popolo” (termine improprio, il popolo risultando ormai scomposto in masse), la sistemazione degli interessi economici rappresenta un desiderio, un ‘appetito’ – una sorta di fuga in avanti, un oggetto ritenuto perseguibile inseguendolo. E questo darsi tutti quanti alla fuga in avanti, questo moto nevrotico funge da (surrogato del) collegamento sociale.

Mentre compito del vero Stato è quello di coordinare, ritmare, coinvolgere, responsabilizzare i membri della comunità nazionale, funzione della sua contraffazione, il sistema, è quella di disordinarli, deritmarli, sconvolgerli: in una parola, farli disertare dalla compagine sociale – ponendo però attenzione a fissare quel surrogato di collegamento tra gli assoggettati, necessario per mantenere la relativa stabilità degli interessi dell’oligarchia.

(…)

Ma noi, che continuiamo a voler lottare per lo Stato – per fondare lo Stato, non per occupare il sistema -, che dobbiamo fare oggi?

Oggi noi dobbiamo preliminarmente organizzare la conservazione della nostra “specie” nel tempo, proponendoci, a questo fine, non di “fare” politica, ma di coltivare la politica.

Oggi dobbiamo affermare e custodire l’integrità della forma sotto cui – attraverso noi – si manifestano le idee che ci identificano – senza preoccuparci al momento della qualità delle reazioni alle nostre proposizioni.

Noi siamo gente della foresta che, superato il deserto (non siamo diventati uomini del deserto!), deve ritornare alla foresta. Come condizione di qualsiasi operare, il nostro carattere dev’essere “una roccia con le ali”. Radicato, raccolto, incrollabile come una roccia, quanto ai principi generali; aereo, lieve, agilissimo come le ali, quanto alle soluzioni particolari.

(…)

Tutto ciò che non sia in ordine con la nostra idea del divino non può rimanere sopra e dentro di noi.

Tutto ciò che non si conformi con la nostra tradizione non può segnare la nostra storia ed essere dietro di noi.

Tutto ciò che non risulti affine alla nostra anima di uomini di milizia non può stare accanto a noi.

Tutto ciò che non partecipi della nostra immagine del mondo non può situarsi avanti a noi.

Franco Freda

***

Fonte: apparso in apparso in “Risguardo IV” del 1983. Volume corale, del 1983, che richiama alla memoria dei lettori i vent’anni delle Edizioni di Ar.

Per chi volesse acquistare il saggio: http://www.edizionidiar.it/autori-vari/risguardo-iv.html

6 pensieri su “Niente santini agiografici. Vivere nel proprio tempo

  1. Io invece vi, ci riporto, nel deserto…
    Quello libico, dove sono stati sepolti sette mesi fà quattro Lavoratori Italiani.
    Oggi dopo mesi e mesi di “silenzio stampa” e di investigazioni “sul terreno” scopriamo che due di essi sono stati trucidati.

    3 marzo 2016.
    Piano e Failla sono stati uccisi negli scontri a fuoco in atto tra le fazioni tribali della oramai ex Libia, completamente distrutta dall’intervento “democratico” occidentale, cui partecipò anche il cirrotico “governo” berlusconi nel 2011.

    Sette mesi di “silenzio stampa” imposti dal “governo” renzi all’opinione pubblica, non sono serviti a salvare le loro vite; ma semplicemente a far si che Tutti – tranne i familiari – si dimenticassero di loro.
    Ne valeva la pena, dal momento che ben sette mesi sono stati guadagnati dalla demagogia populistica della “narrazione” del tragico quadrumvirato napolitano-renzi-alfano-mattarella, nei confronti dell’inesorabile scorrere del tempo dell’ultimo esperimento genetico locale di Ue-Bce.

    Per questi Lavoratori Italiani – a differenza delle svolazzanti “cooperanti” fancazziste delle varie ong rosse e bianche interconnesse al potere partitocratico clientelare – nessun riscatto è stato pagato; ma Quale curiosa discrepanza.

    Ora occorre almeno che la pubblica opinione tenga i riflettori accesi sugli ultimi due Lavoratori superstiti; per evitare che essi vengano definitivamente inghiottiti – come i loro sfortunati compagni – dalle sabbie mobili dell’ipocrisia del “governo” renzi; l’ultimo conato della tragica, desertica repubblichetta del 2 di giugno.

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  2. rimane sempre la legittima domanda delle Famiglie dei martiri: Ma il governo dove era? al solito la risposta e’ la stessa dei 2 Maro’: aspettava ordini superiori da oltre Atlantico…. ah povera itaglia del 2 giugno serva ed asservita ai soliti poteri Rotchlidiani ed ebraici…….

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  3. La stampa pare non essersene accorta, ma con un colpo di mano (come si usa dire oggi) “Costituzionale”, il premier cazzone ha assunto il comando delle operazioni militari “covered” nella ex Libia.

    Presidente della repubblichetta delle banane e Parlamento delle medesime, sono di fatto posti in posizione subordinata nella scala gerarchica di comando e controllo delle nuove – disastrose a vedere i primi risultati – “operazioni” nella (ex) Libia.

    Il lombrico del Quirinale, sarà contento del fatto di non doversi occupare delle fastidiose faccende belliche con tutti quegli schizzi di sangue italiano, ma il Parlamento “sovrano”?

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  4. L’Italia torna in Libia per contribuire a distruggere definitivamente quel pò che ancora rimane in piedi; l’ordine NON si discute, arriva direttamente dai criminali del Pentagono.

    E “Comandante supremo” del contingente italiano; sarà un tizio che oramai è unanimemente conosciuto come “l’Ebetino”.

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