Il capitalismo e il diritto alla casa: prossima fermata favelas ?

20121201-231818Il nostro ragionamento si fa promotore di un bene primario come la casa che deve essere ad appannaggio di tutta la collettività e non di peculiari settori a difesa di speculazioni politiche di breve termine, quali il populismo di destra o l’accattonaggio sinistroide. In una comunità nazionale, e nella vita degli individui che la formano, ci sono degli argomenti che costituiscono dei pilastri fondamentali, su cui si poggiano basi solide per il futuro della nazione e la prosperità della stessa e, proprio per questo motivo, un governo che ha a cuore le sorti del popolo tramite mandato elettorale (gli ultimi tre assolutamente NO) dovrebbe adoperarsi affinchè queste ultime siano ben presenti nella vita di ogni cittadino. Far sì che ogni nucleo familiare abbia una casa rientra senza dubbio nel novero di ciò che uno stato è chiamato a garantire. L’abitazione infatti è il luogo in cui l’individuo trova tranquillità nell’esprimere quella “domus familiare” quale prima cellula di un ampio contesto comunitario che si fortifica, si confronta, e si amplia, concretizzando cosi quella prosperità della Nazione. Oggi ci troviamo dinnanzi ad una situazione difficile, nella quale anche quello che dovrebbe essere un qualcosa di acquisito, come il possesso di una casa, diventa da conquistare. Ciò si determina per diversi motivi, che andremo ad analizzare. 

LA VISIONE CAPITALISTA DEL PROBLEMA CASA: SENZA INGENTI QUANTITA’ DI DENARO NIENTE ABITAZIONE

Il liberismo economico ha fatto in modo che l’Homo Oeconomicus diventasse il fulcro della società; il liberalcapitalismo politico agisce quindi di conseguenza. Nel sistema capitalista la casa non viene concepita come un diritto ma come un beneficio privato, e come tutti i benefici, si paga. Ecco che ci troviamo perciò in una dinamica fortemente classista, nella quale chi ha la possibilità ha un tetto sopra la testa, mentre invece chi vive in situazione di difficoltà non riceve alcun aiuto dalle istituzioni e quindi viene lasciato al proprio destino. Il senso della comunità, della solidarietà nazionale, è del tutto assente. Il liberismo non fa distinzioni di sorta, chi paga riceve, chi non paga non gode nemmeno dei minimi diritti della dignità umana. Questo atteggiamento determina gravi risvolti di diversa natura, sui quali pare opportuno soffermarsi:

a) Usura: la popolazione, essendo di fatto lasciata sola e al contempo avendo assoluto bisogno di un tetto sopra la testa si trova costretta a rivolgersi a quelli che oggi elegantemente vengono chiamati istituti bancari. Questi ultimi concedono dei prestiti, ovviamente solo a chi possiede determinate caratteristiche di tipo economico, ovvero un lavoro in regola (quindi il campo dei possibili richiedenti si fa molto ristretto) oppure a chi è in grado di fornire una persona che faccia da garante, a cui sostanzialmente ci si possa rivolgere nel caso in cui le rate del prestito non vengano saldate (favorendo di fatto in questo modo il permanere di una dipendenza economica dal contesto genitoriale). Ma dove guadagnano le banche? Esse non si limitano a pretendere l’esborso della cifra prestata, ma vogliono degli interessi, ovvero una parte il più delle volte variabile di denaro in più di quanto abbiano dato. Chi ha ricevuto quindi dei soldi per acquistare una casa, potrà ritenerla sua solo dopo anni, ovvero solo fino a quando avrà estinto il debito contratto, spesso in tarda età. Tutto ciò impedisce a tante famiglie di fare progetti ambiziosi per il futuro, e le pone in una condizione di perenne precarietà economica. Ed una società dove le famiglie non hanno progetti per il proprio futuro è una società destinata a morire.

b) Tasse: il fatto di inquadrare la casa dal punto di vista capitalista, ovvero come un bene privato al pari di una vettura o altro bene mobile, determina il fatto che, come per ogni cosa che si possiede, il cittadino sia tenuto a pagare delle imposte allo Stato; variabile che cambia a seconda dei governi e delle momentanee necessità elettorali. Senza parlare delle tasse accessorie all’abitazione quali quella “dei rifiuti“.

c) Affitti e discriminazioni: chi non è in grado di far fronte alle spese che derivano dalle tasse e dal mutuo ha un’unica alternativa: prendere una casa in affitto. Ciò significa non essere proprietario dell’immobile ma prenderlo in prestito pagando una cifra a chi ne detiene la proprietà. Nella pratica si determinano situazioni che danno luogo a discriminazioni palesi in quanto spesso i migranti che arrivano copiosi, adattandosi a vivere in condizioni di affollamento, riescono, dividendo la spesa, ad arrivare alla cifra richiesta in modo più agevole di una famiglia che può contare solo su uno stipendio, il più delle volte magari precario. Cosi un uomo si trova nelle condizioni di essere privato del diritto di vivere degnamente sul suolo nazionale a beneficio di persone arrivate da altri paesi, solo perché questi ultimi sono in grado di corrispondere al pagamento del canone d’affitto. Ed il tutto, assai probabile, fatto “a nero” senza nessun tipo di corrispondenza tributaria in una perfetta anarchia illegale.

LA VISIONE MULTICULTURALISTA DEL PROBLEMA DELLA CASA: L’ACCOGLIENZA PRIMA DI TUTTO

Se nel capitalismo l’elemento fondamentale è il denaro, l’ approccio progressista alla questione casa è totalmente incurante di ogni diritto di precedenza dovuta all’appartenenza nazionale e al legame con la propria terra. Spogliandolo di ogni sentimento identitario, il problema viene ridotto in un modo beceramente materialista ad una mera questione di numeri. Si determina cosi che le case popolari a cui avrebbero diritto dei connazionali finiscono nelle mani dei migranti solo per il fatto che magari questi ultimi, lavorando senza pagare alcuna tassa, risultino fuori dal controllo dello stato e vengano classificati come poveri anche se in realtà non lo sono. Si giunge quindi al paradosso che spesso chi ha un lavoro e paga le tasse risulta essere sfavorito rispetto a chi agisce al di fuori del contesto della legalità, di conseguenza nella pratica ci troviamo davanti a cittadini che nella propria terra fanno fatica ad arrivare alla fine del mese in quanto sono gravati da oneri economici al di fuori della loro portata, e dall’altro canto di persone non facenti parte della comunità nazionale che si godono i loro soldi non dovendo pagare alcunché allo stato che li ospita. Come nel capitalismo quindi, anche in questo caso si assiste alla privazione di uno dei diritti fondamentali di un popolo, ovvero quello di mettere solide radici sul proprio suolo nazionale.

PREFERENZA NAZIONALE: UN ATTO DI GIUSTIZIA

Dal quadro fatto appare evidente che occorre una forte inversione di tendenza, attraverso la quale si rimetta al centro il vincolo fondamentale che unisce l’individuo alla propria comunità e la comunità alla propria terra. Da ciò consegue inevitabilmente la validità del concetto di preferenza nazionale nell’assegnazione degli alloggi, che trova la sua concretizzazione nel mettere ai primi posti delle graduatorie comunali dei connazionali, e non degli stranieri, nel rispetto di quel sentimento di tutela del popolo italiano (inteso anche come stirpe) che dovrebbe albergare in primis in chi ha in mano le sorti della Nazione, derivando la sua ragion d’essere da quella che potremmo definire “solidarietà italica“.

LA CASA NON E’ UN BENE REGISTRATO: E’ UN DIRITTO

Ribaltare il concetto capitalista di casa intesa come merce da acquistare e ridargli il senso di organicità che essa occupa in un contesto comunitario è indispensabile al fine di pensare ad essa come a un qualcosa che non deve essere chiesto, ma dato in dotazione dallo stato di cui si fa parte come uno strumento indispensabile per consentire di collocare se stessi nella dinamica collettiva. Una vita degna non può essere un lusso riservato a pochi, ma la base da cui ognuno deve partire nell’interesse suo e del benessere della Nazione.

La nostra analisi, e teniamo a ribadirlo di nuovo, parte dal fermo rifiuto delle occupazioni abusive che una certa “sinistreria progressista” sostiene come difesa e soluzione del problema immigratori. Ma non possiamo e non vogliamo credere che il futuro dell’Italia sia quello di vedere delle favelas abusive e degradate nelle nostre città. E’ un destino che la comunità non si merita

D.P.

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4 pensieri su “Il capitalismo e il diritto alla casa: prossima fermata favelas ?

  1. Il diritto alla Casa è stato trasformato in un privilegio.
    Il diritto al Lavoro è stato trasformato in un altro privilegio.

    Ma “Lorpapponi” non sanno (perchè non hanno studiato la Storia) che privare un Individuo relativamente mite e tranquillo, del suo inalienabile Diritto a Casa e Lavoro, ha l’unico effetto diretto di trasformarlo in un determinatissimo Combattente rivoluzionario.

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  2. Tutto vero, tutto giusto. Per carità, si potrebbero aggiungere altre cose e dettagliarne meglio altre ancora. Ma il succo non cambia. Questa analisi chiarisce una volta di più, il degrado sociale che, i poteri forti internazionali, coadiuvati pecorinamente dai sottopoteri italiani, hanno creato al Paese tutto. La voglia di distruggere appare palesemente visibile a chiunque non sia obnubilato da idee tipo le ottusità dei soggetti anpi. E non si può sperare che qualcosa cambi, se non lo si fa cambiare. Perchè questi miserabili assassini e traditori della Stirpe, stanno lavorando senza ostacoli verso la distruzione finale. Che poi secondo me non è così lontana, se non addirittura già centrata. Anche perchè, con il metodo di un tassello al giorno, stravolgi il mondo, e come per magia nessunose ne accorge. Tutti che cadono giù dal pero.
    Però visto che per Noi, la solfa non attacca, bisogna pensare che l’ora di agire, con concretezza di intenti, è già arrivata. E che ogni istante che passa è tempo perso.
    In Alto i Cuori.

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  3. Le fasi di analisi e di denuncia verbale – indispensabili entrambe – devono essere affiancate da una serie di Azioni dirette; simboliche quanto efficaci.
    Una visione strategica di gruppo, oramai indispensabile.

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  4. L’economia capitalista liberista delocalizza le aziende là dove il “Lavoro” viene pagato meno .
    L’economia capitalista liberista distrugge posti di lavoro in Italia, e li ricrea altrove.

    Ogni lavoratore Italiano che perde il Lavoro, perde automaticamente anche la sua unica fonte di guadagno; da consumatore diventa incapiente, non può pagare affitto, non può pagare mutuo.
    Il passaggio successivo è la perdita della Casa.

    Nessuna Società civile può reggere a lungo ad una simile distruzione.
    Nessuna Società civile puo’ consentire un simile disastro.

    Le politiche sociali del fascismo davano Casa agli Italiani.
    Le criminali politiche iper liberiste della repubblichetta “antifascista”, tolgono Casa agli Italiani.

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