La carta dagli immortali principi … o quasi!

articolo-21-costituzioneUn recentissimo articolo di Maurizio Blondet ci ha fatto tornare alla mente un pezzo pubblicato su queste pagine che aveva come oggetto la cosiddetta “legge sul negazionismo”. In quel contributo, che anticipava di qualche mese il definitivo varo della legge liberticida ormai in dirittura d’arrivo, parlavamo di un aspetto che di quella questione ci pareva quanto meno singolare. Ci riferivamo al fatto che tra i tanti “regali” che l’epoca attuale ci ha lasciato c’è anche quello di una sostanziale libertà di dissacrazione su tutto ciò che un tempo era attinente alla sfera del sacro; l’immoralità è ormai prassi e uso comune sia fra i citadini sia tra i social-media. In effetti si può  caricaturizzare Maometto o lanciare stracci (e non solo) contro il Papa; si possono mettere in dubbio i principi stessi di un’etica che vanta oltre duemila anni di storia; si può tranquillamente fare antireligione proclamando il proprio ateismo e di questo farne a sua volta un dogma. Si può altresì dissacrare la famiglia e la propria stirpe in nome della modernità. Insomma, si può essere, fare e dire tutto ed il contrario di tutto, sempre in nome degli immortali principi, ma ad un certo punto ci si deve fermare.

Ci si deve fermare davanti alla “questione olocaustica” per eccellenza, ovvero a quell’assunto che non promana dal verbo di una qualsivoglia divinità o dalle predizioni di un profeta e nemmeno che sia desumibile da un testo con pretese di sacralità. Niente di tutto ciò. Il nuovo dogma poggia tutta la sua forza sull’esistenza di alcuni spezzoni filmati di probabile produzione sovietica (per inciso gli stessi che avevano fatto credere per 40 anni alla matrice nazista dell’eccidio di Kathyn!) e su testimonianze dirette di persone poi smentite anche con prove inconfutabili. Ma non solo questo, il nuovo dogma è così dogmatico che è riuscito anche ad ottenere la protezione legale di quasi tutti gli stati del cosiddetto occidente libero, che dei principi illuministici della libertà di parola e conoscenza hanno fatto la loro bandiera. Diciamolo con franchezza: siamo arrivati al paradosso per cui sull’altare della fede anti-revisionistica si può sacrificare tutto, persino gli immortali principi del 1789, qualora questi dovessero porre dei legittimi dubbi sulla liceità di persecuzione di un pensiero volgarmente definito come negazionista.

Ma l’argomento olocaustico è da noi preso in prestito non perchè particolarmente interessati a talune contabilità macabre o perchè appassionati di revisionismo ma piuttosto per dimostrare una questione che pone su basi solidissime: la mancanza di libertà di pensiero in Italia e la incostituzionalità della legge.

Dicevamo dunque di Blondet che, praticamente, ha avuto la nostra stessa intuizione ed ha avuto il coraggio di affermare ciò che molti pensano ma non dicono. Proprio perché tra le regole non scritte della nuova fede senza dio ci sta il dovere/obbligo del silenzio-assenso, secondo cui l’importante non è platealmente assentire, bensì evitare pericolose (per i guru della nuova fede) forme di pubblico dissenso.

Nella fattispecie italiana abbiamo l’art. 3 della carta costituzionale che sancisce il famoso principio di uguaglianza in base al quale tutti gli uomini hanno pari diritti, indipendentemente dalla loro fede, razza, sesso o credo politico. Parimenti abbiamo l’art. 21 della medesima costituzione che difende la LIBERTA’ D’ESPRESSIONE…. fino ad un certo punto.

Ebbene, forse qualcuno ha sentito un solo giudice della Corte Costituzionale pronunciarsi o esprimere un minimo dubbio sulla legittimità della legge liberticida? Già, perché non sembra così difficile ravvisare nello spirito di una legge voluta da una potentissima quanto esigua lobby la possibile infrazione del principio di uguaglianza e del diritto di libera espressione. Ma forse i supertogati hanno ben altro a cui pensare e l’ultima cosa che vogliono è di trovarsi assediati mediaticamente (e non solo! ) o di rischiare un incidente diplomatico con Tel Aviv. Dunque silenzio-assenso e divieto assoluto di ogni dissenso: questo è lo spirito della legge liberticida voluta da una lobby, la Israel Lobby, per cui una deroga ai principi costituzionali si può tranquillamente fare senza impastoiarsi troppo in estenuanti lungaggini parlamentari.

E il gregge annuisce silente, al massimo bela un pochino (ma poco!) e i “dogmi” della “carta costituzionale più bella del mondo” (Cit. i politici di quasi tutti gli schieramenti) per una volta possono andare a farsi fottere…

Nuvola Rossa

4 pensieri su “La carta dagli immortali principi … o quasi!

  1. L’ha ribloggato su rudolfwordpressbloge ha commentato:
    Hypocritical ‘democracy’. A nefarious totalitarian system imposed by the Usurers

    Crack on dissent, free speech and free thought. The new Manchurian candidate is the common, brainwashed and enslaved citizen: the Boobus demokraticus

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  2. IL paese Italia è la ” fattoria degli animali “: tutti uguali ma qualcuno ( sempre lo stesso ! ) è più uguale degli altri. E’ aperta la caccia a quel ” qualcuno ” !

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  3. Dopo la traumatica ma liberatoria uscita della Gran Bretagna – i tre residuali, traballanti demagoghi della morente UE – si ritrovano per un vertice enogastronomico a Ventotene; la cosiddetta casa dei “padri fondatori” della orrida, demenziale, distruttiva, tirannica Strega UE.

    UE, merkel, hollande e renzi; Ventotene tutti affanculo.

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  4. “Non sono mancate parole forti alla commemorazione del gerarca fascista Ettore Muti al cimitero di Ravenna, organizzata dall’associazione Arditi d’Italia. A celebrare la messa don Lorenzo Lasagni, parroco di Pisignano di Cervia, che si è scagliato contro “l’attacco frontale e sconsiderato all’istituto della famiglia basata sull’unione tra uomo e donna”, e le “combinazioni arcobaleno contro natura: la natura non è un’opinione”.

    La manifestazione si tiene ogni anno per l’anniversario della morte di Muti, aviatore, militare e, per un anno, segretario del Partito nazionale fascista, per poi essere ucciso dopo la caduta del fascismo in circostanze mai chiarite. Don Lasagni ha fatto riferimento anche alle “ideologie totalitarie del Ventesimo secolo, in primis il comunismo”. E ha attaccato chi, come l’Anpi, aveva invitato le autorità a vietare la cerimonia.

    Dopo la messa un corteo di alcune decine di persone ha deposto una corona di fiori sulla tomba di Muti. Nessun simbolo politico, nessun saluto romano”.
    (ansa)

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