Patologia: la nostra Civiltà ha i suoi “Cavalli di Troia”

lupaPer avere delle costruzioni teoriche riguardo la composizione della “psyché” umana (l’anima nel senso classico) non bisogna per forza aspettare, in quanto messaggio rivelatore, le formulazioni teoriche psicoanalitiche di inizio novecento, dove in Europa si andava diffondendo quel germe materialista che di li a poco avrebbe incendiato il nostro continente e causato quella corruzione che domina oggigiorno. Formulazione valide ci vengono fornite, parecchio tempo prima, dallo stesso Platone; egli dimostrò che la Sapienza classica aveva già affrontato brillantemente l’analisi della composizione mentale (o dell’anima) dell’essere umano, sempre ricorrendo ad un modello tripartito, come fece lo stesso Freud, composto da una parte razionale, una emotiva e una concupiscibile. La nascita della patologia all’interno dell’animo umano è un discorso conseguenziale a quello accennato poc’anzi. La patologia sorge quando ad avere il sopravvento sulla parte razionale sono le altre due componenti dell’essere umano. A tal punto lo stesso Platone riprende saperi primordiali antichi come il cosmo, rintracciabili in innumerevoli autori, cioè quella lotta perenne dentro l’anima o la psiche dell’individuo, in cui la parte più bassa (quella difficilmente gestibile per eccellenza) tende costantemente e algoritmicamente ad espandersi sotto la spinta di stimoli e desideri legati alla corporeità (materia).

Ogni uomo combatte una guerra contro se stesso” (“Leggi”, Platone)

La patologia in quest’ottica è quindi il frutto di questo strapotere che investe quelle componenti non ancora asservite.

Immaginiamo dunque l’essere umano come la citta di Troia. Al suo interno alberga un sufficiente equilibrio (non che non ci siano elementi discordi, ma che il risultato finale riesce a mantenere comunque una sua omeostasi) fin quando, senza che la città ne sia consapevole, piano piano si insidia, entrando dalla porta principale, il germe del disordine, della patologia.

La genesi del Male non è estrinseca ma intrinseca. Il male non è il cavallo di Troia che ne è solamente il frutto, il male è il sostrato mentale dei troiani, che permettono di far rinvigorire il male dentro di loro e farlo germogliare, senza che la parte razionale se ne accorga. La patologia è il cavallo di Troia che con i suoi soldati si espande dinamicamente all’interno della città, incancrenendo fino alla distruzione, l’intero corpo organico.

Ma perchè questa non semplice premessa ?

La stessa metafora, rintracciabile sotto innumerevoli forme è calzante nell’analizzare la genesi e lo sviluppo del processo degenerativo della nostra società (istituzioni e popolo tutto). Un processo tumorale non ha una matrice esterna, intendiamoci, in quanto sorge dal sostrato mentale italiano (che è decisamente patologico), ma che stimolato da un impulso invitante esterno, si alimenta all’interno del organismo-Italia e che a questo punto della nostra storia, ha incancrenito l’intera struttura, infettando anche quelle mele che ancora non era divenute marce.

Quello che attendiamo è la morte cerebrale, non manca troppo tempo al momento in cui i soldati greci avranno finito di saccheggiare e bruciare la città, di aver stuprato l’ultima delle nostre donne, di aver ucciso l’ultimo dei nostri bambini, di aver ridicolizzato l’ultimo dei nostri dei.

Da quando il cavallo di Troia è stato fatto entrare in città, con l’inganno ma anche a causa della nostra stoltezza, accolto da deliranti e sfrenati festeggiamenti, nel nostro organismo-popolo sono passati ben settant’anni. In questo infausto, sornione e colpevole lasso di tempo, abbiano permesso che i soldati nemici, nascostisi nel ventre del ligneo animale, siano scivolati indisturbati giù da esso e, con fare furtivo, abbiano approfittato degli effetti che Bacco ha elargito alla nostra cittadinanza, intrufolandosi, durante la notte buia, nella nostra città. Soltanto i migliori hanno prontamente resistito, ma invano, perché erano in minoranza, anche se migliori.

Sarebbe stupido leggere questa righe nell’ottica delle caccia allo straniero (immigrato) che procede nelle sue scorribande dentro le mura indifese di Troia. I soldati nemici sono tra di noi, siamo noi stessi o quella parte inferiore della nostra anima.

Questa notte in Italia, come in Europa logicamente, è durata settanta lunghissimi anni, ed ora, i focolai accesi dalla soldataglia nemica hanno ridestato gli ubriachi rintroniti dalla notte passata tra gli eccessi, per festeggiare una liberazione fasulla, un dono degli dei ingrato.

Ormai però è tardi, la città è persa, il fuoco divampa.  Non possiamo rimanere inermi a vedere il crollo delle mura della nostra civiltà attaccati da tutti i lati dai nemici mondialisti che vogliono annientare l’Evropa.

Soltanto Enea, impermeabile al cancro, potrà salvarsi da tale incubo, e con un manipolo di puri, rigenerare un nuovo organismo, fondare una nuova Roma sotto la Luce di un nuovo Sole.

F.L.

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