Il Bolscevico del Littorio: Asvero Gravelli

antieuropaBresciano, classe 1902, Asveroglio (Asvero) Gravelli apparteneva alla buona borghesia d’inizio ‘900. Nonostante la sua condizione sociale lo collocasse più nei “gialli” che nei “rossi”, sin da giovanissimo Gravelli manifestò un vivo interesse per le condizioni del proletariato e industriale e, in barba a Carlo Marx, contadino mostrando di avere profondamente a cuore il popolo lavoratore sovente vessato dalle angherie dei capitalisti sempre tenendo conto della situazione dell’Italia e dei suoi problemi come Nazione. Era, insomma, in base a quanto stava avvenendo in ambito alle Avanguardie ed al profondo ripensamento in seno al movimento socialista, un socialista nazionale. Dopo aver ottenuto la licenza media, preferì interrompere gli studi ed entrare alla Marelli di Sesto San Giovanni come tornitore.

Si avvicinò alla politica attraverso un gruppo che si ispirava al grande sindacalista rivoluzionario Filippo Corridoni, operando dunque una piena sintesi tra destra e sinistra. Interventista, non poté partecipare alla Grande Guerra per via della giovane età. Il 23 marzo 1919 rispose all’appello di Benito Mussolini, aderendo al Fascio primigenio; subito dopo dette vita al Fascio di Brescia e divenne un acceso squadrista nella Squadra d’Azione “La Volante” di Sesto. Nell’aprile dello stesso anno aderì alla Lega Antibolscevica, associazione composta da reduci della Grande Guerra e da studenti d’orientamento nazionalista fondata dal Capitano Angelo Tumidei a Bologna pur avendo idee socialiste rivoluzionarie poiché reputava un orrore l’avversione comunista per il concetto di Patria. Fu tra i protagonisti dell’assalto alla sede dell’”Avanti!“ a Milano e in novembre venne arrestato durante i violenti scontri tra socialisti e fascisti. Rimase in carcere fino al marzo 1920: non aveva neanche diciotto anni. Uscito di prigione, riprese i contatti con Mussolini e con il Fascio milanese. Per le idee che lo infiammavano la sua adesione ai Fasci di Combattimento fu coerente e naturale come pure quella al movimento legionario fiumano. Raggiunse, infatti, Fiume liberata qualche tempo prima da Gabriele d’Annunzio e fu Legionario nel XXII Reparto d’Assalto; vi trascorse, però, solo pochi mesi, per poi tornare a Sesto San Giovanni dove fu l’animatore del Fascio locale. A Fiume costituì delle organizzazioni che educassero e irreggimentassero la gioventù, le Avanguardie Giovanili.

In questo periodo Gravelli fece amicizia con il sindacalista rivoluzionario calabrese Michelino Bianchi, del quale divenne segretario. Per l’affinità ideale che lo accomunava a sé e per le sue doti organizzative, il futuro Quadrumviro si adoperò attivamente per farlo nominare Vicesegretario dell’Avanguardia Giovanile Fascista, antenata dell’Opera Balilla, riuscendovi nel gennaio del 1922; nel frattempo aveva iniziato a collaborare a “Giovinezza”, settimanale dell’Avanguardia Studentesca dei Fasci di Combattimento, l’organismo dalla quale era nata l’Avanguardia Giovanile. Altra sua rivista fu “Giovine Italia”. Dimostrò presto di essere una raffinata penna.

Il Gravelli non poté partecipare alla Marcia su Roma dell’ottobre del 1922 poiché l’evento lo sorprese in carcere, dov’era finito per “propaganda fascista” mentre stava facendo il servizio militare tra i Bersaglieri.

Era ormai uno dei capi principali del movimento giovanile fascista e per questo venne chiamato, nell’ottobre 1923,a far parte del Direttorio Nazionale del PNF, l’organismo chiamato in quel momento a ricomporre le divisioni provocate in seno al Partito dalle diatribe esplose durante quell’anno tra la componente “intransigente” e quella “revisionistica”: la prima intendeva perpetuare la Rivoluzione Fascista e lo squadrismo più puro abbattendo totalmente quanto restava del vecchio Stato liberale mentre la seconda era costituzionalista ossia vedeva di buon grado l’inserimento del Fascismo nel sistema liberale e accettava l’istituto monarchico mentre i fascisti più intransigenti erano repubblicani. Gravelli era un intransigente ma in questa fase mostrò spirito equo e volontà conciliatrici nei confronti delle varie anime del PNF.

La crisi Matteotti segnò per il Bresciano l’inizio di un periodo di eclissi politica: venne allontanato prima dall’incarico di Ispettore Generale dell’Avanguardia Giovanile e poi dalla direzione.

I motivi del suo siluramento sono da ricercarsi nella eccessiva vicinanza con alcuni dei personaggi coinvolti nel delitto Matteotti, in specie con l’acceso “Ras” della Lomellina, Cesare Rossi, al quale lo legava un rapporto di dipendenza, considerato che “Giovinezza” era fra i periodici finanziati con i fondi dell’Ufficio Stampa della Presidenza del Consiglio. Gravelli fu inoltre più volte fiduciario di Rossi per alcune commissioni come quella avvenuta nell’aprile 1924 a Milano e conclusasi con la feroce aggressione dei sanguinari Albino Volpi e Amerigo Dumini ai danni proprio di Forni. L’aggressione venne condotta a termine con il ricorso a un gruppo di Arditi fascisti milanesi che, come si seppe in seguito, formavano il nucleo originario della cosiddetta Ceka fascista, allora in fase di costituzione. La Ceka altro non era che una sorta di milizia segreta del PNF della quale Mussolini si serviva per azioni di spionaggio, controspionaggio e repressione di dissidenti e di oppositori. Trasse il nome dalla Polizia Segreta di Stato sovietica e diede in seguito origine all’OVRA, Opera di Vigilanza e di Repressione dell’Antifascismo, la quale fungeva anche da servizio segreto del Partito.

Dopo il suo allontanamento da tutte le cariche ufficiali ricoperte in seno al Partito Nazionale Fascista, il Bresciano si diede a un’intensa attività pubblicistica, con una serie di lavori mirati all’esaltazione della gioventù fascista e alla costruzione dei suoi miti curando, al contempo, insieme con il pedagogo Aristide Campanile, alcune monografie di carattere agiografico relative a temi cari alla cultura fascista.

Nell’aprile 1929 uscì il primo numero di “Antieuropa”, periodico diretto da Gravelli che certamente godeva del sostegno di Arnaldo Mussolini. Accompagnò l’uscita di “Antieuropa” con quella di un supplemento, ”Ottobre”, poi trasformato in quotidiano.

Nel primo editoriale Asvero Gravelli indicava nella “rinnovazione della non tranquilla Europa” la missione del Fascismo: egli assegnava al Regime il ruolo di apripista nella costruzione di un Fascismo sovranazionale, ispirato da Roma, che rappresentasse un modello per tutti i Paesi europei, una “terza via” tra capitalismo e comunismo, tra l’esperienza rivoluzionaria di stampo sovietico e la crisi irreversibile che sembrava aver investito i più forti regimi liberaldemocratici. Con ciò dimostrava buon fiuto e tempismo nel cogliere i primi segnali della svolta che Mussolini andava imprimendo al Regime alla fine degli anni Venti, quando, abbandonata la tradizionale cautela nel delineare le prospettive del Fascismo – fino ad allora, a suo dire, prodotto “autoctono” e non esportabile – il Duce avrebbe cominciato a fare esplicito riferimento ad esso come a un modello antitetico ai regimi capitalistici e liberali nonché al Bolscevismo e perciò da imitare, unica, autentica alternativa ideologica e politica a Mosca da una parte e a Londra e a Parigi dall’altra. In questa temperie “Antieuropa” e “Ottobre” vennero quindi unanimemente considerati come portavoce ufficiali del nuovo indirizzo del Regime.

La rinnovata sintonia con le linee di manovra di Mussolini significò per il Bresciano una ritrovata legittimazione in seno agli organi del Fascismo. Agli inizi degli anni Trenta venne nominato Console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e membro del Direttorio della Federazione dell’Urbe. Anticapitalista, antimassonico, antiborghese, antiliberale e antiautoritario, divenne antinazista quando il Nazionalsocialismo di Adolf Hitler cominciò ad acquistare peso politico in Germania: delle Camicie Brune, malgrado l’origine sociale e nazionale del NSDAP, aborriva il feroce razzismo, la cieca violenza e le mire egemoniche che considerava pericolose per il Fascismo e per l’Italia. Il suo sogno di un Fascismo faber novae Europae e guida di tutti i movimenti patriottici e sociali del continente e quindi del mondo intero parve concretizzarsi qualche anno dopo, nel 1934 con la creazione dei Comitati d’Azione Universali di Roma (CAUR) anche se i Comitati, dopo qualche anno di attività, non diedero i frutti sperati per via dei caratteri fortemente nazionali dei movimenti che si ispiravano al Fascismo italiano (e per i tratti fortemente italiani del Fascismo stesso di Mussolini), per il velato sabotaggio del Nazionalsocialismo tedesco (che, pur ispirandosi al Fascismo italiano, non aderì ai CAUR e contestò alle Camicie Nere il ruolo di movimento guida delle forze politiche tese alla terza via) e per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel 1939. L’azione del Gravelli fece sì comunque che i movimenti di tipo fascista dei Balcani e, in misura minore, la Falange spagnola dessero al Regime di Mussolini un primato con ovvie ricadute positive in politica estera per l’Italia mentre tale azione universale venne estesa anche ad alcune Repubbliche latinoamericane, al Giappone, all’India, agli Stati Uniti d’America ed al mondo musulmano. Tutto sommato il Bresciano non fu troppo severo nei confronti dell’URSS: se la Repubblica dei Soviet veniva sì vista come una concorrente ideologica e politica del Regime mussoliniano con il suo internazionalismo e con la sua variante leninista e stalinista del Marxismo e ne denunziava di tanto in tanto gli orrori, in essa vedeva, sia pur implicitamente, un’avversaria delle democrazie e del capitalismo e quindi un’utile “amica”. Come alcuni antifascisti riconciliatisi col Regime quali il rivoluzionario Nicolino Bombacci, fondatore del PCdI, e alcuni fascisti di sinistra quali Berto Ricci (intellettuale), Mino Maccari (artista), Stanis Ruinas (intellettuale), Mario Gramsci (militare e fratello del più celebre Antonio), Giorgio Pini (caporedattore de “Il Popolo d’Italia” e poi Sottosegretario all’Interno della RSI) ed in parte Niccolò Giani (fondatore della Scuola di Mistica Fascista), Gravelli riconosceva inoltre velatamente la comunanza d’origini tra Fascismo e Bolscevismo vista, sia pur in modo ancestrale, nel Socialismo. Se le divergenze tra Fascismo e Comunismo erano innegabili e la rivalità ideologica tra Roma e Mosca indiscutibile, non tutti sanno che i rapporti tra Italia e Russia tra le due guerre furono sostanzialmente buoni. Nel 1924 l’Italia fu il primo Paese al mondo, salvo la non più esistente Reggenza Italiana del Carnaro, a riconoscere la Russia Sovietica a livello diplomatico mentre Lenin aveva elogiato pubblicamente Mussolini (e d’Annunzio) qualche anno prima. Nel 1933 si ebbe un trattato d’amicizia e cooperazione economica tra i due Paesi; ruolo cruciale nei contatti tra la Prima e la Terza Roma ebbe Nicolino Bombacci. Nel 1929 si ebbe una trasvolata italiana ad Odessa e il comandante Italo Balbo fu ricevuto con tutti gli onori da un reparto dell’Armata Rossa mentre tra gli anni Venti e Trenta si ebbero in Italia missioni aeronautiche sovietiche nonché del PCUS per studiare le bonifiche dell’Agro Pontino. Agli inizi degli anni Trenta i nostri diplomatici presenti in Ucraina segnalarono l’Holodomor, l’olocausto del popolo ucraino voluto da Stalin che fece otto milioni di vittime ma Mussolini non usò questo crimine sovietico per la propaganda anticomunista. Benché contraria all’intervento italiano in Etiopia (e nel Paese africano vi avesse inviato degli agenti del COMINTERN in funzione antifascista), nel ’35-’36 l’URSS rifornì regolarmente l’Italia di nafta e di acciaio.

Dicotomicamente Gravelli individuò il “vecchio”, rappresentato dal sistema liberale e dalla democrazia parlamentare e il “nuovo”, rappresentato dal Fascismo. Si fece promotore di un appello volto “all’unione delle forze giovanili d’Occidente” e chiamò a collaborare ad “Antieuropa” e al suo supplemento studiosi e pubblicisti socialnazionalisti di ogni parte d’Europa. Per l’affermazione del Fascismo sovranazionale Asvero Gravelli non “puntava tanto sui mutamenti istituzionali quanto su una trasformazione spirituale degli europei” come osservò lo storico e giornalista americano Michael Ledeen. Sul piano propagandistico e organizzativo Gravelli compì numerosi viaggi in Europa e incontrò i rappresentanti di forze affini al Fascismo mentre “Antieuropa” apriva propri uffici nelle maggiori città europee, grazie a ingenti disponibilità finanziarie messe a disposizione dal Governo fascista. Tali uffici operarono come punti di aggregazione per le forze fasciste o parafasciste dei Paesi ospitanti.

Solo dopo un paio di anni dall’uscita dei due periodici, tuttavia, il Bresciano cominciò a riferirsi esplicitamente a una “Internazionale fascista”, con la pubblicazione di Verso l’internazionale fascista (1932), una disamina molto attenta delle forze e dei movimenti europei di ispirazione fascista o affini al Fascismo.

Egli considerava tali tutti quei movimenti che si definivano antidemocratici, anticomunisti e antimassonici ma, consapevole dei differenti contesti politici, culturali e storici dai quali questi erano scaturiti, cercò di trovare un comune denominatore per cui l’Internazionale fascista da costruirsi veniva definita come una “Internazionale di movimenti paralleli” ossia un’”Internazionale di nazionalismi”, il cui collante sarebbe stato costituito da affinità, istanze ed esigenze comuni presenti naturalmente tra i popoli che avessero tutti liberamente accettato le idee fasciste. Le identità nazionali e le istanze sociali dei vari Paese sarebbero state rispettate sia pur sotto le insegne del Littorio. Gravelli riteneva incompatibili anzi antagonisti Fascismo e Nazionalsocialismo. Come suddetto, non subì il fascino del Nazismo che considerava un ostacolo all’affermazione del primato di Roma e alla missione universale del Fascismo italiano ancor più del Comunismo. Non mancò, inoltre, di manifestare pubblicamente ostilità all’antisemitismo osteggiando le leggi razziali. Dal Nazismo venne ripagato con la stessa moneta tanto che nelle sue iniziative a carattere europeo furono puntualmente assenti i rappresentanti del Nazionalsocialismo.

“Antieuropa” dedicò anche ampio spazio al cinema con recensioni, interventi di critici e dibattiti; Gravelli, tra l’altro, si misurò direttamente con la scenografia, firmando alcuni film di successo, in particolare “Giarabub” di Goffredo Alessandrini (1942). Tentò anche la strada della produzione fondando nel 1929 la Sovrana Films che ebbe vita assai breve e successivamente, nel 1939, la Littoria Film.

La diffidenza di Gravelli per il Nazionalsocialismo può spiegare il declino suo e delle sue iniziative a partire dalla metà degli anni Trenta.

Il Bresciano ebbe sentore della nuova fase critica dei suoi rapporti con Mussolini e con il Regime in quanto il Duce, costituendo i Comitati d’ Azione per l’Universalità di Roma, lo ignorò chiamando a dirigerli Eugenio Coselschi, già Legionario fiumano e Attendente di D’Annunzio nella Città di Vita. La trasformazione di “Ottobre” da supplemento a quotidiano, nel febbraio 1934, può essere interpretata come una reazione alla mancata nomina. Intensificò pure la produzione pubblicistica e videro la luce diversi suoi lavori, tra cui primeggia Panfascismo (1935), nel quale trae un primo complessivo bilancio dell’impegno per la diffusione all’estero dell’ideologia fascista, ribadendo la sua ostilità al Nazionalsocialismo.

Anche per fronteggiare una situazione politica personale sempre più precaria, Asvero Gravelli si arruolò volontario nella Guerra d’Etiopia (V Divisione CCNN “I Febbraio” comandata dal Luogotenente Generale Attilio Teruzzi) ma le vicende in terra africana contribuirono ad aggravare ulteriormente la sua posizione nei riguardi del Regime. Per alcuni suoi atteggiamenti venne accusato di viltà e, dopo il rientro anticipato in Italia, si vide fatto oggetto di aspre critiche da parte delle gerarchie fasciste, segno evidente della progressiva disaffezione di Mussolini nei suoi confronti. Su queste accuse ci sarebbe da argomentare. La presunta pavidità di Gravelli non convince in quanto non mancò mai di coraggio personale: in galera per propaganda fascista a diciott’anni quando non era certo che il Fascismo avesse trionfato (una decisa azione dell’Esercito infatti avrebbe fatto fallire la Marcia su Roma), Legionario fiumano (il Natale di Sangue fu la prova che l’esperienza non era una passeggiata), squadrista quando anche le Camicie Nere, nel clima di violenza generale che attanagliò il Paese nel triennio 1919-1922, lamentavano i loro morti. È molto probabile dunque che queste accuse fossero frutto dell’ostilità e della gelosia di alcuni gerarchi e di uomini comunque influenti che malvedevano le attività del Bresciano mentre la voce che lo voleva figlio di un’avventura giovanile del Duce peggiorava la situazione. Tra questi si annoveravano infatti Giuseppe Bottai, anche lui impegnato intellettualmente, e il giornalista Paolo Monelli. Secondo questi pur grandi intellettuali del Ventennio, il Bresciano giunse all’Asmara “lacrimante, battuto e ridotto a uno straccio” ma non fornirono prove serie della sua “vigliaccheria”, né questa risulta dalla storia della Divisione dove Gravelli combatté. Inoltre successivamente quest’ultimo si arruolò volontario nel contingente italiano di supporto a Franco combattendo tra i Carristi e guadagnandosi 2 MAVM e una MBVM ed in seguito alla caduta di Mussolini e all’armistizio aderì alla Repubblica Sociale Italiana, combattendo prima tra le SS (29.Waffen-Grenadier-Division der SS “Italia” il cui motto dovette suggestionare Gravelli, nonostante in passato fosse stato antinazista, ossia “Sacrosanta lotta del sangue contro l’oro-del lavoro contro il capitalismo-dello spirito contro la materia”) per poi essere nominato sottocapo di Stato Maggiore nella GNR. In quel momento l’Asse non stava di certo vincendo la guerra.

Tra agosto e settembre 1936, per ordine del Duce, furono sospese le pubblicazioni di “Ottobre” e di “Antieuropa”. Venendosi a trovare in una situazione particolarmente difficile, nel novembre 1936 Gravelli andò nuovamente in guerra arruolandosi nel Corpo Truppe Volontarie in partenza per la Spagna. Qui ebbe modo di comportarsi valorosamente riabilitandosi, almeno in parte, agli occhi di Mussolini. Il Duce forse lo considerava, più che un pavido, al contrario una testa calda, un fascista rivoluzionario che mal s’adattava all’imperante militarismo che si ebbe nel Regime dalla conquista dell’Etiopia in poi, portato al parossismo dalle disposizioni del Segretario del Partito Achille Starace.

Sebbene “Antieuropa” riprendesse le pubblicazioni, i caratteri di originalità che l’avevano contraddistinta apparvero seriamente compromessi. Le ferite riportate nella Guerra Civile Spagnola impedirono al Gravelli di partecipare al conflitto mondiale. Difficile poter dire se plaudì o meno al Patto Ribbentrop-Molotov al quale l’Italia si trovò comunque collegata: da una parte non dovette sfuggirgli il carattere antidemocratico ed antioccidentale del Patto, dall’altra l’”asse” Berlino-Mosca gli sembrò senz’altro un tradimento dei Tedeschi nei confronti degli Italiani e dei Giapponesi. La caduta di Mussolini ne comportò l’arresto e la detenzione a Forte Boccea. Liberato dai Tedeschi, aderì con entusiasmo alla Repubblica Sociale Italiana, vista come creazione politica pienamente rivoluzionaria.

Venne chiamato a far parte del Tribunale Provinciale Straordinario di Venezia in veste di avvocato, anche se non risulta chiaro quando e come fosse riuscito a completare quegli studi che aveva abbandonato dopo la licenza media.

Con la seconda fase della guerra l’entusiasmo per le armi tedesche e per il Nazismo prese il posto della sua antica diffidenza, in quanto il Reich veniva in quel momento giudicato dal Gravelli come un alleato prezioso del nuovo Fascismo Repubblicano. Entrò a far parte della Waffen-Grenadier-Division “Italia”; a Milano si dette, inoltre, a organizzare spettacoli teatrali e proiezioni cinematografiche per le truppe tedesche. Nel marzo 1945 venne nominato Sottocapo di Stato Maggiore della Guardia Nazionale Repubblicana. Catturato dai partigiani, restò in prigione fino al 1947, allorché fu liberato in seguito all’amnistia generale voluta dall’allora Ministro della Giustizia Palmiro Togliatti.

Nel dopoguerra si avvicinò al Movimento Sociale Italiano per allontanarsene quando il partito finì nelle mani del moderato Arturo Michelini ed assunse, a tratti, carattere fortemente borghese nonché, in politica estera, posizioni filoamericane. Nel 1950 dette vita all’”Antidiario”, in seguito al mensile “Latinità” e all’Editrice Latinità. Cercò anche di fondare un partito, il Movimento Legionario Italiano, rimasto tuttavia allo stato di progetto. Esso si ispirava esplicitamente alla parabola politica di D’Annunzio seguita al primo conflitto mondiale e al Fiumanesimo.

Asvero Gravelli morì a Roma il 20 ottobre 1956. Alcune leggende vedevano in lui un figlio illegittimo di Mussolini mentre la soubrette Patrizia De Blanck dichiarò in passato di essere figlia del Bresciano. Non si hanno però prove concrete a sostegno di queste voci. Per i temi che ci riguardano e di fronte all’attuale desolazione politica, il progetto di un Movimento Legionario risulta oltremodo interessante. A sessant’anni dalla morte Gravelli risulta poco conosciuto ed è un peccato poiché il suo “socialismo patriottico” potrebbe essere tuttora attuale in un’Europa che, a livello istituzionale, sembra aver dimenticato valori quali la Patria, il lavoro, il sociale per l’internazionalismo bancario, lo sfruttamento capitalista, l’individualismo; non pochi partiti e movimenti politici del Vecchio Continente, pur ignorando forse la figura di Gravelli, sembrano aver ripreso le sue “ricette” ed alcuni temi dell’”Antieuropa” senza essere per questo fascisti o neofascisti in una sorta di convergenza evolutiva, segno che questa Europa senza identità nazionali e senza fondamenti popolari a molti non piace.

Il destino beffardo volle che a scrivere su “Antieuropa” ci fosse anche colui che sognava un’Europa totalmente diversa da quella che voleva il Bresciano e che poi ispirò considerevolmente quella attuale: Richard Nikolaus, Conte di Koudenhove-Kalergi.

Domenico Verta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.