Immigrazione: la posizione Socialista Nazionale

immigrati-barconeIl fenomeno emigrazione/immigrazione ha cause naturali e cause indotte. Tra le case naturali evidenziamo l’aumento esponenziale della popolazione nell’ultimo secolo. Basti pensare che nel 1927 la popolazione mondiale ammontava a due miliardi di individui, mentre adesso, nel 2016, siamo quasi sette miliardi e mezzo. Da qui il problema dell’accesso all’acqua e al cibo. Nell’ultimo secolo l’incremento maggiore è stato quello della popolazione africana che è passata da 133 milioni di abitanti del 1900 (pari all’8,1% della popolazione mondiale) al miliardo e cento milioni circa odierni (pari al 15,1%). Secondo il rapporto “prospettive agricole 2013-2022”, elaborato dall’OCSE e dalla FAO, il fabbisogno di prodotti alimentari dovrebbe crescere del 2,1%, mentre la capacità di crescita agricola mondiale si attesterebbe sull’1,5%. Ciò vuol dire che già oggi si consuma lo 0,6% in più di quanto viene prodotto, andando, così, ad intaccare le scorte alimentari. Benché il cibo sia sufficiente per sfamare tutti, una persona su otto soffre la fame e nei Paesi in via di sviluppo un bambino su sei è sottopeso.

Le cause di questo squilibrio sono varie. In primo luogo ragioni naturali come siccità inondazioni, tempeste tropicali ecc.. In molti casi il motivo sono i conflitti armati. Dal 1992 le crisi alimentari causate dall’uomo sono passate da 15% al 35%. Le guerre obbligano le persone a dover abbandonare le loro case. Per esempio, a cagione del conflitto nel Darfur (Sudan), dal 2004, oltre un milione di persone ha dovuto lasciare i propri villaggi e città. Ciò ha provocato una gravissima crisi alimentare in zone in cui si otteneva un buon raccolto.

Spesso la fame diventa un’arma con la quale le fazioni portano alla fame gli avversari distruggendo cibo e bestiame, colpendo i mercati, minando i campi o contaminando i pozzi. Inoltre, in molti Paesi in via di sviluppo mancano le infrastrutture adeguate a sostenere l’agricoltura.

Ad aggravare la situazione vi è il problema chiamato “food versus feed” cioè “cibo per uomini contro mangime per gli animali”. Infatti, sta aumentando la percentuale di terreni fertili che invece di essere coltivati per produrre derrate alimentari destinate al fabbisogno umano vengono coltivati per realizzare mangimi per animali (in particolare soia e mais) e quindi per produrre carne, latte e formaggio, che non sono destinati ai mercati dei paesi poveri e affamati, ma riservati a soddisfare il regime alimentare dell’ occidente. Uno spreco inaccettabile, soprattutto se si pensa che per produrre 1 kg di carne servono in media 15 chili di vegetali.

C’è da considerare anche lo svantaggioso indice di conversione alimentare, alla base del sistema zootecnico che determina l’inefficacia ecologica di una dieta basata sulle proteine animali. È stato stimato che un ettaro coltivato a patate e un ettaro coltivato a riso sono in grado di provvedere al nutrimento annuo rispettivamente di 22 e 19 persone, mentre un ettaro destinato alla produzione di manzo è sufficiente per il nutrimento annuo di una sola persona. Oltre allo spreco di risorse alimentari, l’allevamento è causa di un eccessivo dispendio di risorse idriche. Ad esempio, in Botswana l’uso dell’acqua per l’allevamento è pari al 23% dell’uso totale delle risorse idriche nazionali e rappresenta il secondo principale fattore di consumo di acqua del Paese. Inoltre, come informa la FAO, il settore dell’allevamento è la più importante fonte di inquinanti delle acque. Sempre secondo la FAO, per di più, l’allevamento costituisce il maggior fattore d’uso antropico delle terre, giacché direttamente o indirettamente, la zootecnia utilizza il 30% dell’intera superficie terrestre non ricoperta dai ghiacci e il 70% di tutte le terre agricole. Inoltre, l’aumento della zootecnia è uno dei principali fattori di deforestazione, soprattutto in America latina e, in particolar modo, della distruzione della foresta amazzonica, dove l’allevamento di bovini è la causa primaria di deforestazione almeno fin dagli anni ’70. Nel 2006 la FAO ha stimato che, complessivamente, il 70% delle terre deforestate dell’Amazzonia è stato trasformato in pascoli bovini e la produzione di mangime occupa gran parte del restante 30%. Infine, l’allevamento è anche una delle principali cause della produzione di gas serra responsabili dell’aumento delle temperature medie terrestri; cioè del riscaldamento globale.

Nell’Africa orientale e meridionale, inoltre, estese piantagioni e tenute agricole, spesso di proprietà di società straniere, sono sfruttate per la coltivazione di agrumi, tabacco, tè e altri prodotti destinati all’esportazione e non al consumo locale.

Due nemici della produzione agricola finalizzata alla nutrizione delle popolazioni locali sono il “land grabbing” e il “dumping”. Il “land grabbing” – che si riscontra soprattutto nell’Africa sub sahariana – consiste negli investimenti e nelle espropriazioni di estesi territori, da riconvertire alla produzione di cibo e di agrocarburanti destinati all’esportazione. Ciò procura notevoli effetti distruttivi sulle comunità rurali che da queste terre traggono il proprio sostentamento e che subiscono gli espropri per l’impossibilità di far riconoscere i propri diritti. Tali interventi vengono incentivati anche dalle politiche energetiche dei Paesi del nord del mondo, come nel caso delle Direttive dell’Unione Europea sulla sostituzione dei consumi energetici provenienti da fonti fossili con fonti rinnovabili.

Il “dumping” è l’importazione di beni che vengono collocati sui mercati locali a prezzi inferiori a quelli della produzione interna, con effetti distruttivi sulle capacità produttive locali. Per di più si stanno sempre più introducendo nei Paesi del sud, in particolar modo nelle comunità contadine che ancora auto producono le proprie sementi, le multinazionali degli OGM, soprattutto la MONSANTO. Le multinazionali dei semi hanno intensificato l’acquisto e le alleanze con imprese del settore, principalmente in Africa e India. La Monsanto, come affermato dalla sua principale rivale DuPont Pioneer, è l’“unica guardia” del mercato dei semi. Infatti, controlla, ad esempio, il 98% della commercializzazione della soia transgenica, tollerante erbicidi, e del 79% del mais. Questo le garantisce un grande potere nella determinazione del prezzo dei semi, indipendentemente dai suoi concorrenti. Le multinazionali hanno brevettato dei semi che sono anche sterili, per cui i contadini sono costretti, se vogliono produrre, ad riacquistarli di continuo. La MONSANTO inoltre domina anche il settore dei pesticidi.

Per quanto riguarda l’accesso all’acqua, sono trentasei le Nazioni al mondo che soffrono di questa situazione e si trovano in Africa, Asia e Medio Oriente. Tra queste ci sono Messico, Bolivia, Mauritania, Ghana, Marocco, Algeria, Tunisia, Libano, Libia, Somalia, Kenya, Madagascar, Israele-Palestina, Egitto, Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Oman, Giordania, Azerbajian, Iraq, Iran, Siria, India, Yemen, Pakistan e Corea del Sud.

Un miliardo e 800.000 persone non hanno un adeguato rifornimento d’acqua. Un bambino di un Paese sottosviluppato consuma acqua da trenta a cinquanta volte in meno di quanto ne consuma un bambino dei paesi industrializzati. Dai cinque ai dieci milioni di uomini e bambini muoiono a causa di malattie dovute all’inquinamento dell’acqua: colera, tifo, epatite, dissenteria, gastroenterite ed altre malattie. A un quinto dei bambini del mondo manca l’acqua. Nell’Africa Orientale, un bambino ogni 15 secondi muore per il mancato accesso all’acqua potabile, soprattutto nei primi 5 anni di vita. In Somalia, in cui il 71% della popolazione non ha accesso all’acqua potabile, un bambino su sette muore prima di aver compiuto un anno.

In nessuna parte del mondo la mancanza di accesso all’acqua è evidente quanto nei Territori palestinesi occupati. La popolazione palestinese è la metà di quella israeliana, ma consuma soltanto il 10-15 per cento dell’acqua che viene consumata in Israele. In Cisgiordania, i coloni israeliani usano una quantità di acqua pro capite quasi nove volte maggiore di quella che usano i palestinesi. Trecento milioni di africani, dunque, non hanno accesso all’acqua, nonostante che il sottosuolo del “Continente nero” sia ricchissimo del prezioso elemento. Secondo uno studio del “British Geological Survey” e dell’”University College London” sotto la superficie del continente ci sarebbero riserve idriche 100 volte superiori al volume di acqua presente esternamente.

Un altro fattore di povertà è il saccheggio imperialista e liberista delle ricchezze del sottosuolo.

L’Africa è ricca di petrolio e altri minerali preziosi, gran parte di questa ricchezza mineraria è stata, ed è tuttora, gestita da grandi gruppi multinazionali. Uno dei Paesi più ricchi in tal senso è il Sudafrica dove si trova la maggior concentrazione di miniere d’oro, di diamanti, cromo, amianto, carbone e rame. Altri Paesi ricchi di tali materie prime sono la Libia (petrolio), la Nigeria (petrolio, gas naturale, carbone e stagno), Namibia (diamanti, uranio), l’Algeria (petrolio, gas naturale, minerali di ferro), lo Zambia e la Repubblica Democratica del Congo (rame, cobalto, piombo e zinco oro, diamanti, coltan, cobalto), lo Zimbabwe (oro, amianto, carbone, cromo, minerali di ferro e nichel) e il Ghana (oro, bauxite e diamanti). È particolarmente emblematico il caso del Congo, vittima di un duplice saccheggio: il primo da parte delle multinazionali con l’appoggio del governo di Kinshasa, il secondo di frodo, ad opera di migliaia di persone, minatori e contrabbandieri. Ma a guadagnare in questa guerra allo sfruttamento sono sempre le multinazionali occidentali.

Queste le cause principali che spingono milioni di persone a scappare dalle loro terre.

Quello che però risulta evidente è che chi muore di fame o di sete in Africa non emigra e continua a morire, mentre da noi arrivano barconi pieni di giovanottoni in carne e pieni di pretese.

Il fenomeno immigratorio è sfruttato dal sistema capitalista globalizzato sia per creare vari “eserciti industriali di riserva”, in modo da demolire qualsiasi tutela sociale e abbattere il cosiddetto costo del lavoro, sia per cancellare ogni differenza e ogni identità dei popoli, creando una massa amorfa facilmente governabile dalla cupola mondialista (piano Kalergi).

La soluzione socialista nazionale deve dare una risposta sia sociale sia di difesa delle identità dei popoli, in particolare il nostro.

1) Stabilire una quota massima di presenza straniera in Italia. Chi entra in Italia deve avere già un posto di lavoro e un alloggio procurato da un’agenzia statale che programmi di quali lavori abbiamo bisogno, dopo aver collocato al lavoro i disoccupati italiani.

2) Per quanto riguarda i profughi, bisogna stabilire, anche in questo caso, una quota massima. I presunti profughi possono e devono fare richiesta di asilo preso le varie ambasciate o consolati italiani presenti nei loro Paesi. In alternativa si devono creare, in collaborazione con le autorità locali, dei campi di prima accoglienza prima che s’imbarchino. In mancanza di collaborazione dei Governi locali, tali campi dovranno essere creati manu militari con l’occupazione da parte del nostro esercito di fasce costiere. Solo dopo che è stato accertato lo status di profugo, costoro possono trasferirsi in Italia con viaggi dignitosi. In attesa di ciò si deve eseguire il blocco dei porti da dove partono i clandestini.

3) Un Governo socialista nazionale italiano favorirebbe la nascita di Governi socialisti nazionali in Africa che nazionalizzino le risorse minerarie, energetiche e idriche; che espellano dai loro territori le multinazionali dei semi transgenici e sterili; che si riapproprino dei loro terreni coltivabili per sviluppare un’agricoltura finalizzata al sostentamento umano, con una produzione più possibile a chilometro zero; che rifiutino il ricatto delle grandi multinazionali farmaceutiche nazionalizzando tale settore e producendo in proprio i farmaci, in modo da ottenere l’autosufficienza alimentare. L’Italia dovrebbe farsi promotrice a livello delle Nazioni Unite d’iniziative che portino al divieto di brevetto per gli esseri viventi (vegetali o animali che siano), anche se modificati geneticamente, come pure portino al divieto di brevetto per i farmaci salvavita. La sanità in ogni suo aspetto, quindi anche in quello della ricerca farmaceutica, deve appartenere alla sfera pubblica e statale.

4) Gli stranieri che lavorano in Italia devono avere gli stessi diritti e salari dei lavoratori autoctoni.

5) No ASSOLUTO allo ius soli.

6) Bisogna favorire politiche di controllo demografico prima che qualcuno lo faccia a suon di bombe atomiche e, al contrario, d’incremento demografico in Italia; quindi forti politiche della famiglia (e non quelle stantie e inutili degli ultimi TRENTA GOVERNI).

Noi abbiamo le idee chiare.

Ma i ciarlatani sinistrati e maldestri vi stanno solo prendendo in giro. Quali bugie vi prometteranno alla prossima campagna elettorale ?

Giovanni dalle Bande Nere

Annunci

3 pensieri su “Immigrazione: la posizione Socialista Nazionale

  1. MIGRANTI:
    Prima corrono a prelevarli sulle coste libiche.
    Poi li ammassano.
    Poi li menano.
    Poi li torturano.
    Infine, visto che non ne vengono a capo, li scaricano sulle spalle dei Cittadini Italiani.
    Dimissioni immediate per Renzi, Alfano e Morcone.

    Amnesty International denuncia torture sistematiche sui migranti.
    L’ignobile partitocrazia renziana ha ridotto l’Italia al livello dell’Arabia Saudita, della Turchia, di Israele, degli Stati Uniti.

    “Mi hanno dato scosse con il manganello elettrico, diverse volte sulla gamba sinistra, poi sulla gamba destra, sul torace e sulla pancia. Ero troppo debole, non riuscivo a fare resistenza e a un certo punto mi hanno preso entrambe le mani e le hanno messe nella macchina [per registrare le impronte digitali]”. Questa è la testimonianza di un ragazzo di 16 anni originario della regione sudanese del Darfur.

    Quella che segue invece, è di un uomo di 27 anni: a Catania gli agenti di polizia l’hanno picchiato e sottoposto a scariche elettriche, poi lo hanno fatto spogliare e lo hanno colpito con una pinza dotata di tre estremità: “Ero su una sedia di alluminio, con un’apertura sulla seduta. Mi hanno bloccato spalle e gambe, poi mi hanno preso i testicoli con la pinza e hanno tirato per due volte. Non riesco a dire quanto è stato doloroso”.

    Mi piace

  2. In Africa al colonialismo europeo si è sostituito il colonialismo dei russi, dei cinesi e dei coreani che comprano intere regioni di quelle terre provocando masse di disperati che arrivano da noi.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...