Analisi delle elezioni presidenziali in Moldovia

arcul-de-triumfRiceviamo e pubblichiamo questa interessante analisi delle recenti elezioni presidenziali in Moldavia. A Chisinau si respira un’aria molto simile a quella già vissuta a Kiev alcuni mesi fa, anche se è bene sottolinearlo, la situazione etnica e sociale della Moldavia non ha nessun tipo di paragone possibile con quella Ucraina, nè in termini storici nè al momento in termini geopolitici. L’articolo non vuole essere una presa di posizione politica ma un’analisi in presa diretta di fatti incontestabili e un timore reale che la situazione possa precipitare in guerra civile.

La Bessarabia, oggi Repubblica Moldova, rappresenta la parte orientale della Moldavia; mentre il resto rimane alla Romania ad eccezione di una piccola parte la Bucovina del Nord, che, attualmente fa parte dell’Ucraina. Non essendo questa la sede per affrontare la storia di questa regione diciamo solo che viene occupata dai russi nel 1812, liberata dai romeni dopo la grande Guerra e infine rioccupata dai sovietici nel 1940 e nel 1944. I sovietici creano uno stato fantoccio la repubblica federativa Socialista Sovietica Moldava. Finalmente la Bessarabia diventa indipendente nel 1991, dopo la creazione di un movimento di Rinascita nazionale Romena. Il nuovo governo ripristina la lingua romena, il tricolore romeno e i legami con Bucarest.

Ma i conti con il passato non sono chiusi. Sebbene i romeni rappresentino la maggioranza assoluta della popolazione la sinistra post sovietica riprende il potere nel 1994. Definisce la lingua romena moldavo con grafia latina, Stalin si inventa il moldavo ovvero il romeno scritto in cirillico, che semplicemente non esiste: è il romeno.Fosse solo questo !

Il potere dal 1994 viene gestito da vari oligarchi legati ad uomini di affari russi, la popolazione è ridotta in miseria e la corruzione dilaga. Quindi nel 2001 stravince le elezioni il partito dei comunisti di Vladimir Voronin. Molti sognano un ritorno al periodo sovietico che è pure stato disastroso in Bessarabia (ricordiamo i deportati solo per essere romeni la grande fame indotta dagli occupanti sovietici per punire il fiero popolo romeno), contro la giungla del liberismo selvaggio. I post-comunisti, ormai diventati proprietari e oligarchi non si sognano nemmeno di statalizzare l’economia. Il presidente Voronin si accorda con il FMI e per un certo periodo dà vita a una sorta di comunismo colorato ovvero filoccidentale. Il ministro dell’economia di Voronin è Igor Dodon, un economista non iscritto al partito ma eletto nelle file dei comunisti. I comunisti di ieri si trasformano nei capitalisti del domani.

Visto il fallimento dei suoi governi, prima delle elezioni dell’aprile del 2009 Voronin si schiera di nuovo con Putin giocando la carta geopolitica, nel momento in cui inizia il risveglio romeno soprattutto nei giovani. Si organizzano numerose marce per chiedere la riunificazione con la Romania. Le elezioni del 9 aprile 2009 vedono ancora una volta la vittoria dei comunisti che però non hanno il quorum per eleggere il presidente e sono costretti alle elezioni anticipate. La gioventù romena scende in piazza per chiedere la GIUSTIZIA SOCIALE e L’UNIONE CON LA ROMANIA.

Ricordiamo che questa è la terra dove si sviluppa il movimento legionario di Corneliu Codreanu. Sembra di vedere rinascere dopo tanti anni lo spirito legionario il SOCIALISMO NAZIONALE CRISTIANO di cui parla il Capitano e che ovviamente nulla ha a che fare con l’attuale partito socialista moldavo. La reazione della polizia è bestiale e ricorda il truce periodo sovietico. Torture nei commissariati, morti e feriti. Il sangue non scorre invano. I comunisti sono costretti, con le nuove elezioni all’opposizione. Viene eletto presidente del parlamento e capo provvisorio dello Stato Mihai Ghimpu, fratello dell’eroe nazionale Gheorghe Ghimpu.

Purtroppo le cose non andranno al meglio. Il governo di coalizione della Alleanza per l’integrazione europea, composto da liberali, liberal democratici del primo ministro Vlad Filat e il partito democratico dell’ex comunista Marian Lupu (ma in realtà guidato dal discusso miliardario Vlad Plahotniuc) non riesce a sconfiggere né la corruzione né la povertà. Igor Dodon esce dal partito comunista per fondare il partito socialista. Dodon è fortemente antiromeno è legato a discussi uomini di affari russi e propone di mettere fuori legge gli unionisti. Le elezioni presidenziali sono previste per il 2016 a suffragio universale. Ci sono parecchi candidati ma fin dall’inizio i poteri forti, che sono determinati nella manifestazione del consenso, puntano su due soli candidati Maia Sandu e Igor Dodon.

Maia Sandu è una giovane donna di orientamento tecnocratico ex ministro dell’Istruzione, secondo alcuni legata al discusso finanziere Soros, che fonda un nuovo partito Il PAS partito di azione e solidarietà. La campagna della signora Sandu si basa su una politica anticorruzione. Quando ricopre l’incarico di ministro dell’istruzione fa collocare delle telecamere durante gli esami di maturità. Il numero dei bocciati aumenta notevolmente. Afferma: “come ho fatto ordine all’esame di Stato lo farò nella vita politica” e accusa Dodon di essere corrotto e colluso con l’oligarca Plahotniuc. Questa campagna, come scrive Dan Dungaciu Direttore dell’Istituto di scienze politiche relazioni e internazionali dell’Accademia Romena si dimostra, in parte, inefficace. Infatti Dodon ha buon gioco nel dire che da sette anni è all’opposizione mentre la sua rivale è stata proposta da Vlad Filat ex primo ministro condannato, in primo grado, per corruzione ed è stata lei stessa per diversi anni al governo appoggiata anche da Plahotniuc. Poi l’eventuale tangente per corruzione prese da alcuni professori assolutamente da stigmatizzare ed i fatti gravi relativi al miliardo rubate da alcune banche proprio dal governo di cui lei ha fatto parte. La Signora Sandu nega ogni coinvolgimento e afferma che Dodon ha forti legami con gli oligarchi.

Inoltre a differenza del candidato Mihai Ghimpu che sostiene l’unione con la Romania è molto tiepida su questo tema. Ghimpu lancia lo slogan uniti per l’unificazione coadiuvato da un gruppo di militanti come il giovane deputato Alina Zotea. L’unionismo avrebbe potuto essere utilizzato meglio, per esempio dimostrando che in Romania gli stipendi sono più alti, che l’integrazione con la Romania giova al turismo, all’economia. Un altro errore è l’insufficienza della tematica sociale; infatti la candidata Maia sandu afferma che i salari saranno più alti ma non spiega come a parte un riferimento all’Unione Europea

I giochi sono ormai fatti e arrivano al ballottaggio Igor Dodon in notevole vantaggio, vicino alla maggioranza assoluta, e Maia Sandu. La popolazione di etnia romena si mobilita in modo commovente contro Dodon che vuole cancellare la storia dei romeni dalle scuole ogni traccia della cultura dei loro avi: “Farò il possibile per vietare attraverso una legge ogni tentativo di unificazione con la Romania. Un fattore importante è intraprendere azioni concrete per modificare il sistema dell’istruzione affinché nelle scuole venga insegnata la storia della Moldova e non quella dei romeni. Inoltre, intendo modificare la composizione del Consiglio supremo di sicurezza. Questo organismo deve essere composto da personalità patriottiche e che tengono all’identità nazionale. Faremo approvare una nuova strategia di sicurezza nazionale, in cui l’unione con la Romania costituirà una minaccia per la sicurezza del paese.” (fonte)

I romeni di Bessarabia all’estero si sottopongono, presso i consolati, a code interminabili, ma in molti casi le schede elettorali sono finite e migliaia di cittadini dopo avere affrontato code estenuanti non possono votare. Inoltre non mancano casi sconcertanti anche nei seggi in Repubblica Moldova. Tanto è vero che i voti sono stati ricalcolati e il vantaggio del “Presidente” Dodon si è assottigliato ancora di più. Questi episodi, visto l’esiguo vantaggio di Dodon, fanno pensare che i brogli elettorali potrebbero essere stati determinanti.

Nel frattempo, i nazionalisti romeni hanno convocato una manifestazione di protesta domenica 20 novembre nella piazza della Grande Assemblea Nazionale a Chisinau. Si respira un’aria strana in Moldovia, e ripetiamo, molto simile a quella Ucraina, nella speranza che non venga versato lo stesso sangue.

L’unica soluzione per la Moldavia è riunirsi alla madrepatria e non supportare l’espansionismo della NATO oppure constrastanti ingerenze da parte della RUSSIA.

I romeni della Bessarabia devono trovare i propri valori della Giustizia sociale e della Nazione Romena andando oltre la logica dell’alta finanza, della corruzione, delle mafie interne e internazionali, oltre lo scontro elettorale e lo squallido presente.

Danilo Zongoli, 17/11/2016

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Un pensiero su “Analisi delle elezioni presidenziali in Moldovia

  1. L’unione con la Romania, ad oggi, non è auspicabile per due semplici realtà politico-militari. La prima comporterebbe l’adesione della Moldovia alla NATO con tutte le conseguenze del caso; la seconda si chiama Transnistria, il che vuol dire una forte minoranza russa che in breve trasformerebbe quelle terre in un secondo Donbass. Inoltre in Transnistria sono presenti soldati russi a difesa dei depositi della 10a Armata ex sovietica e la popolazione ha creato una milizia per la difesa nazionale. Ora con le tensioni attuali in quell’area è più saggio tranquillizzare la popolazione che non portarla ad una guerra aperta con il soldati russi in zona. Se a questo ci si aggiunge una latente instabilità governativa in Romania (Basescu prima e Iohannis ora agiva/agisce con iniziative indipendenti dal parlamento) tale da portare a continue dimostrazioni di piazza fino a contrapporre la polizia alla gendarmeria (filo governativa), la realtà non sarebbe così rosea.

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