L’arrocco

roma_palazzodei_congressieurE’ stato un lungo viaggio, i paesaggi sono stati diversi, così come diversi sono stati coloro che si sono seduti accanto a me. Non siamo nel 1957, degli epici viaggi rimangono copertine patinate di comfort e balli di gruppo, di eroico l’acquisto notturno di un last minute con  il ricordo consegnato al diario virtuale noto a chiunque, fotina e commento. Amen.  Io comunque non ho mai adorato il mito della strada, non sono degli ’50 e non ho mai avuto una visione lisergica del mondo, è questa è una fortuna poiché ho saputo che la segale è pure cornuta e magari ha anche il piede caprino. Il mio viaggio è stato fatto su una carrozza Centoporte, meglio ancora su una Littorina che maggiormente si addice all’argomento.

Chi scrive ha ammesso, solo pochi giorni fa, di essere di stile Littorio, di per se una spinta verso un ritorno all’ordine o magari ad un’ordine nuovo. Littorio come il Liceo su Corso Trieste, al numero civico 48, il Giulio Cesare dai burrascosi trascorsi destro sinistri.  Se cercate le fotografie del Liceo romano, la più bella è seppiata, chiarifica la purezza delle forme e  la composizione armonica e se si parla di ordine armonico, il termine ordine si nobilita e salta il guado che divide schiavitù e Libertà, lo Stige infernale, il fiume dell’odio in cui annaspano i nostri moderni tempi.

Caso o Destino eccoci al dunque. L’ordine, ancora lui, cronologico dei fatti è ben noto, scivolando a pelo d’acqua si attraversarono mari interni ed oceani, ci si affacciò sulle coste di terre note o sconosciute, si piantarono bandiere e battezzarono nuovi mondi e dal pepe nero all’oro dei Maya si crearono e ricrearono i termini del commercio e si puntualizzò e specificò il valore della ricchezza. Nel mentre cresceva e si ingigantiva il termine di garanzia in denaro. Le navi che solcavano i mari, partivano accompagnate da plichi di lettere di credito che, al ritorno, si tramutavano in scrigni di sonanti monete d’oro a prescindere da cosa fosse la merce trasportata, è infatti noto che poteva anche trattarsi di carne umana, vilmente incatenata ed accatastata in maleodoranti stive, magazzini galleggianti di schiavitù viva o morta.

Poche righe di storia economica, magari da approfondire ma di sicuro avvenuta. Quale sia stato il proseguo di quel mondo civile si sa, giace nell’evidenza di questo nostro mondo civile e ci sono le virgolette, interi popoli garantiti dal credito loro concesso dalla banca centrale e da un fondo addirittura mondiale. Lo scorrere incessante e sempre più impetuoso dell’infernale fiume ha scavato un barato profondo e senza guado  tra schiavitù e Libertà. Le premesse solo per criticare il criticabile oligopolio capitalista finanziario, attività che risulterebbe reiteratamente inutile, se non fosse che esiste una concreta alternativa, la Nostra Alternativa, la Nostra Rivoluzione e mi auto arrogo il diritto di usare la prima persona plurale,

Noi, ma da figlio legittimo di USN seppur cresciuto nel riformatorio della politica opportunista e mutevole dell’essere qualcosa di ex, ex FGC, ex extraparlamentare di sinistra, ex duro e puro rifondarolo in cachemire ed erre moscia, allievo di quel tovarish Fausto, aristocratico comunista fulminato oggi sulla via di Damasco di Comunione e Liberazione, ebbene, dopo questo lungo viaggio vedo in lontananza un Nuovo Mondo e lo vedo per come mi è stato raccontato ed è stato un Noi a narrarmi di questa Terra, esistita, sepolta dalle macerie di una guerra ma ancora Viva. La Verità non ha mai avuto vergogna nel mostrarsi a chiunque senza alcun velo, il rapporto aureo che governa e crea l’armonia delle sue forme esprime quella purezza che nessun malato pensiero potrà mai offendere, violare o peggio violentare. Ella giace sotto i nostri occhi, non nascondendosi neanche agli inebetiti sguardi, vuoti e consumati dagli spot pubblicitari.

Ne vogliamo parlare? Il tragico fallimento del classismo, la società conflittuale dell’ebreo profeta della rivoluzione, di quel rigido determinismo storico che troppo somiglia ai sette giorni della genesi e personalmente troppo mi ricorda la sterile ira dell’inneggiare alle trentasei ore settimanali, l’asino da battaglia di quella rivoluzione in velluto a coste e tacchi a spillo transgender, della quale io stesso fui tesserato impenitente. Parliamone dunque, parliamo della medaglia, del suo rovescio e della Città Nuova, quella che ogni giorno della nostra vita si presenta evidente sotto i Nostri occhi, gli occhi di tutti Noi, di quel Noi che per me è Stile Littorio per altri sicuramente è altro ma per tutti è Rivoluzione. La sterile riduzione in due elementi è la follia del mondo, un diagramma di flusso di informazioni che per essere comprese, per dovere e per metodologia, sono per forza relegate in un’elementare condizione.

Positivo o negativo, lo zero uno della binaria logica della smart società, la taggatura dell’imbecille governare. Credenti e non credenti, cristiani ed islamici, capitalisti e proletari. Il palinsesto per le news dei prossimi mille anni, tinte fosche di un Futuro che nessuno riesce più ad immaginare. Il solito pandoro di natale è più dignitoso. Sotto i nostri occhi abbiamo l’esatta visione di ciò che corrisponda al termine Rivoluzione e non sono le barricate, le bombe, le gambizzazioni, i sequestri e gli omicidi di una sterile ed inutile sostituzione. La Nostra Rivoluzione è la Virtù Morale di rifiutare una conflittualità sociale, di sostituire il termine Lavoro al termine lavoratore, di non accontentarci di aggiungere al termine capitalismo l’attributo partecipativo, di dire un No secco e senza alternative al rimpasto di elementi, velenosi separatamente, mortali comunque nel loro miscuglio, qualsiasi sia la loro singola proporzione.

No senza alternative e compromessi al capitalismo. Sono Littorio, la  Città Nuova è la Città Corporativista, l’Universalità di un Mondo diverso ma Solidale e non conflittuale. Essenziale nelle sue linee curve o rettilinee, siamo Diversi, nessuna lingua comune, nessuna moneta comune e men che meno nessun mercato comune potrà mai seppellire questo fondamentale ontologico assunto. Siamo Diversi, la Bellezza del Mondo risiede nella sua assoluta Diversità, l’omologazione non è la pace globale è la schiavitù delle guerre infinite, il fiume infernale di denaro nato sporco, scambiato lercio e moltiplicato insanguinato.

Sono Littorio, l’Ordine Nuovo è una scelta Morale, una composizione armonica che solo un Italiano può comprendere. Il Mondo Nuovo è Corporativo, dinamico nel suo interloquire, Civile nel suo Divenire. Un Mondo che non sostituisce, cambia. Io non sono un neo fascista, sono un Fascista, sono un Patriota, sono Erede di Roma, patrimonio dell’intera Umanità, non sono nemico di nessuno ma sono amico solo del progresso civile, dell’equità e non della forzata omologazione. Uno Stato Nuovo Corporativo è più vicino e reale di quanto si possa immaginare, è marchiato a fuoco nel dna della nostra civiltà, della nostra storia di Italiani, Popolo del Futuro. Il viaggio è stato lungo, la destinazione è ormai vicina, sono partito per la Rivoluzione, alla Rivoluzione voglio arrivare, voglio scendere in una stazione affollata, con una sola bandiera nella sua Razionalista facciata ed è il Tricolore. Permettetemi, agli ignavi è stato riservato un posto all’inferno.

Se attendiamo che il processo di pauperizzazione violento possa scatenare una reazione uguale e contraria aspettiamo quella Rivoluzione globale che, solo un falso processo scientifico sociale poteva elaborare e lo ha fatto ed ipotizzato sotto lo scudo di un determinismo che, tale non è mai stato.

Oggi vince l’oligopolio, vince la privatizzazione, vince il globalismo di merci inutili e di poco valore, vince ancora il capitalismo. L’Azione Politica di una Morale Sociale è Azione, è costruzione, non è quantitativa, le quantità sono la truffa di questa democrazia obbligatoria numerica, l’Unione degli Intenti Morali, l’esaltazione del Popolo e non parte di questo è oggi, è sarà per domani la soluzione Rivoluzionaria, magari la Nostra.

Saluto con affetto chiunque abbia letto queste righe.

Patrizio Romano

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