I governi americani non cambiano mai.

Ultimamente,  la “nuova America” di Donald J. Trump ha mostrato un volto sinceramente inatteso, simbolo di continuità (almeno in politica estera) con le precedenti peggiori amministrazioni USA degli ultimi decenni vale a dire: Clinton, Bush, Obama). Trump, aveva esordito con ben altro discorso nel gennaio di quest’anno il giorno del suo insediamento, considerando il popolo come unico protagonista nella vita politica americana e, invocando la supremazia della sovranità nazionale denunciando così l’imperialismo degli anni precedenti e promettendo la tanto attesa discontinuità. Tutto questo era fino a poche settimane fa il programma del nuovo Presidente Donald J.Trump; si sta vedendo invece tutto il contrario; le ultime decisioni in politica estera sono sconcertanti; Trump ha spogliato il popolo di qualsiasi decisione, ha subito sconfitte politiche una dopo l’altra ed è tuttora ricattato dall’ estabilishment liberal e neo-con.

Un presidente che doveva distruggere l’ISIS, annientare il fondamentalismo islamico e mettere al centro la sovranità nazionale e popolare ad oggi, con una meschinità misera senza precedenti tradisce il suo popolo, investe la democrazia popolare, peggiora le relazioni con chi veramente ha dimostrato di difendere la civiltà in Medio Oriente (la Russia di Vladimir Putin) e viola la sovranità di un governo legittimo che sta valorosamente combattendo contro il terrorismo (la Siria di Bashar al Assad) per favorire invece dei ribelli incivili (l’opposizione siriana) e dei delinquenti tagliagole del sedicente stato islamico (ISIS).

Gli slogans “America First”, “Make America great again” non rimane più nulla, negli States monta la protesta degli elettori pentiti di Donald J.Trump (i “Trump regrets”), del notiziario “Breitbart” (che si è visto liquidato il suo esponente più in vista, Steve Bannon); tutti i supporters pentiti; da Nigel Farage a Marine Le Pen passando per Matteo Salvini e il Movimento cinque stelle; amaro il tweet dello statunitense Paul Joseph Watson dopo l’assurdo bombardamento alla Siria: “scendo ufficialmente dal treno di Trump e chiedo scusa a tutti”; persino il fan club italiano del presidente Trump scende in pista a favore di Assad e contro la politica imperialista made in USA.

Oggi, Trump può cambiare slogan, quello che ama il partito repubblicano, che ha sempre amato già all’epoca di quando Bin Laden era uomo CIA e quando i talebani erano fedeli alleati contro l’imperialismo sovietico: “Make ISIS and islamic fundamentalism great again!”, a dimostrazione che i governi USA mai cambiano.

Andrea Delpino

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Un pensiero su “I governi americani non cambiano mai.

  1. Io lo dissi a suo tempo ma nessuno mi diede ascolto, tutti ad inneggiare a Trump come un branco di scimuniti e non si sono resi conto che in America hanno semplicemente cambiato orchestra ma la musica è sempre la stessa.

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