Recensione al saggio “I Guerrieri di Dio” (2017)

Il 25 maggio una nostra delegazione è stata presente a Roma alla presentazione del libro I Guerrieri di Dio. Hezbollah: dalle origini al conflitto in Siria scritto a quattro mani da Stefano Fabei e da Fabio Polese. I due autori hanno avuto la possibilità di confrontarsi sia con alcune istituzioni islamiche e libanesi, sia in ambito accademico con studenti libanesi e iraniani dell’Università di Perugia. Fabei si è occupato principalmente della trama storica mentre Polese si è concentrato sulla presenza politica e sociale di Hezbollah e la sua azione militare. Lo scopo principale di questa sinergia è quella di sfatare le generalizzazioni e i falsi miti di un Islam che la disinformazione occidentale ci presenta come una realtà intollerante e oscurantista. 

La data scelta per la presentazione del libro vuole simbolicamente ricordare il 25 maggio del 2000, data della liberazione dei territori del sud del Libano ad opera della resistenza locale e finalizzata dai Guerrieri di Dio, che riuscirono a ricacciare le truppe occupazioniste israeliane entro i loro confini. L’intento degli autori è stato quello di voler riassumere i tratti fondamentali di Hezbollah attraverso la cronistoria dal 1982 fino all’odierno impegno in Siria, sottolineando come al giorno d’oggi sia uno dei movimenti a tutto tondo più interessanti in tutto il panorama mondiale.

Hezbollah rappresenta storicamente a pieno il frutto di quel periodo di incubazione durante il ventesimo secolo delle comunità sciite in attesa di quel riscatto che non poteva non avverarsi se non tramite la politicizzazione dello sciismo, di quella minoranza diseredata. Quell’incubazione che però ha origini molto più remote, da quella dialettica di ribellione sociale insita nello sciismo nel passaggio fluido tra la tarda antichità e l’alto medioevo, accompagnata da una diversa interpretazione del Corano, più gnostico, razionale e meno intrusiva rispetto all’ortodossia letterale e maggioritaria sunnita. Una storia di dissidenza minoritaria che parte da quella mancata occasione storica di presa del potere e si trasforma in un accumulo di idee pensate, modificate e rielaborate, una storia eretica che nell’Islam viene alla luce prima di tutto in quanto dissenso politico, etico, filosofico e quindi religioso e che ha alle sue spalle un passato costellato di rivolte sempre puntualmente soffocate nel sangue. Questo è il retroterra storico, etico-politico e religioso di Hezbollah.

Dipinto come un movimento fanatico e terrorista dai grandi media occidentali e sionisti, al contrario è riuscito nel dialogo con le altre confessioni e comunità, sia libanesi che in tutto il mondo arabo, ottenendo quel rispetto e riconoscimento anche nelle comunità non-sciite. Hezbollah come metafora del Libano multiconfessionale, multiculturale e multilinguistico che soltanto la laicità del pathos sciita ha saputo garantire.

Inviolabilità delle frontiere e Sovranità sono stati e sono tutt’ora i 2 perni dell’attività dei Guerrieri di Dio e che forse più di ogni altra cosa rendono chiaro il loro spettro d’azione. Hezbollah è stato capace di far fronte ad uno degli eserciti più sviluppati al mondo come quello israeliano, riuscendo nell’impresa di ricacciarli dove altri più grandi avevano precedentemente fallito segnando un intoppo nella macchina espansionista sionista che nonostante tutto ha recato molti danni agli edifici civili e alle comunità del sud del Libano. Questo disagio ha causato una reazione lenta da parte dello stato Libanese che si è ritrovato impotente nel soccorrere le popolazioni e ricostruire gli edifici. Hezbollah ha dimostrato di riuscire ad arrivare dove lo stato non riusciva a garantire, ricostruendo ospedali ed edifici nelle zone colpite e mettendo a disposizione delle cliniche mobili; riuscendo a portare delle cisterne per soccorrere le comunità a cui non arrivava più l’acqua; intervenendo in altre situazioni che leggerete lungo il testo.

Queste attività assistenzialiste hanno dimostrato al popolo libanese la capacità di Hezbollah di sapersi sostituire in caso di bisogno al debole stato libanese e ciò non ha fatto altro che incrementare il sostegno e il consenso da parte di tutte le diverse comunità religiose libanesi.

Nella politica interna Hezbollah si è costituito come partito riuscendo ad ottenere anche buoni risultati (12 seggi nel 2009), ma ciò che sorprende è la rete che è riuscito a costruirsi intorno, non direttamente traducibile in termini elettorali, ma che grazie al volontariato da una parte e l’alleanza con partiti affini dall’altra, rende stabile la convergenza di diverse istanze intorno al Partito di Dio che si conferma comunque come una forza politica duratura anche se non maggioritaria, polo di un fronte che sinteticamente si raccoglie intorno a tre grandi temi; l’emancipazione delle comunità sciite, l’istaurazione in Libano di una repubblica islamica sul modello iraniano e la lotta contro le mire espansionistiche sioniste.

Questo per sottolineare che Hezbollah rappresenta ed è percepito dalla gente come un’organizzazione parastatale, un modello socio-politico di partecipazione libera e non solo; una visione del mondo, un etica, una prassi di lotta. Il fratello maggiore di tutti i libanesi. Il suo mito ha scavalcato i confini nazionali fin tanto da essere riconosciuto come il difensore della laicità e della multiconfessionalità nel complesso mondo arabo, come sta dimostrando tutt’ora in Siria, sia contro l’imperialismo dogmatico e totalizzante dell’Isis che contro la nevrosi sionista.

Il rispetto per Hezbollah proviene anche dagli altri paesi musulmani sunniti che riconoscono in Hezbollah l’ideale della resistenza soprattutto in quei paesi post-coloniali come l’Algeria che al tempo riuscì ad ottenere l’indipendenza dalla Francia o come nella vessata Palestina, dimostrando che nell’immaginario collettivo arabo-musulmano Hezbollah non significa soltanto sciismo ma un’Idea di libertà che scavalca le categorie prettamente politiche e religiose.

Questa è la forza di Hezbollah.

C. Bocciarelli, F. Lolli

* * *

Fonti:

I Guerrieri di Dio. Hezbollah: dalle origini al conflitto in Siria, di S. Fabei e F. Polese, Ugo Mursia Editore, 2017

Fuori dalla città iniqua. Legge e ribellione nella filosofia politica nell’Islam medievale, di L. Capezzone, Carocci Editore, 2010

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3 pensieri su “Recensione al saggio “I Guerrieri di Dio” (2017)

  1. Hezbollah e Iran sono considerati il nemico e ce lo continuano a fare credere, in realtà a combattere il Califfato sono proprio loro e USA e UE gli remano contro.

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  2. Pare che il Kaliffo Al Baghdadi sia stato ucciso dalla coalizione russo-siriana.
    In tal caso il Pentagono non puo’ che essere in lutto.

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