Sindrome di Cassandra

Dopo un lungo tempo torno a scrivere ai lettori di ITALIA PROLETARIA per esprimere il mio punto di vista sul futuro dei figli di questa martoriata nazione.

Il Lavoro rappresenta il baricentro nella vita sociale di qualsiasi gruppo etnico e la sua funzione è duplice:

1 – Garantire la produzione di beni e servizi per la collettività

2 – Garantire l’autonomia personale e familiare in ambito sociale

Nel primo punto si esprime la nobiltà e sacralità del lavoro, in quanto destinato a servire il Bene Comune, mentre il secondo, ci consente di creare un nostro microcosmo e di realizzarci a livello individuale, familiare ed anche sociale. Non a caso la Costituzione Italiana pone all’art. 1 la dicitura “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, confermando in ciò l’assoluto primato del lavoro nella costruzione e sviluppo sociale del nostro Stato.

La verità invece e che il Lavoro è il baricentro su cui poggiano gli interessi economico – finanziario dei Centri di potere multinazionale (paradossalmente le Corporations (Società per Azioni Corporative) che non sono, chiariamo, le corporazioni di arti e mestieri dei lavoratori.

Anche in questo caso la funzione del Lavoro è duplice

1) produrre il massimo plusvalore azionario e quindi più alti dividendi attraverso lo sfruttamento delle “Risorse Umane” attraverso formule contrattuali “capestro” come il lavoro accessorio, a chiamata ecc., le quali non conducono alla stabilizzazione del lavoro dato che non generano “Lavoro” ma una agghiacciante parodia dello stesso, ma alla sua precarizzazione con tutte le conseguenze che ne derivano, producendo una sorta di “svendita sociale”, alzandone il livello di stress e conducendo le masse allo svilimento, alla frustrazione ed alla paura del domani per sé e per il propri figli e, come estrema conseguenza, ad una degradazione etico-morale e spirituale socialmente  disgregatrice. Tutto ciò per la produzione di beni e servizi da destinare alle stesse in ragione del profitto che ne deriva e non certo per il Bene Comune o per l’equità e la stabilità e l’eticità di un gruppo sociale.

2) garantire l’arricchimento personale e familiare e gestire attraverso la ricchezza un sistema plutocratico pseudo – politico e con esso il Potere e quindi il controllo sulle masse attraverso la gestione politica a livello legislativo e la manipolazione delle stesse  utilizzando sapientemente anche in forma subliminale l’informazione di massa.

Ma quali sono le dinamiche che dovrebbero essere innescate al fine di pervenire alla crescita individuale e sociale ed al conseguente benessere diffuso che ne deriverebbe?

Certamente la creazione di presupposti che consentano di strutturare un sistema che garantisca dal punto di vista lavorativo un percorso ininterrotto nel cambiamento che inevitabilmente fa parte della “continuità sociale”. Verso la fine degli anni ’90 l’Europa siglò un Accordo Quadro inviato a tutti i Paesi membri, in cui si chiedeva agli stessi di creare un mercato del lavoro che consentisse attraverso meccanismi di flessibilità (in entrata), la creazione di nuovi posti di lavoro ma che testualmente affermava: “SI CONSIDERA LAVORO SOLO QUELLO A TEMPO INDETERMINATO”.

Risulta chiaro la volontà di chi produsse quel documento non era quella di perseguire l’obbiettivo della precarizzazione del lavoro attraverso una visione distorta della   flessibilità sul lavoro, ma la sua stabilizzazione in quanto veniva considerato l’elemento sociale e non tanto quello di matrice economico – finanziaria d’Impresa o perlomeno questo a me pare…

In Italia i politici del tempo, attraverso una sapiente regia mediatica, ogni volta che potevano, rifacendosi al suddetto accordo dicevano: “L’Europa ci chiede più flessibilità”, ma non dicevano quanto scritto nel medesimo accordo, due righe più in basso e cioè che il lavoro flessibile non può essere considerato lavoro.

A questo punto l’occupazione si divide in due categorie:

A) – IL LAVORO

B) – IL NON LAVORO (da distinguere dalla NON OCCUPAZIONE)

Del primo punto penso che parlarne sia superfluo, mentre del secondo ritengo che ci sia poco da dire ma molto da riflettere e cercare di capire, in una visione prospettica, il destino che già ora si prefigura, dando modo di intuire gli scenari a cui molti di noi (sfortunatamente) assisteranno.

Penso e mi dispiace che non ci sono ne ci saranno a breve o medio termine le possibilità di invertire il senso di marcia e di recuperare La dignità popolare, anche perché le masse ne hanno perso il senso e la ragione, una dignità che questo sistema politico ed economico, imposto dall’Aristocrazia plutocratica internazionale, ha minato nel suo aspetto più importante: Il Lavoro.

Marcello Micugliani

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