La crisi di rappresentanza del sindacato

Il referendum svoltosi alcuni mesi fa tra i lavoratori di Alitalia parla chiaro. Il 67 per cento dei lavoratori ha respinto l’accordo. Certamente non si può parlare(come per molti anni ha fatto la retorica dei sindacati confederali e della sinistra radical chic) di piloti e lavoratori super pagati che, ormai, non esistono più da anni. La stessa cosa è successa con i lavoratori del consorzio Almaviva. Il metodo Marchionne ( o votate per l’accordo o chiudiamo) non funziona più. Secondo Enrico Cisnetto de “Il Messaggero” ciò rappresenterebbe un esempio di populismo sindacale. Secondo me le cose stanno diversamente.

La crisi di rappresentatività dei sindacati confederali non nasce oggi. I lavoratori non si sentono tutelati dalla triplice. Da diversi anni sono nati sindacati autonomi come  la FISAFS  peri ferrovieri ,la FABI per i bancari o la GILDA degli insegnanti o per rimanere ad Alitalia l’ANPAC e l’ANPAV. Molti esponenti della “sinistra radicale” hanno dato vito alla USB e ai COBAS. Se analizziamo i dati sulle iscrizioni il numero rimane costante rispetto a quando non si potevano iscrivere i pensionati, quindi senza costoro avremmo registrato una notevole decremento. Gli accordi (rivelatesi poi fallimentari) come quello di Alitalia in realtà non contenevano un piano di rilancio ma la possibilità di sopravvivere in attesa dell’ennesimo piano di salvataggio con il relativo licenziamento e abbassamento dei salari.

A questo si aggiunge un’altra questione di cui i sindacati difficilmente parlano. Il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo si è rivelato un dramma sociale. Infatti conviene solo per chi lavora sempre e per chi guadagna tanto. Entrambe le cose, purtroppo non si verificano per i giovani. Poi in un paese che per anni è stato vittima di un’alta inflazione i conti non tornano. Non dimentichiamo che la generazione che andrà in pensione tra una decina d’anni non sapeva di questa assurda novità e non ha potuto provvedere con una pensione complementare. Rimanendo in tema di previdenza complementare i fondi pensione sono gestiti proprio dai sindacati.

Ebbene cosa hanno fatto i sindacati contro la “riforma Fornero” e prima della “riforma Dini”? Assolutamente nulla. Cosa hanno i sindacati contro  la legge renziana su l voro che permette di licenziare secondo il capriccio dei datori di lavoro? Cosa fanno i sindacati contro la continua svendita agli stranieri di ciò che resta del patrimonio industriale italiano? Niente altro che populismo sindacale!

Le recenti consultazioni testimoniano che l’unica soluzione è un sindacalismo nazionale che difenda la giustizia sociale e la Comunità nazionale, sindacalismo che fa parte integrante della dottrina socialista nazionale. Dall’altra parte c’è tutto il vecchio e marcio mondo turbocapitalista!

Danilo Zongoli

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