La rincorsa di Santa Romana Chiesa

Riteniamo doveroso richiamare l’attenzione del lettore sul fatto che l’estensore di questo articolo da venticinque anni non fa più parte della comunità cristiana, avendo egli maturato la convinzione che la dimensione spirituale dell’esistenza non debba necessariamente passare attraverso i dogmi di Santa Romana Chiesa e del cristianesimo. Pertanto le valutazioni che sono espresse, rifuggendo qualsiasi intento “partigiano”, sono il frutto di una meditata riflessione personale e, soprattutto, non rispecchiano una posizione ufficiale od ufficiosa dell’Unione per il Socialismo Nazionale sulle questioni religiose. 

La chiesa cattolica apostolica romana potrebbe essere ancora un valido argine al progressivo indebolimento di ogni forma di spiritualità e sacralità, oggi sintetizzabile con il termine “secolarizzazione”. La convinzione che questa valutazione abbia fondatezza viene dall’ancestrale – e naturale – bisogno di sacro e di metafisico che da tempo immemore accompagna l’essere umano. Si è voluto però usare il condizionale poiché di quel fenomeno – la secolarizzazione appunto – la chiesa di Pietro non è più solo vittima designata bensì, ormai, anche attrice protagonista. E il condizionale è a maggior ragione pertinente se si prende poi a modello di riferimento l’attuale guida di quella istituzione. Intendiamo, non che il papa regnante sia l’unico responsabile di un processo ormai quasi giunto al capolinea, ma certamente il cardinal Bergoglio sta lavorando alacremente per completare un’operazione partita da lontano e di cui egli parrebbe essere l’ultimo tramite.

Si diceva della duplice condizione della chiesa cattolica di vittima e protagonista della secolarizzazione: la cosa potrebbe sembrare un paradosso, ma di fatto non lo è. In effetti, la chiesa ha da tempo cessato di subire la “caduta del sacro” ed ha cominciato a rispondere al fuoco nemico (neoilluminismo e relativismo)  riposizionandosi in favore di vento pur di non perdere altro terreno, anzi per cercare di guadagnarne ancora. L’operazione parte da lontano giacché è con il Concilio Vaticano II che la chiesa di Roma ha iniziato ad uscire dai palazzi apostolici per affacciarsi verso un mondo in progressivo cambiamento e di cui rischiava di non saper cogliere le molteplici istanze. Senza ripercorrere a ritroso le aperture moderniste di papa Montini o le epocali vicende politiche di cui è stato artefice e protagonista papa Wojtyla, oggi, dopo la anomala parentesi Ratzinger su cui la storia prima o poi farà luce, l’ultimo erede di Pietro non perde occasione per dimostrare al mondo intero che la sua chiesa dovrà essere ben altra cosa rispetto al passato. Ovviamente tutto questo ha un costo, quello, appunto, di divenire essa stessa consapevole artefice di quella secolarizzazione che sta mettendo ovunque in discussione la concezione spiritualistica della vita. Per farla breve, la chiesa di Roma ha scelto di “stare sul mercato”, di fare “campagna acquisti” e di essere il luogo della quantità piuttosto che della qualità, dell’orizzontale rispetto al verticale. Essa ha scelto di avere fedeli senza preoccuparsi più di tanto dello spirito, ha preferito chiese con “fedeli” minigonnate e telefonino squillante piuttosto che la severa sacralità e l’imposta austerità di un tempio semivuoto.
Per capire cosa stiamo dicendo e per cogliere il senso più profondo del cambiamento che sta attraversando Santa Romana Chiesa basta andare ad una messa o aver modo di frequentare una qualsiasi parrocchia di provincia, magari a ridosso di qualche ricorrenza. Una liturgia sempre più essenziale per non annoiare troppo l’uditorio, poco o nessun interesse riguardo al contegno formale da tenere all’interno di un luogo sacro, catechesi dottrinale affidata a laici, teatralizzazione delle funzioni religiose con rocketizzazione di brani sacri e via di seguito in un florilegio di piccole iniziative a scelta del parroco di turno: questa è ormai la regola in quasi tutte le chiese cattoliche, un po’ come da decenni avviene nelle chiese protestanti d’oltreoceano.
Se, dunque, per scongiurare il calo dei “fedeli” e per aprirsi al mondo moderno è costretta a passare attraverso l’accettazione degli stilemi che quest’ultimo propone, allora vuol dire che la chiesa di Roma è al capolinea della sua missione spirituale e sta solo gestendo – invero molto opportunisticamente – un “bacino di utenti”, alla stregua di una qualsiasi associazione o azienda. Tra questi “utenti”, per i quali il termine “fedeli” appare effettivamente poco appropriato, ci sta di tutto: l’appassionato di canto che se non ci fosse il coro la domenica andrebbe a messa forse a Natale e a Pasqua, la coppia musulmana che lascia i figli al doposcuola parrocchiale perché costa meno che da un’altra parte, le mamme in tiro su tacco 12 in passerella col figlio cresimando per fare le foto di rito o le signore divorziate alle quali la chiesa moderna non solo ha riaperto le sue capienti braccia ma le ha promosse pure catechiste. Una Babilonia che, crediamo, qualche dubbio lo farà sorgere anche a chi, pur memore della lezione di Cristo con la Maddalena, mal digerira’ certe forzature della chiesa post moderna.
Lungi dall’ergerci a censori di una istituzione bimillenaria le cui pecche sono evidentemente del tutto simili a quelle di una qualsiasi istituzione laica (senza però avere pretese di universalità e santità), ci rimane difficile dare una risposta positiva all’ipotesi condizionata che abbiamo formulata in apertura. Non che non sia possibile, giacché nelle vicende degli uomini tutto potrebbe accadere, ma al momento, per come stanno andando le cose, riteniamo che il miracolo di una Chiesa cattolica che diventi fulcro di misticismo e spiritualità è ben lungi dal mostrarsi. Per ora gli ultimi miracoli di cui abbiamo avuto conoscenza sono stati quelli che un papa regnante ha riconosciuto al suo predecessore, per poi proclamarlo santo.
Fernando Volpi
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