Mafie nuove o vecchie ? A volte ritornano…

Nelle ultime settimane diversi fatti hanno scosso le opinioni e aperto dibattiti, anche molto forti. La morte di una giovane ragazza in circostanze  dal film dell’orrore; un ragazzo spara da una macchina in corsa ferendo intenzionalmente solo immigrati africani; cortei antifascisti e antirazzisti sfociati in violenza fisica e verbale. Ma quello che sembra meno evidente nella coscienza del cittadino e che si si parla anche, ancora o di nuovo, di mafia e criminalità organizzata.  Negli ultimi anni il tema mafia è quasi scomparso dai notiziari e dalla vita quotidiana, almeno quella mafia che si avvertiva pesantemente al Sud, quella mafia che faceva chiudere i negozi a Palermo, quella mafia che faceva sentire le sirene per strada, e le persone ne ragionavano in sottovoce e con poche parole vaghe. 

Totò Riina è morto e con lui un’epoca, un’epoca che apparentemente abbiamo sconfitto, ma il Sud rivive e lo spettro mafia è sembra lo stesso, quello della vecchia mafia. La mafia, quella vera, esiste ancora ma è talmente elevata a sfera astratta che, o non viene percepita affatto o nominata insieme al contesto di criminalità di interesse internazionale – ormai comune a tanti nazioni – o viene perfino confinata ai quartieri bassi delle città e considerata un fenomeno della criminalità comune. Un fenomeno peraltro che ha visto mafie come la Ndrangheta ormai espandersi a livello europeo e mondiale. La mafia ha perso l’influenza nella vita quotidiana del comune cittadino, ha perso anche il carisma dei suoi personaggi feroci e spietati. Ma, al contempo, nelle scuole l’ora di educazione alla legalità è quasi scomparsa.

Ma ecco che improvvisamente articoli sui quotidiani e in rete appaiono come strilloni annunciando la gravità del fenomeno delle nuove mafie presente in Italia già da qualche anno. Mafie nigeriane, mafie cinese, mafie straniere, e ovviamente, mafia italiana. Queste nuove mafie agiscono ben organizzate, strutturate all’interno della società, e sono al contempo molto feroci e praticano perfino riti tribali.

Tanto feroci con tribalità arcaiche, talmente arcaiche che sono quasi fuori dalla nostra percezione; queste strutture criminali operano nel cerchio dei loro stessi connazionali, sfruttando la tratta di deportazione dell’immigrazione clandestina per organizzare traffico di droga, sfruttamento di prostituzione, racket delle elemosine, sfruttamento della povertà.  La nostra percezione su di loro è molto particolare: sembrano molto lontane dalla nostra sfera quotidiana, per cui nelle istituzioni e nella percezione del comune cittadino, persino per parte delle magistratura è considerato un fenomeno quasi marginale.

Curiosamente il fenomeno non è di origine propriamente recente, dato che la stessa rivista Limes, nell’ormai lontano 2005 dedicò un ampio servizio (fonte), e anche più di recente un libro di Stefano Becucci e Francesco Carchedi, ha ampiamente descritto il fenomeno (fonte) che soltanto oggi viene “scoperto” dai Media. Il tutto ormai certificato dalla Relazione 2017 della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo che si può comodamente trovare in rete (fonte)

Stranamente però, questo non è ancora un problema realmente percepito dalla nostra società. Inoltre, aprire una questione mafia-immigrazione è, fino ad oggi, ‘politically incorrect’ per cui parlare di migranti criminali si rischia di venir sempre additati come populisti o xenofobi. Il problema non è affrontato; esiste una parte politica che non vede il migrante criminale o da la colpa alla mancata integrazione o alla criminalità locale in cui il migrante è spinto. Ed ovviamente, al contrario, esiste ovviamente un’altra sponda politica che denuncia il migrante criminale più per populismo o aperto razzismo, strumentalizzando il tutto nella popolazione per la crescita del proprio movimento politico, ma non definendone nè gli aspetti sociali nè quelli capitalistici. A forza di starnazzare e fare propaganda elettorale entrambe le parti politiche sono cieche e senza soluzioni davanti ad un fenomeno di criminalità organizzata che parte già nei lontani paesi di origine e importa strutture ben organizzate ed anche gli addetti addestrati. 

Il fatto che queste organizzazioni operano coi propri connazionali non significa che non potrebbero espandersi; già esistono contatti e reti di collaborazione con organizzazioni criminose nostrane e non sappiamo fino a che punto una mafia nigeriana in Italia è tollerata o anche legata  dalla malavita locale e i futuri sviluppi. Stesso discorso per le mafie balcaniche e quelle cinesi che operano nel nostro paese da molti molti anni.

La cosa che più colpisce è come queste mafie agiscano con ferocità; questo non deve farci dimenticare che la mafia agisce SEMPRE con grande violenza e la mafia siciliana non è stata ai suoi tempi diversa e meno crudele. Pensare che una mafia straniera sia meno pericolosa perché confinata solamente in un mondo di criminalità di strada, pensare che abbia al massimo del suo sviluppo in zone o quartieri di città come negli USA, e quindi non sviluppi influenza politica, è altrettanto cieco. Basta riflettere sui numerosi scandali di trafficanti di migranti, ONG ecc., per capire che anche una organizzazione criminale estera può avere un ruolo di influenza o decisione e piegare l’operato di organizzazioni internazionali o nazionali. Nonché gli interessi politici compiacente e della criminalità italiana legati all’affare immigrazione, sfruttamento, droga. E’ ridicolo pensare che alcune ONG operino nel Mediterraneo per portare in Italia migliaia di disperati, che molto spesso finisco in pasto alle mafie. Ecco perchè siamo contro le ONG del Mare; questi signori non fanno un favore ai Migrantes, ma li fanno diventare solo schiavi.

La mafia italiana, lo sappiamo bene, era una vera ‘piovra’ che negli anni è riuscita a controllare e persino spezzare interi settori della società, magari sotto la guida massonica. Anche ‘Cosa Nostra’ negli primi anni del dopoguerra era considerata un fenomeno marginale in Italia, quasi culturale del Sud Italia e con il quasi stesso atteggiamento non lungimirante verso un possibile sviluppo, leggi e misure adeguate non sono state emesse per fermare il fenomeno in tempo.

Ragion per cui, CONTRO UNA POLITICA come la attuale che sembra solamente vivere per la (finta) contestazione tra i vari partiti A MERI FINI ELETTORALI, che sembra votata solo agli interessi personali dei politici e che quindi sembra non volere risolvere alcuno dei problemi sociali della Comunità Nazionale – non solo mafia ma disoccupazione, crisi economica, degrado sociale – urge un forte richiamo ed una presenza forte e determinata dello Stato, e non sono l’IperTurboCapitalismo istituzionale.

Y.B.

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Un pensiero su “Mafie nuove o vecchie ? A volte ritornano…

  1. Non si rendono conto i radical chic borghesi e salottieri nostrani (o magari lo sanno ma sono in mala fede) che l’emergenza migranti fa comodo alle organizzazioni criminali e imprenditori senza scrupoli

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