Rivoluzioni colorate: Macedonia e Africa ancora zone a rischio

Quelle di Praga e Budapest furono tra le prime; una meno nota ma che preoccupa l’intero scacchiere mediterraneo sta giacendo sotto la brace in Macedonia. Sono le cosiddette “rivolte (o rivoluzioni) colorate”, insurrezioni non spontanee, eterodirette dall’estero (quasi sempre occidente) e spesso finanziate dal magnate George Soros, per sua stessa dichiarazione. La crisi ucraina ne è l’esempio forse più lampante: blocchi di protesta popolare (finta e strumentalizzata) in rivolta contro un governo, reo di non essere allineato o di non essere particolarmente favorevole ai “dictat” occidentali/statunitensi. Stesso copione avvenuto negli scorsi mesi in Macedonia; Nell’ex paese jugoslavo infatti, numerosi contestatori si sono radunati contro il governo per un non meglio precisato desiderio di libertà (fonte); financo l’UCK è stato impegnato in azioni di guerriglia, dovuta alla consistente popolazione albanese nella parte occidentale della piccola nazione balcanica.

Queste le ragioni ufficiali. Quella vera risiede nel fatto che la Fyrom è un importante transito per i gasdotti russi diretti verso l’Europa occidentale. E’ quindi nel puro interesse americano, con l’aiuto di cospicui finanziamenti sorosiani, destabilizzare la zona ed arrivare ad avere governi non filo-russi. Anche se apparentemente la situazione si è tranquillizzata il paese è ancora a rischio.

Anche in Africa esiste il forte rischio di diverse “primavere” o finte rivoluzioni sulla scia di quelle precedenti, ormai ben collaudate. L’Africa francofona infatti, potrebbe essere la regione designata ad ospitare queste rivolte, le quali si prevedono in Gabon, Burkina Faso (già teatro di recenti sommosse), Rep. Centrafricana e forti destabilizzazioni anche nel Congo.

Ancora non sono ben chiare le modalità con cui avverranno i suddetti disordini, ma probabilmente si succederanno tramite l’utilizzo di mercenari e successivamente di diversi tiranni locali ancor più asserviti a Francia e Stati Uniti, con relative multinazionali alle spalle.

Il fenomeno delle primavere colorate è in forte aumento negli ultimi anni, dato che le potenze plutocratiche hanno capito che sono assai più convenienti e meno dispendiose di guerre “canoniche” (gli USA non vogliono più inviare truppe in giro per il mondo come in passato), rinunciando quindi pure allo sforzo di un impiego militare in loco, che oltretutto, rischierebbero di indispettire l’opinione pubblica, mentre attualmente molti “intellettuali” più lucidi, anche in aree politiche dove dovrebbero prevalere altri piani d’analisi, si lasciano irretire da queste cosiddette “primavere di libertà”, assolutamente prive di caratteri di sovranità.

Gianluca Vannucci

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