DTO: una risposta seria agli sprechi regionali

Gli enti territoriali sono riconosciuti come strumenti di democrazia e identità nella loro capacità di esprimere le esigenze delle Comunità locali e di saper rappresentare il contenitore delle realtà storico culturali locali: ciò è sempre vero? Se da un lato i Comuni sono la massima espressione di localismo tra gli enti e le Province possono rappresentare bene realtà storico culturali ed essere un ottimo strumento di coordinazione dei Comuni, dall’altra le Regioni appaiono essere un di più nell’ambito del sistema statale. Le Regioni italiane sono state istituite nel non lontanissimo 1970 e, non solo per la collocazione storica, simboleggiano bene lo spreco statale del secondo dopoguerra, costituendo un contenitore per politici che pur non avendo lo stesso rilievo e onere decisionale, hanno un tornaconto simile a quello di un parlamentare, seguendo la logica, se logica è corretto definirla, che non sono mai troppi i seggi per accontentare chi spinge nel partito. Se poi si da uno sguardo da vicino si trovano differenze interne tra i territori provinciali uniti sia riguardo a quella identità storico culturale predetta sia per le problematiche politiche che risultano più calzanti agli enti Comunale (certo con la fusione tra i piccoli Comuni di zone omogenee) e Provinciale, per arrivare al contrario nel caso valdostano dove il territorio regionale provinciale coincidono.

Molto si sente parlare di autonomia e si pensa molto spesso, a tal proposito, alle Regioni a Statuto speciale ma se si andasse a ricercare la motivazione di questo riconoscimento ci si chiederebbe il perché di questa discriminazione nei confronti del resto d’Italia visto e considerato che tutta la penisola è un puzzle di identità, idiomi, in molti casi minoranze, per non parlare poi dello Statuto riconosciuto al Friuli Venezia Giulia perché confinante con la Jugoslavia comunista e che ora sembra aver fatto il suo tempo, a prescindere dalle valutazioni sulla sua opportunità iniziale.  Coerentemente con quanto detto precedentemente e con quanto espresso dal 2011 nel programma Socialista Nazionale (scarica) si può dire che l’autonomia locale si incarna in maniera congeniale con le Province che potrebbero chiamarsi Distretti Territoriali Omogenei (DTO) e con i Comuni. Le Regioni dovrebbero essere quindi abolite, con l’assorbimento del loro personale e delle sue funzioni all’interno delle DTO, che farebbero proprie anche tutte le competenze degli Enti soppressi.

Come si vede anche nella foto sopra pubblicata a mero titolo di esempio, non siamo i soli ad aver pensato tale soluzione; il numero dei DTO presenti alla fine di una possibile riforma statale sarebbe oggetto di studio di un’apposita commissione.

Il Distretto Territoriale Omogeneo non dovrebbe rappresentare pedessiquamente la vecchia rigida partizione provinciale ma sarebbe anzi necessario il vigore del principio di coinvolgimento di territori limitrofi per affrontare problematiche comuni, come anche sarebbe necessaria una rivisitazione dei confini delle ex province e anche il loro numero, necessitando alcune realtà aggiuntive, in particolar modo dove si trovano città di notevole densità di popolazione.

In questo quadro la Conferenza Stato/Regioni potrebbe essere sostituita da una Commissione Statale delle DTO, che rappresenterebbe il collegamento fra l’entità statale e le autonomie locali, in funzione, anche qui, di coordinamento oltre che di controllo amministrativo.

Sarebbe infine opportuno che le elezioni amministrative locali si svolgessero con il medesimo sistema elettore delle politiche su scala nazionale in una logica di maggiore uniformità.

M.P.

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