Teoria Gender: come il Capitale annienta la Famiglia

Tante volte negli ultimi tempi abbiamo sentito dire dai politici italiani dei più diversi schieramenti che nel nostro paese esiste una grandissima questione riferita al basso tasso di natalità, che rende il nostro uno Stato composto in larga parte da persone adulte o anziane, fatto che porta con sé una serie di problemi sociali afferenti ad esempio alla sfera del lavoro e di un ricambio generazionale che tarda ad esserci.

Siamo stati costretti ad ascoltare le più diverse soluzioni proposte, anche quelle maggiormente prive di senso, tra cui spicca quella, più volte ribadita, specialmente da esponenti dell’ala progressista del sistema (non che da altre parti vi siano menti che ci rassicurino di più, intendiamoci) di usare gli immigrati che arrivano come una sorta di “agenti ripopolatori” dell’Italia, come se gli italiani avessero dimenticato come si fanno i figli.

Solo pensare una cosa del genere lascia presupporre che dietro tutto ciò vi sia una precisa strategia, volta a non risolvere la crisi sociale, vera responsabile del problema, e anzi ci ingigantire quest’ultimo servendosi delle conseguenze che esso determina.

In realtà per  i fautori del capitalismo quello demografico è tutt’altro che un problema, anzi, il calo delle nascite di bambini è quello per cui si sempre battuti e che alla fine sono riusciti a determinare. Lo hanno fatto attraverso le politiche che hanno intrapreso e portato avanti incessantemente dalle posizioni di comando che ricoprono, sempre e comunque volte a distruggere le comunità nazionali partendo dal loro elemento base: la famiglia. Composta da un nucleo di persone più o meno vasto, la famiglia rappresenta a suo modo un piccolo esempio di comunità. La somma delle famiglie costituisce il tessuto sociale della comunità nazionale, che è ciò che il mondialismo vuole annientare.

Al fine di ottenere questo scopo lo strumento propagandistico che viene utilizzato è quello che raggruppa l’insieme di concetti che costituiscono la Teoria Gender: essa vorrebbe farci intendere come la scelta di un orientamento sessuale piuttosto che un altro sia paragonabile a quella di un vestito o di una maglietta, che non vi sia cioè un ordine naturale delle cose che, specialmente in questo deve prevalere su tutto ma che, al contrario, anche un aspetto simile non solo possa, ma debba essere messo in discussione continuamente.

Cerca di spiegarlo, in modi diversi, ai bambini e agli adulti. I primi vengono bombardati di messaggi subliminali di pessimo gusto, alcuni dei quali inseriti nei libri di testo scolastici, con la speranza quindi che essi vengano confusi e possano essere indotti a  fare determinate scelte future, a dimostrazione di quanto questa rappresenti ormai una campagna che il sistema tutto intende portare avanti con tutte le sue forze; con i secondi invece vi è, con un’incessante collaborazione degli organi di informazione,  una aperta, sfacciata e continuativa proposizione di modelli di vita diversi da quello che vede la famiglia come il pilastro della società.

Gli effetti concreti di tutto questo sono da una parte bambini disorientati che stentano a conoscere oggi la differenza tra i sessi e probabilmente domani il loro ruolo nella società, dall’altra adulti pronti a cambiare vita, anche quando questo implica distruggere le famiglie che si sono creati, con tutto ciò che questo comporta, attirati da ciò che gli appare, o meglio fatto apparire come una visione delle cose  nuova, controcorrente, e, in definitiva, migliore.

Ma quali sono le basi politiche sulle quali è stata edificata questa teoria, che poi ha trovato tanto terreno fertile?

Senza dubbio negli ambienti in cui essa è stata partorita coloro che l’hanno posta in essere si sono serviti delle loro grandi radici culturali di riferimento: quella ipercapitalista e quella radical-marxista: la prima storicamente ha minato l’istituzione della famiglia facendo penetrare un’idea individualista che si basa sul concetto che le relazioni affettive da cui poi generano i figli siano una sorta di ostacolo al progredire di sé stessi, e che solo restando da soli si possono superare le crisi economiche di cui in realtà proprio la trasposizione prettamente politica di quella cultura era responsabile; la seconda si è occupata di diffondere idee libertarie con l’appoggio del mondo progressista, idee da cui sono nati movimenti come quello femminista e quello sessantottino, che, oltre a mettere in discussione le ragioni basilari su cui si fonda l’importanza di formare una famiglia,  hanno rovesciato gli elementi tradizionali su cui una sana opposizione al cosmopolitismo deve necessariamente basarsi.

Concetti come nazione e identità, quelli contro cui il sistema si pone in netto contrasto, sono stati depotenziati di fatto dagli stessi che dicevano di andare contro il potere, ma in realtà finivano per servirgli il più grande dei favori.

Togliere all’individuo ogni consapevolezza di sé, propagandandogli il mito dell’uguaglianza a tutti i costi, non lo rende libero, ma al contrario un perfetto schiavo che, non sapendo in nome di cosa lottare, sarà funzionalissimo ad ogni progetto proveniente dalle stanze segrete che governano il mondo, a cominciare da quello di sostituzione etnica che è in corso, e che viene perseguito anche e soprattutto attraverso il porre in essere condizioni, (tra le quali una crisi economica a cui non si vuole porre freno), teoriche e pratiche, che risultino essere ostative al far prendere agli italiani la decisione di riprodursi o addirittura li invitino a guardare con favore a soluzioni che in una situazione di normalità probabilmente non avrebbero mai nemmeno preso in considerazione.

E’ chiaro che la riscoperta dell’identità da parte  di ciascun popolo, fatta attraverso un’operazione importante di conoscenza  del proprio  passato e della propria tradizione, unita alla tutela e alla  riproposizione degli  usi e  dei costumi peculiari ad ognuno, sia ciò che occorre fare per rispondere al tentativo di rendere tutto il pianeta etnicamente  e culturalmente  omogeneo, e sia l’unica strada percorribile,  ancor più se unita ad un cambio repentino di sistema economico in una direzione socialista nazionale, a spazzare via teorie edoniste perpetrate dal grande capitalismo e riportare  determinati valori al centro dell’agire umano.

D.P.

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