L’Elzeviro dei Tribuni n. 1: Yankee Go Home slogan desueto nell’era di Trump ?

La centrifuga politica italiana, europea e mondiale non fornisce il tempo necessario per analisi politiche accurate ma ci obbliga a fornire pronte risposte agli eventi politici di cronaca, dando sempre uno sguardo oltre l’ostacolo. E’ sufficiente osservare quanto sta accadendo nella diatriba geopolitica e militare fra USA e Corea del Nord che (pare) essere giunta ad un punto di svolta positivo (grazie anche alla determinata fermezza della guida massima di Pyongyang ) per rendere bene l’idea di quanto il pianeta in cui viviamo nel 2018 (ormai compiutamente multipolare) sia una giungla in cui l’opinione pubblica difficilmente può muoversi con certezze.

Perchè ancora oggi ha senso urlare Yankee Go Home ?

Ci dispiace constatare che un grido di libertà sia ormai confinato a qualche maglietta vintage e ci dispiace notare che anche gli ultimi baluardi intellettuali stiano passando ad un “giustificazionismo tattico” che riteniamo assurdo.

Che l’ultimo governo italiano abbia ricevuto il “benestare” (per non dire peggio) di una larga parte dell’establishment americano appare chiaro anche all’ultimo e più impacciato degli analisti. E non occorre andare lontano per ricordare che lo scorso novembre lo stesso leader (dimezzato) Di Maio ha ricevuto un battesimo di fuoco nelle sacre stanze del padrone di oltreoceano (https://www.agi.it/blog-italia/punto-politico/luigi_di_maio_a_washington-2773580/post/2017-11-14/)

E’ peraltro risaputo che alcuni pezzi grossi messi a guardia del premier Conte (Giorgetti uno su tutti) siano particolarmente USA friendly, e non vedano certo come un problema l’ingerenza massiva degli Stati Uniti nei fatti politici del belpaese.

Nelle ultime settimane simpatici figuri wasp si sono mossi lungo lo stivale: Steve Bannon su tutti, con tanto di comparsate mediatiche in pompa magna. Ciò che dimostra l’importanza del problema risiede nel fatto che i padroni non si sono nemmeno particolarmente peritati di nascondere la loro sfera d’influenza. Talune dichiarazioni sono state tutt’altro che velate: https://www.huffingtonpost.it/2018/06/01/steve-bannon-ho-parlato-per-ore-con-salvini-per-convincerlo-ad-allearsi-con-i-5-stelle_a_23448576/

Quello che ci appare francamente incredibile è la totale sparizione dal dibattito politico italico di una benchè minima discussione sul nostro totale asservimento territoriale, militare, economico e culturale verso gli Stati Uniti. Dalle aree politiche gravitanti intorno all’arco partitocratico ce lo potevamo aspettare (il partito italiano a stelle e strisce è sempre stato trasversale nei decenni) ma cosa rimane oggi dell’antiamericanismo nelle aree antagoniste ?

Praticamente nulla. L’area destra verrà repentinamente inglobata dalla prepotenza politica della Lega a trazione salviniana. La totale incapacità di analisi e la ferale necessità di sopravvivenza mediatica attraverso i ludi cartacei, creano corti circuiti mediatici in cui l’analisi strategica di medio periodo lascia il passo all’ansia da prestazione. Andando oltre, nella Sinistra Radicale non si va oltre sbiadite tesi internazionaliste e antiimperialiste che oltre a sfociare in un nostalgismo bolscevico stantio quanto loro, li porta a non puntare il dito su quello che è il vero problema dell’Italia dal 1943: la sua occupazione manu militari.

Se questo argomento scompare dai dibattiti politici – e financo in quelli metapolitici – il nostro destino è segnato. Un ferma posizione di resistenza nazionale non può prescindere dal giudizio su un singolo Presidente americano. Non si può preferire Trump ad Obama (o viceversa) se nessuno di questi fa passi tangibili in una direzione che ci restituisca quello che una nazione dovrebbe anelare: la sua totale sovranità.

E’ quantomeno triste osservare che proprio in quegli ambienti che si definiscono “sovranisti” (aggettivo ormai mediaticamente bruciato) stanno lentamente abbandonando questo preciso punto di osservazione. E non solo a livello italiano, ma anche a livello continentale.

Per parlare con termini più diffusi: se il dibattito sulla sovranità militare e territoriale sparisce anche dall’ultimo dei think tank identitari-sovranisti, la morte della nazione Italia è praticamente certa. A meno che non ci sia qualche protomarxista in pectore o qualche sovranista in salsa mcdonald che riesca a credere che si possano sfruttare le posizioni antieuropee angloamericane per distruggere l’Unione Europea e poi ricostruirla con centinaia di migliaia di soldati e bombe atomiche sul suolo europeo !!

Noi siamo ben consapevoli che non potrà mai esistere nessun governo sovrano (che è ben più di sovranista) senza che gli occupanti abbiano completamente abbandonato la nostra nazione. Le recenti prese di posizione “destroborghesi” di Trump hanno titillato e non poco l’elettorato destro, che ha sempre di buon occhio visto alcune posizioni Wasp “borderline” (per usare il loro idioma) fra un reaganismo liberalcapitalista molto spinto e una sorta di filosionismo geopolitico totalmente antieuropeo.

Le fantozziane urla e gli immani strali di dolore lanciati dalla destra italiana nei confronti della Germania, una destra che – invece di fermarsi ad una opportuna analisi economica sui flussi finanziari a livello continentale – preferisce lanciare beoti slogan quali “Germania = Quarto Reich” oppure “Unione Europea = Unione Sovietica”, altro non fa che far dimenticare che l’asse europeo dovrebbe poggiarsi su delle direttrici geopolitiche ed economiche ben precise quali Parigi-Berlino-Mosca e Madrid-Roma-Atene.

La figura di camerieri fatta dal governo italiano al recente G7 può aver soltanto eccitato qualche sognatore identitario ma non certo noi che ci siamo vergognati di quanto abbiamo visto.

Si può sperare in qualche colpo di dignità sovrana dall’area che gravita intorno alla Lega ? Dubitiamo, ci permettiamo di dubitare, è nostro obbligo dubitare. La Lega non è un neonato partito di area identitaria ma un importante partito presente nella vita politica nazionale da decenni. Vedremo se questa (finta) battaglia fra Socialdemocrazie e Governi Populisti-Sovranisti avrà effetti positivi.

Ma il destino dell’Italia e dell’Europa deve essere una bussola che non va mai abbandonata. Siamo d’accordo alla totale ricostruzione dell’Unione Europea ma non siamo assolutamente d’accordo alla distruzione dell’Europa per fare un favore al governatore di turno. Ci potremo risvegliare senza Europa, con il Padrone del castello con il ponte levatoio alzato e con pingui scorte per i suoi neovassalli europei. Il tutto mentre Putin rifiuta sdegnosamente (e giustamente) l’invito farsesco fatto dal Potus (e dai suoi cortigiani) di unirsi al G7.

Cui prodest Trump ?

Yankee go home. Sempre e comunque.

Il Tribuno BR

11/06/2018

Un pensiero su “L’Elzeviro dei Tribuni n. 1: Yankee Go Home slogan desueto nell’era di Trump ?

  1. Salvini, Di Maio e Conte ne sono consapevoli?

    Sanno che una nuova “Nave Akuarius Ong” è pronta a salpare; al minimo Ordine dei Trafficanti Scafisti Mafiosi tripolini?

    Del resto 5 miliardi di euro anno, di finanziamenti per il Business Immigrazionista a piè di lista di Kooperativerosse, Krocerosse, Vatikano e Mafiasikula, sono un gran bel “Tesoretto” cui attingere.

    Target certi sono a disposizione della M.M. e della A.M. nella ex Libia.
    “L’Intelligence” conosce da anni e perfettamente l’ubicazione dei “Santuari” dei Criminali, Disumani, Milionari, Trafficanti Mafiosi libici.
    Feccia da intimidire, indebolire e se del caso Polverizzare.

    Il Governo Italiano (se realmente esistente) dia finalmente l’ordine di colpire a MM e AM.

    Prima nei dintorni disabitati.
    Poi via via sempre piu’ vicini.
    Sempre più precisi.
    Fin dentro i cancelli delle “Ville” dei Mafiosi di Tripoli.

    Altra Soluzione NON esiste.
    O meglio, esiste:
    Si chiama PUTIN.

    "Mi piace"

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