La Linea Retta n. 13: Socializzazione la nostra rivoluzione

Sia chiaro: le vicende politiche dell’attualità non ci distolgono dai punti fermi della nostra bussola. Nonostante la situazione attule l’Italia non deve aver nulla a che fare con il liberalismo; il nostro sistema economico è stato chiamato Corporativismo ed ora lo definiamo Stato Organico Nazionale del Lavoro.

Il corporativismo è stata l’intermediazione di interessi tra due fondamentali pilastri dell’economia: la grande imprenditoria e i sindacati. Il sistema economico lungi dall’essere perfetto si completa con un altro tassello per garantire un sistema equo e di pace sociale tra capitale e forza lavoro: la Socializzazione.

La nostra proposta si chiama socializzazione . Il fulcro della nostra azione è quello di sollevare le masse da una condizione di mediocrità ed impolitica estraneità allo Stato, e di farle partecipare attivamente alla vita politica nazionale. Socializzazione significa più dignità, più giustizia ma anche più potere al lavoro. La Socializzazione è un’idea nuova e rappresenta l’unica via per una rivoluzione sociale in Italia, per quello che – ripetiamo – è il nostro obiettivo finale: Stato Nazionale del Lavoro.

La socializzazione, fulcro di una rinascita nazionalpopolare è un punto fermo per la protezione e la promozione della dignità del lavoro, di emancipazione ideologica e sociale del popolo, di sollecitazione dell’attivismo e della partecipazione, che sono tutte caratteristiche tipiche di una forma avanzata di socialismo nazionale. Accanto al carattere popolare , la socializzazione assume i toni di una rivoluzione modernizzatrice e di attivazione delle masse, tesa al coinvolgimento del lavoratore all’interno della macchina solidaristico-riformatrice del potere politico. Si va ben oltre l’espressione del consenso popolare attraverso il voto o i social; si vuole rivoluzionare la massa e renderla libera dal gioco del Turbocapitalismo mondialista.

Le parole d’ordine della Socializzazione sono “andare verso il popolo”, e accorciamento delle distanze sociali tra le classi fino alla scomparsa di esse, verso la fusione della comunità nazionale in un unico corpo in marcia, e la conseguente nascita della patria socialista nazionale e di una vera classe di un moderno Stato del Lavoro.

Un sogno nel 2018 ? Può darsi. Ma la soluzione non è certo spingere le masse di lavoratori-consumatori verso l’iperliberismo transnazionale, che anche l’attuale governo in carica non può certo sovvertire.

L’eredità della socializzazione non appartiene tanto al lato mitico e sognante delle ideologie del passato quanto al lato “modernista”, riformatore e meramente rivoluzionario, secondo una chiara volontà di effettuare una sorta di ingegneria sociale innovatrice, ma senza distruggere l’identità tradizionale del popolo, né sconvolgerne i consolidati tessuti solidaristici.

Questa volonta di interventismo sui meccanismi sociali e produttivi non può non venire rivendicata dalle eredita del passato. La socializzazione dell economia costituisce l’essenza, il nodo centrale, in ogni caso il punto d’arrivo storico in materia sociale e politica di chiunque abbia a cuore la giustizia , l equita dei rapporti e soprattutto il coinvolgimento politico delle masse .

Alla luce dei dissesti finanziari provocati dalle politiche ultracapitaliste degli ultimi tempi che hanno danneggiato pesantemente la condizione del ceto medio e del proletariato , la socializzazione può rappresentare in questa ottica un’organica risoluzione delle distruttive contraddizioni interne al grande capitale di ultima generazione. Sebbene ostracizzata dalla globalizzazione , e tenuta ai margini delle politiche economiche che contano , la classe media è ancora il fulcro delle maestranze e delle professioni. Ma, ad uscire con le ossa rotta da una politica a favore del grande capitale è anche il proletariato nazionale sottostimato , deprezzato e precarizzato, e reso debole dalla sconsiderata immigrazione di massa che va a colpire per primi proprio le classi meno abbienti.

Dunque quale migliore metodologia se non la socializzazione tra forza lavoro e capitale allo scopo di cementare un alleanza per la rinascita e la riscossa della comunita ?

Contro certi ambienti liberalconservatori, noi socialisti nazionali continuiamo imperterriti fino ad oggi a difendere l’ideale socializzatore come l’unica via d’uscita dal capitalismo cosmopolita.

La socializzazione impone decisioni revisioniste del sistema capitalistico, introducendo istituti e leggi mai prima azzardati da alcun governo, né proposti in solido da alcuna opposizione. Questo cambiamento necessita di sacrifici non lo nascondiamo.

La socializzazione è un progetto di vero rivoluzionamento dell’assetto economico-sociale., ed anche se la storiografia ufficiale tende ad occultarlo , in passato vennero veramente socializzate un gran numero di imprese, comprese alcune rilevanti come l’Alfa Romeo, la Burgo, la Mondadori.

Socializzazione , dunque non solo come mito ideologico mobilitante, ma proprio come prova che un decisionismo libero e fortemente connotato ideologicamente è in grado di manomettere il sistema di ingiustizia sociale del capitalismo privato, attivando sistemi alternativi concreti e non solo propagandistici. Un’idea forte che in tale immaginario si abbina alla socializzazione è quella del riscatto del lavoro, della sua liberazione da una schiavitù che non è solo materiale, ma ancor più psicologica e spirituale. Un’uscita dal turbocapitalismo usurocratico e dai suoi condizionamenti di omologazione verso il basso: mero consumismo, avvilente aridità ideale.

“Italia, Repubblica, Socializzazione”.

T.R.

01/07/2017

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