L’Elzeviro dei Tribuni n. 8: Ripensare la politica mediterranea

Sarà l’ennesima falsa bandiera che viene innalzata per sviare l’attenzione da altre importanti situazioni interne o l’esercizio di qualche buontempone con idee poco chiare, sta di fatto che da qualche ora si sente parlare della necessità di intervenire con le nostre forze militari in quella che una volta era la quarta sponda. Stiamo parlando, ovviamente, della Libia, dove il disastro scientemente pianificato dagli anglo-franco-statunitensi dal 2011 ad oggi, con l’ipocrita complicità italiana dell’allora presidente Giorgio Napolitano, ha ormai portato quella che era una grande nazione ad essere un ricettacolo di bande e predoni dediti ai peggiori traffici che si possano immaginare. E dire che l’esperienza del Kosovo, diventato a tutti gli effetti un protettorato yankee, avrebbe dovuto far capire molte cose, ma è evidente che l’umana ragione non è roba che abbonda nelle teste degli statisti europei.

Nel coacervo di lotte tribali ed etniche dove sono ben pochi i punti fermi, è notorio che l’Italia ha da tempo instaurato un rapporto di dialogo con la Libia del governo di Tripoli, non riconosciuto a livello internazionale, che di fatto è in lotta con il governo presieduto da Haftar, l’autentico uomo forte all’interno di quella che una volta era la repubblica libica. Con quest’ultimo sono invece in piena sintonia i nostri “rivali” francesi che nelle faccende libiche hanno fatto di tutto e continuano a far di tutto pur di crearci problemi e danni economici. E’ un fatto che verrà consegnato alla storia l’impegno profuso da Sarkozy per far cadere Gheddafi e per fargli fare la fine che ha fatto, così come è ormai ben noto che sia Hollande che Macron stiano proseguendo nel disegno di condizionamento politico e militare della Libia. Come al solito l’Italia è il vaso di coccio che ci sta rimettendo economicamente e politicamente, mentre Parigi si comporta come se si fosse tornati agli anni trenta.

In questo contesto, ci chiediamo che cosa dovremmo andare a fare in un’area dove i venti di guerra stanno spirando abbastanza forti e dove oggi stesso l’ong Medici Senza Frontiere ha invitato l’ONU a farsi carico delle migliaia di profughi che si trovano lungo la linea di una imminente ripresa delle ostilità tra le due parti. Ma chi siamo noi? Quelli che devono sempre ripulire le porcherie fatte dagli altri che, per l’appunto, ci costano anche miliardi di euro in termini di mancati affari energetici o di invasione del nostro territorio nazionale? L’Italia che avrà si e no l’equivalente totale di una divisione altamente operativa su terra dovrebbe spendere soldi e magari sacrificare ottimi soldati per fare da interposizione tra bande di tagliagole, senza nemmeno sperare di riprendere i contratti energetici che la Total ci ha soffiati? Ma siamo del tutto idioti o abbiamo ancora un minimo di sale in testa?

Se proprio dobbiamo mostrare i muscoli sarebbe ora che li mostrassimo per difendere la nostra penisola, operando secondo modalità che potranno anche non piacere ai signori di Bruxelles o di Parigi, ma che una volta tanto farebbero vedere all’estero che in Italia c’è ancora qualcuno che pretende chiarezza e, se necessario, pone in atto misure idonee a fermare l’invasione contro la quale ci hanno lasciati soli. Per fare questo ci vuole però un governo che non sia un pendolo, oggi di qua e domani di la’; ci vuole gente che si assuma responsabilità importanti che sono tali perchè il momento è importante. Al contrario, se si vuole tenere il piede su entrambe le scarpe, finisce che un brutto giorno si rimane scalzi e con molta strada da fare.

Il Tribuno FV

09/09/2018

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