L’Elzeviro dei Tribuni n. 9: Def(inire) le priorità

Non entriamo certamente nella diatriba fra Unione Europea, Governo italiano, e il martellante e pernicioso strumento chiamato Spread. Ci siamo espressi da anni (ribadendolo di recente qui) e la nostra posizione è di totale difesa della Nazione (comprese le sue istituzioni formali, ad excludendum di quelle che rispondono ai comandi stranieri), anche se riconosciamo ridicola la pretesa “sovranità” di cui va cianciando il governo attuale, che, come affermiamo sempre, si ritrova decine di migliaia di soldati stranieri che controllano serenamente centinaia di installazioni USA/NATO con relativa e copiosa presenza di arsenale militare. Ma quale sovranità ?!

Ma restiamo per un attimo al preteso DEF “sovrano” che alla fine sovrano non è e nemmeno efficace (almeno nella sua bozza iniziale): è questo il vero problema. Ci siamo già espressi durante l’estate sul Decreto Dignità (qui) e adesso dalle anticipazioni al Def che andiamo leggendo negli ultimi giorni (peraltro assolutamente confermate dalle copiose e ridondanti conferenze stampa cariochista) ci troviamo in vero disaccordo su almeno il 70% della presunta manovra e rimaniamo in attesa fra un paio di mesi del testo che verrà licenziato da un Parlamento sempre più in confusione fra le sue due anime “brasilere gialloverdi”.

Restiamo da sempre convinti che serva un intervento strutturale e radicale nella Nazione, nelle sue istituzioni amministrative e governative, e non ci si possa accontentare di furbesche misure clientelari alla perenne ricerca di consenso, e che al contempo forniscano solo melliflue disponibilità liquide ai beneficiari. Pannicelli caldi, che in assenza di interventi a lungo termine, possono soltanto alimentare il circuito consumistico (misura che ogni studioso di economia reale rigetterebbe.
Lo sforamento del deficit NON SERVE A NULLA se accompagnato a misure del tutto inutili.

Ma comprendiamo anche che un totale e radicale cambiamento dell’impostazione della Nazione necessiti di tempo. Ma dai primi vagiti del neogoverno carioca non si intravedono che le solite ricette liberalcapitaliste, frammentate da rumorosi sconquassi socialdemocratici impersonati dai brico-rivoluzionari del balcone, alias i Cinquestelle.

Ed allora, in attesa di un intervento radicale, che dovrebbe prevedere MONETA SOVRANA, NAZIONALIZZAZIONI DEI COMPARTI STRATEGICI, SOCIALIZZAZIONE DELLE IMPRESE, INVESTIMENTI PUBBLICI A LUNGO TERMINE, quali potrebbero essere alcuni interventi per lenire le difficoltà di ampi settori della nazione e al contempo spingere su una crescita reale e non indotta da redditi clientelari ?

Quindi, non escludendo in maniera onesta, alcuni provvedimenti che dovrebbero essere contenuti nel Def 2019, proviamo a stilare un breve elenco delle priorità economico/finanziarie/fiscali che vogliamo condividere con chi ci segue,

1) Allungamento della NASPI degli over 50 oltre i 3 anni previsti: un vero dramma sociale è proprio rappresentato da coloro che perdono il lavoro oltre i 50 anni e che di rado hanno possibilità di reinserimento.

2) Rimodulazione della NASPI sotto i 50 anni con percentuale di decremento progressivo inferiore per garantire una Naspi minima di 700/800 euro; come per il punto precedente il meccanismo del decremento progressivo percentuale non garantisce al disoccupato un reddito decoroso e quindi una minima serenità di sopravvivenza, che spesso lo spinge ad accettare lavori sommersi.

3) Riforma dei centri per l’impiego (prevista nel DEF) con rodaggio di almeno 24/36 per la verifica dell’efficienza dei medeisimi e per la definizione dei percorsi di reintroduzione al lavoro (con corsi di aggiornamento fatti da specialisti) e l’obbligo di meccanismo di interfaccia digitale con le aziende attraverso un Portale dell’Impiego.

4) Primo intervento sul cuneo fiscale sul reddito da lavoro dipendente (anche minimo) che includa e renda definitivi i famosi 80 euro “renziani” e fornisca un minimo e decoroso aumento degli stipendi degli occupati, assiema ad un programma di forti sgravi fiscali (previsti nel Def) per le aziende che stabilizzano o che assumono a tempo indeterminato, senza però generare confusione nella legislazione dei contratti a termine, confusione introdotta dal Decreto Dignità.

5) Abolizione della Legge Fornero (prevista nel DEF) e tutela degli “esodati”

6) Nessuno intervento di tipo clientelare/politico come il reddito di cittadinanza: sostituito dagli interventi dei punti successivi

7) Utilizzo di strumenti come ISEE/catasti/PRA per effettuare una mappatura reale della povertà all’interno della comunità nazionale, prima di effettuare qualsiasi intervento di sostegno pubblico A PIOGGIA

8) costituzione dello strumento amministrativo del Lavoro di Pubblica Utilità a tempo determinato (gestito direttamente dal Ministero del Lavoro): ossia una misura procedurale che si occupi di fornire lavoro e un reddito decoroso ai disoccupati che si occupino di lavori di pubblica utilità nei confronti della comunità nazionale (dalla tutela del territorio, al sostegno di anziani e malati, etc…)

9) Aumento dignitoso delle pensioni minime sociali (già previsto nel Def)

10) Innalzamento della “zona a tassazione zero” a 12000 euro annui.

11) Studio di un primo intervento di semplificazione delle aliquote fiscali per redditi di lavoro dipendente da effettuarsi in 36/60 mesi e che preveda di ridurre (ma non rendere flat) il numero di aliquote fiscali, senza favorire multinazionali e grandi patrimoni transnazionali.

12) Studio di un primo intervento di semplificazione delle aliquote fiscali per aziende private/partite IVA (senza sbracamenti che generino danni erariali) da effettuarsi in 12/24 mesi e con l’obbligo di reinvestimento nel processo aziendale di almeno il 50% del risparmio fiscale generato rispetto alla vecchia modulazione fiscale IRES/IRAP.

13) Nomina di pool di specialisti anche universitari o neolaureati per l’analisi di tutto il pacchetto contenziosi fiscali dell’AGE (e degli altri enti creditori) onde evitare condoni immorali e successivo intervento “rottamatorio” (e non condonatorio) su contenziosi fiscali di importo non rilevante.

14) Premio fiscale di € 300 a titolo simbolico a tutti i cittadini che negli ultimi 10 anni non hanno avuto contenziosi fiscali e risultato in ordine su tutte le posizioni tributarie.

Queste, in estrema sintesi, un pacchetto di interventi minimi prioritari, che potrebbero permettere a qualsiasi governo, invece di stare in perenne campagna elettorale, di lavorare per tutto l’anno a venire a riforme più radicali (laddove se ne abbia voglia). Esiste un iceberg al momento insormontabile per il 2020/2021: le clausole di salvaguardia iva che ammontano a 40 Miliardi di euro. Un oggettivo problema che va affrontato non con superficialità indipendentemente dai diktat di imbarazzanti personaggi come Juncker o Moscovici.

Pertanto, se questo governo decidesse di andare alla “guerra finanziaria” contro le istituzioni tecnocratiche deve averne gli strumenti e non solo la “voglia mediatica” altrimenti il risultato sarà il medesimo di quei poveri battaglioni che furono mandati allo sbando contro mitragliatrici nemiche nella Prima Guerra Mondiale: un massacro. Non si governa solo con il consenso.

Riteniamo probabile che questo governo troverà un grosso scoglio politico alle europee del 2019, dove si prefigurano schieramenti diversi e contradditoriamente melliflui, il che obbligherà questo esecutivo o a scelte di politica definitivamente coraggiose o tarantelle interne che ne logoreranno il conseno.

Per ora, rimaniamo in attesa del Def 2019.

Il Tribuno RB

13/10/2018

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