Sovranismo Alimentare: evitare la distruzione delle nostre tradizioni

Tutti oramai conosciamo i famigerati fast-food. Questi ristoranti, o pseudo tali, rappresentano il simbolo dell’americanizzazione del Mondo. Per i non addetti ai lavori, americanizzare significa esportare il modello yankee in ogni Paese, quel modello tanto caro forse alle nuove generazioni le quali sfoggiano abiti ed oggetti vari griffati con la bandiera U$A. Un modello di turbocapitalismo sfrenato costituito da una società che vive all’insegna del celebre motto “nasci, produci, consuma, crepa”.

Americanizzare significa distruggere, annientare le tradizioni locali le quali rappresentano la storia di ogni Nazione. I vari fast-food dove è possibile mangiare hamburger e bere bibite tipiche del consumismo yankee, costituiscono infatti il modello più sfrenato del Capitalismo economico di matrice liberista il quale avanza distruggendo tutto ciò che incontra.

Una società americanizzata e strumentalizzata dal capitalismo crea utili schiavi buoni solo a generare introiti per le grandi Corporation, a discapito delle piccole aziende ma, soprattutto, di coloro che lavorano presso queste grandi aziende. I dipendenti dei vari fast-food vengono trasformati da esseri umani quali sono, il più delle volte studenti che si mantengono gli studi universitari o neolaureati, a semplici ingranaggi, in un sistema che crea denaro per le multinazionali a discapito di culture e tradizioni soppiantate in breve tempo.

Ci piace in questo frangente una frase di Ardengo Soffici: “L’Americanismo è la peste che avanza volgarizzando, rimbecillendo, imbestialendo il Mondo, avvilendo e distruggendo alte, luminose, gloriose civiltà millenarie”.

Spieghiamo subito cosa intendiamo. I nostri nonni ed i nostri genitori mangiavano nelle trattorie e bevevano nelle osterie. Un buon bicchiere di vino era l’ideale per mandare giù un panino con salame o mortadella. Ci si scambiava due parole e si stava insieme, senza smartphone o distrazioni varie. Al massimo guardando la televisione, per chi la possedeva. Il tutto senza inutili vestiti firmati comprati solo per mostrarli ad amici e parenti, per sentirsi “fighi in giro”. Al massimo si usciva con il vestito bello il sabato sera o la domenica pomeriggio. Conducendo questo semplice, ma essenziale stile di vita, campavano tutti, dal contadino al salumiere al fornaio. E le società erano più unite e coese, vi era una maggior fraternizzazione, più solidarietà, più valori umani.

Ora tutto ciò si sta perdendo a causa, soprattutto, delle nuove generazioni che rappresentano il futuro dell’Italia. Ai giorni nostri, purtroppo, è sempre più raro infatti vedere i nostri giovani cenare nelle trattorie ed apprezzare la tanto genuina cucina nostrana. Molto meglio hamburger e patatine fritte, ma anche cibi etnici come sushi o kebab, la sostanza è la medesima. Fa infatti riflettere il fatto che i maggiori frequentatori dei vari fast-food siano proprio le nuove generazioni, imbambolate dal mito americano tanto osannato dai Mass Media locali.

E’ assai frequente vedere gruppi di ragazzini, italiani e stranieri di seconda generazione, passare pomeriggi e serate mangiando in tali locali o nei ristoranti di cucina etnica. Tutto ciò mostra il decadimento e l’abbandono delle nostre tradizioni, della nostra tanto apprezzata (almeno all’estero) cucina italiana.

Cari ragazzi, preferire cibi come hamburger, hot-dog, sushi, kebab o qualsiasi altro piatto purché sia etnico, ma anche bere la tipica bevanda americana dalle bollicine, non vi rende più moderni, più furbi, ma solamente strumenti inconsapevoli della distruzione della nostra ristorazione, della tradizione culinaria italiana, piccola o grande che sia. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con le nostre usanze, con i nostri costumi.

Ma non pensiate che i danni dell’americanizzazione finiscano qui perché finora ci siamo solo soffermati sulla sostituzione della nostra ristorazione con quella di matrice americana o etnica. Ora andremo ad analizzare altri aspetti assai più globali.

Un aspetto nefasto e poco noto di tale fenomeno sociale, e che gli stessi frequentatori di suddetti locali probabilmente ignorano, è rappresentato dalla distruzione di ettari di foresta amazzonica che vengono sostituiti da piantagioni di cereali OGM da somministrare agli animali degli allevamenti intensivi, carni che finiranno nei famosi hamburger del pagliaccio dai capelli rossi. Ma non solo. Distruggendo ettari di foreste, habitat naturale degli animali che ci vivono, vengono eliminati i luoghi dove intere tribù amazzoniche vivono da generazioni. Quindi, non soltanto animali uccisi e sfruttati, ma anche foreste distrutte e poveri Indios costretti a lasciare le terre dei loro padri. Non intendiamo soffermarci sulla qualità dei prodotti e sui rischi sulla salute che ne derivano da un utilizzo smodato dei suddetti, anche se ce ne sarebbe da dire, ma sugli aspetti contrastanti della situazione.

Gli stessi ragazzini che conoscono a memoria testi di musica di dubbia qualità ma che, al tempo stesso, ignorano la Divina Commedia di Dante o la storia di Roma, che sanno tutto in fatto di droghe, leggere o pesanti, ma che conoscono a malapena gli usi dei congiuntivi e la geografia, rappresentano le truppe cammellate del Sistema. Basta un fischio, un semplice pretesto, e subito costoro sono pronti per marinare la scuola come Pinocchio e Lucignolo. Eccoli lì che scendono in strada a difendere i diritti delle cosiddette categorie più “deboli” della società, per poi tornare a bere e mangiare al fast-food. Riteniamo alquanto contraddittorio tutto ciò ed i motivi sono presto spiegati.

Dal momento che se ci si vuole ergere a difensori dei più deboli, non bisognerebbe fare distinzioni e considerare tutti coloro che vengono oppressi in qualche modo, dei deboli. Quindi stiamo parlando degli indigeni delle foreste, dei contadini e dei commercianti italiani i quali magari sono vostri parenti o vicini di casa, dei bambini del Terzo o Quarto Mondo che vi cuciono scarpe e vestiti, ecc. Riteniamo dunque opportuno tutelare dapprima prodotti e tradizioni locali, le nostre tradizioni e civiltà, ed in secondo luogo, ma non meno importante, preservare ettari di foreste ma anche vite e diritti degli indigeni, persone miti che non chiedono nulla in cambio. Se non essere lasciate in pace e continuare a vivere nelle loro foreste.

Ci rivolgiamo a te, che ami tanto frequentare fast-food e cucine etniche, che in mancanza di denaro compri vestiti taroccati per mostrarti alla moda quando esci con gli amici, e ti chiediamo se non credi che ci sia un’evidente contraddizione tra il tuo definirti pacifista, il tuo stare dalla parte dei deboli (almeno a parole) ed il tuo modo di vivere?

Caro ragazzo, scendi in piazza per difendere i diritti di alcune categorie quando con il tuo stile di vita ne rovini altre? Come puoi solo pensare di essere un anticapitalista quando indossi, mangi e bevi tutto ciò che il capitalismo produce? I tuoi vestiti sono fatti da bambini sfruttati e sottopagati, ciò che mangi distrugge interi ecosistemi e vite umane, ammazzi il commercio locale e le tradizioni dei tuoi nonni, metti in crisi l’economia della Nazione in cui sei nato e nella quale vivi, e molto altro ancora, ma ti ergi a super eroe quando manifesti?

Chiudi il fast-food ed apri la mente, sei ancora in tempo!

A.V.

Un pensiero su “Sovranismo Alimentare: evitare la distruzione delle nostre tradizioni

  1. Tutto ciò che scrive Istorian e giusto, se non fosse chiaro che a queste giovani generazioni già schiave del turbocapitalismo non hanno il minimo senso di nazione, di patria e di tradizioni culinarie o meno, di nazione non gliene può fregare di meno.

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