La Linea Retta n. 24: l’anno che verrà

Anche noi di Italia Proletaria, ed in particolare sulle righe de “La Linea Retta” abbiamo deciso di  redigere il bilancio dell’anno che si é appena concluso  nonché di guardare a quello nuovo con il nostro consueto spirito critico. Il 2018 può essere considerato l’anno “ nero” dell’economia degli ultmini 20 anni, sebbene i mass media non abbiano dato particolare enfasi all massiccio disgregamento del tessuto economico mondiale.  Ebbene si  il 2018 ha rappresentato il fallimento, non solo a carattere locale ma anche a carattere globale,  di tutte le politiche economiche adottatate dal dopoguerra ai giorni nostri. Al fine di comprende a pieno il peso di questa “ disfatta economica” é necessario analizzare alcuni dati relativi al nostro paese per l’anno 2018.

ATTIVITA’ COMMERCIALI, al mese di settembre 2018 l’ISTAT  ha rilevato la chiusura di 20.000 esercizi commerciali per lo piu’ piccoli  negozi di “ quartiere”; anche per coloro che hanno resitito alla crisi la situazione non è delle migliori infatti, sempre secondo l’ISTAT, a settembre 2018 la contrazione delle vendite di alimentari era stimata al -2% ( la più forte dal 2013 dove si attestò al 2.9%), mentre il commercio online ha segnato un incremento del 12,5% ( dati Confesercenti a settembre 2018 ) che comunque non serve ad arrestare la crisi in atto. Nel 2017 il numero dei negozi chiusi è stato di 7.000.

IMPRESE, il numero delle imprese chiuse, liquidate o fallite nel 2018 ( secondo i dati forniti dalla Cerved al  II quadrimestre 2018)  è in calo rispetto al 2017 tuttavia il numero delle nuove imprese non compensa quello di quante hanno dichiarato fallimento o hanno in corso procedure di liquidazione volontaria. Nei primi 6 mesi del 2018 sono state  presentate 246 domande di concordato preventivo, 728 concordati in bianco e 2.949 fallimenti.

ARTIGIANATO,  le camere di commercio hanno registrato 335 nuove registrazioni negli appositi albi contro le 257 cessazioni per il 2018. Bisogna tuttavia sottolineare che negli ultimi 10 anni è aumentato il ricorso, in particolare nel settore edile, di personale “ autonomo” da parte degli appaltatori i quali vogliono evitare i vincoli derivanti dall’assunzione di personale.

OCCUPAZIONE, secondo l’ISTAT gli occupati al I trimestre 2018 erano 23.081.000 dei quali 17.818.000 dipendenti che a loro volta si dividono tra lavoratori a tempo indeterminato, che sono 14.895.000, e  i restanti con contratto a tempo determinato.

I pensionati sono 17.886.623  e quindi in Italia vi sono 19.516.350  tra inoccupati, disoccupati e persone in età scolare, mentre tra gli “ occupati ” ben 5.263.000 sono il popolo dei professionisti anche detti delle “ partite IVA “.

Tra i 14.895.000 vi sono anche i cassaintegrati dei quali ad oggi non possiamo dare una stima precisa in quanto i dati in possesso riguardano solo le ore erogate che a giugno 2018 sono state quantificate in 2.800.000.

STIPENDI, secondo i rilvamenti di HR Pros la media annua degli stipendi lordi in Italia per il 2018 è di 29.380 euro annui quindi circa 1.580 euro lordi al mese.

MERCATO IMMOBILIARE,nel  2018 il mercato immobiliare ha visto un calo del valore delle abitazioni del 3,7% rispetto al 2017 valore che si traduce, in media nazionale, a 1.753 euro al metro quadro eccezione fatta per il capoluogo lombardo che ha visto invece un incremento dei prezzi di circa il 5,6% (fonte Idealista) .

BANCHE,  in relazione allo stato delle banche italiane a fine ottobre 2018 Moody’s ha messo sotto osservazione 12 banche  quali :

  • Unicredit
  • Intesa Sanpaolo
  • Banca Imi, Cassa
  • Depositi e Prestiti
  • Mediobanca
  • Fca Bank
  • Banca Nazionale del Lavoro
  • Credito Emiliano
  • Credit Agricole Cariparma
  • Cassa Centrale Raiffeisen
  • Invitalia
  • Banca del Mezzogiorno

Mentre l‘Ecb banking supervision  della BCE ha esercitato una notevole pressione verso le banche italiane affinchè svalutino i crediti deteriorati nel loro bilanci, questi sono sostanzialmente le linee di credito concesse e  non più esigibili(mutui , prestiti, affidamenti vari etc..). Come conseguenza di tali richieste numerosi istituti di credito hanno  proceduto con l’aumento di capitale come nel caso di Unicredit.

Anche l’agenzia R&S di Mediobanca ha eseguito uno studio sugli istiuti di credito italiani applicando il principio del Texas ratio, cioè il rapporto tra i crediti deteriorati e il patrimonio netto tangibile, risultato di questo è stato che le banche più a rischio sarebbero  Banca di Teramo, successivamente incorporata nella Banca di Castiglione ,la Cassa di risparmio di Cesena, Unipol Banca, Banca Atestina di Credito Cooperativo e Banca di Pistoia Credito Cooperativo.

Sul fronte Banca d’Italia, che dovrebbe concorrere alla vigilanza sul mercato, le banche commissariate nel 2018 sono state :

  • Istituto per il Credito Sportivo;
  • BCC di Cittanova;
  • Banca Sviluppo Economico spa.

Questa  serie di dati, che tuttavia devono ritenersi parziali in quanto i dati definitivi li avremo solo durante il 2019, ci forniscono una visione della situazione economica reale del nostro paese e il ritratto che ne consegue è quello di una nazione la cui economia è seriamente compromessa.

Il primo dato da analizzare è quello relativo alla popolazione produttiva, infatti sul totale dei residenti in Italia che al 1 gennaio 2018 si stima che siano stati 60.500.000,  solo 23.081.000 sono occupati ma questi a loro volta si dividono in 5.263.000 “ partite IVA” molte delle quali sono riconducibili a artigiani e professionisti che non arrivano a raggiungere un reddito annuale “ dignitoso” , mentre tra i restanti 17.818.000  di dipendenti  solo 14.895.000 occupano posizioni a tempo indeterminato. E’ doveroso sottolineare, come abbiamo fatto in precedenza, che tra gli occupati troviamo anche coloro che si trovano in cassaintegrazione.

E’ ovvio che la popolazione “produttiva” sia nettamente sproporzionata rispetto a quella “ passiva” che è formata da pensionati, inoccupati, disoccupati e persone in età scolare ,  questo disquilibrio non può tecnicamente tradursi in una concreta prospettiva di sviluppo economico per il paese.

Relativamente alla situazione finanziaria essa rispecchia in pieno i dati concernenti l’industria, infatti l’economia italiana si basava principalmente su l’industria, servizi, artigianato ed agricoltura, queste macroaree si dividevano a loro volta tra grandi produttori  e l’indotto a questi connesso  di conseguenza il sistema bancario italiano si plasmò su tali realtà e nacquero e si consolidarono sia le grandi banche, principalmente connesse ai principali distretti industriali, sia le casse locali più incernierate alla piccola e media impresa nonché all’agricoltura. Il periodo che decorre tra gli anni 90 e i giorni d’oggi ha visto una rapida trasformazione del sitema bancario il quale è passato da una realtà di “ deposito” ed elargizione del credito a quella di creazione di profitti attraverso strumenti finanziari.

E’ sotto gli occhi di tutti che le nostre banche hanno perso la loro originaria funzione di conservare i nostri soldi nonché di finanziare famiglie e imprese, oggi gli istituti di credito sono proiettati principalmente sui mercati finanziari e utilizzano anche parte dei nostri soldi per operazioni di finanza speculativa che spesso di traducono in colossali fallimenti.

Al 23 giugno 2018 il Sole 24 Ore ha pubblicato i dati relativi all’andamento globale delle borse le quali a giugno avevano già perso 8mila miliardi di dollari . Queste perdite che sono continuate per tutto l’anno, si traducono in massima parte nei buchi di bilancio delle banche .

E’ chiaro che il nuovo millennio ha definitivamente abbandonato una visione legata all’economia per optare a quella legata alla finanza, su questo tema possiamo fare un piccolo esperimento e domandarci “ come posso fare soldi ?”  A questa domanda  sicuramente ognuno di noi penserà alla  borsa;  purtroppo questa concezione è diretta conseguenza della nuova politica economica globale.

Si può cambiare rotta ? Sicuramente si, esiste sempre un’alternativa e questa non passa sicuramente attraverso le attuali logiche di mercato, molti “sovranisti” reputano che il ma tuttavia questa non è la soluzione o meglio, essa da sola non rappresenta la soluzione.

La moneta nazionale ha senso di esistere solo se subordinata ad almeno due fattori chiave come la riforma della Banca d’Italia, escludendo definitivamente le banche private dai suoi apparati decisionali e l’emanazione di nuove norme atte allo sviluppo “economico” del paese.

Senza una riforma economica la moneta nazionale non avrebbe alcun senso e rischierebbe di legarci ancora di più alle economie mondiali più forti  sul modello dell’America Latina degli anni 70 e 80.

Il 2019 non presenterà particolari sorprese e sicuramente vedremo ancora di più attuarsi la politica agressiva delle multinazionali sull’economia nazionale, le quali fagociteranno tutta la piccola e media impresa accelerando così  quei processi inziati già all’alba del nuovo millennio. Il risultato di questo è già visibile nelle nostre città dove i negozi a conduzione famigliare hanno lasciato posto alle grandi catene ed oggi passeggiare per le strade di Roma è la stessa cosa ( a livello commerciale ) che passeggiare a Tokio o Londra, infatti troveremo gli stessi negozi e la stessa merce . Anche uno dei settori più redditizi e storicamente radicati alla nostra economia, quello dei bar e dei caffè, sta cedendo il passo a Starbucks e McCaffè.

Ciò che rimarrà dopo l’ attacco delle grandi multinazionali, all’economia dovrà fare i conti con Amazon e la sua politica di vendita online.

S.C.

14/01/2019

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