L’Elzeviro dei Tribuni n. 10: La rivoluzione teleguidata dai sondaggi

I tempi che corrono e gli appetiti elettorali, di giorno in giorno sempre più ferini grazie ad uno stato di sondaggio permanente effettivo, rendono inevitabile e necessaria l’ennesima opera di chiarimento delle posizioni che i socialisti nazionali intendono mantenere in questa fase estremamente volubile e caotica della vita nazionale.

Se mai ce ne fosse ancora bisogno, vale la pena ricordare ai tanti che ci seguono che il momento elettorale per noi resta un potente espediente di distrazione di massa, che servirà a riproporre nei prossimi mesi un alternarsi di diatribe e baruffe degne delle commedie goldoniane. Il livello politico, visti gli attori, assurgera’ al grottesco, quando non all’aperta menzogna, con promesse iperboliche che rimarranno scritte sbiadite sui manifesti elettorali destinati al macero o parole al vento, colte passivamente da un’opinione pubblica sempre più cloroformizzata. Insomma, nella migliore delle ipotesi sarà l’ennesima scorpacciata di chiacchiere inutili e nel peggior caso una rivista di boutade micidiali tra Salvini, Di Maio, i resti di Alleanza Nazionale e il partito-gigolò di Arcore, ancora in pista, ottimamente richiamato dall’alto per sostenere i liberaldemocristiani d’Europa.

Per il momento evitiamo di tirare in ballo la sinistra, poiché di fatto essa è un qualcosa di talmente etereo che non si riesce nemmeno a capire se esista ancora come categoria della politica, oppure se sia stata definitivamente cannibalizzata dagli altri contendenti, visto la naturale opera di distruzione perseguita e facilmente ottenuta dal signorotto di Rignano.

Nel parlare di destra, ovvero di quel coacervo di pulsioni e tendenze che, partendo da Fitto e transitando per Arcore giunge nuovamente a casa Meloni e Salvini, sembra di ritrovare il suo futuro destino una riedizione di quella che fu la Casa delle Libertà, seppur con differenze non da poco: Berlusconi è ormai allo stato caricaturale, gli altri, tranne uno, sono personaggini che gestiscono l’orticello di casa, mentre uno è senz’altro un personaggino, ma ha dalla sua un’onda favorevole che viene dai disastri peggiori che la sinistra italiana ha compiuto negli ultimi decenni. In più c’è che, senza nuove elezioni, il legofascio Salvini se vuole stare al governo deve per forza coabitare con il nulla assoluto della politica rappresentato da Di Maio e sodali. E poi c’è la Destra Radicale italiana che non vede l’ora di salire sul carrozzone sovranista che conta…

C’è da credere che alle prossime europee tre votanti su quattro indirizzeranno la loro preferenza o verso il nulla politico (5 stelle) o verso uno dei partiti di destra: nel primo caso il qualunquismo più incapacitante invierà a Strasburgo un nugolo di Fantozzi della politica, nel secondo caso un buon numero di destri atlantisti, filosionisti, antieuropeisti e pseudosovranisti che se rimanessero chiusi nelle loro tane, nessuno piangerebbe.

Insomma, ci aspetta qualche mese di tragicommedie e chiacchiere nel mentre che l’Italia sprofonda ogni giorno di più, all’ombra di sondaggi sempre più aggressivi e di politiche da spoil system fattive solo a riproporre una democristianeria ora in salsa conservatrice ora in salsa socialdemocratica.

Nel mentre, sempre per “opera pia” dei sondaggi e per posizioni geopolitiche indegne, la destra italiana – da quella istituzionale, a quella liberale, a quella sociale fino a quella radicale – sembra aver trovato l’argomento che li unisce: l’opposizione al Presidente Maduro e il sostegno totale al golpe venezuelano in atto. Prendiamo le distanze da questa penosità.

L’auspicio che facciamo nostro è quello di vedere un numero sempre maggiore di disinteressati e disincantati, che ci regalino quel traguardo del 50% di astensione che sarebbe un buon inizio per la prosecuzione della battaglia contro il votificio clientelare e inutile che da anni ci vede in prima linea. Ma anche un buon numero di persone sulle quali lavorare per tornare ad essere protagonisti nella storia.

F.V.

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