La Linea Retta n. 25: All-In gialloverde sulle Elezioni Europee

I recenti movimenti tellurici intorno al governo gialloverde con le tensioni sul procedimento penale per il Ministro degli Interni in seno al caso Diciotti e con le ripetute battute e controbattute (anche pesanti) sull’opportunità di terminare la TAV, sono l’ennesimo teatrino mediatico delle ultime settimane, fra promesse elettorali governative e ridicoli belati di un’opposizione ormai bollita, laddove – crediamo – si intravede una sorta di “patto d’onore” fra le due componenti del governo, che non possono permettersi nè un’incriminazione di un Ministro nè di perdere l’ennesima battaglia ideologica, appunto sulla Tav.

La iper-mediaticità espressa dal Ministro Salvini, onnivoro ed onnipresente sui social, con cibarie, selfie e felpe multicolorate, non sappiamo per quanto ancora potrà portare i benifici finora garantiti dai sondaggi. Senz’altro verrà premiato dal punto di vista elettorale in vista delle prossime Europee, ma dietro la curva (oltre a quelle legali) ci sono anche insidie pratiche dovute sia ai rapporti con i 5stelle, sia ad una velata insoddisfazione del suo elettorato che poco digerisce i ricatti di Di Maio&Co, a cui contestano il totale diniego a politiche espansive in favore delle infrastrutture e delle aziende private, che sono il nerbo forte del Nord-Est. Le sue comparsate televisive (peraltro ottimamente premiate dai riscontri del pubblico in studio e a casa, quindi assai efficaci) tutte basate sulla questione migranti, sembrano ormai gestite da un algoritmo costante. Il commentatore pisquano di turno cerca di mettere in difficoltà il Ministro che risponde in maniera brillante e mantiene il livello di scontro molto alto facendo leva sull’argomento sicurezza (magari dimenticandosi che adesso il Ministro è lui e non più Alfano), il che gli garantisce di stratificare il suo consenso.

Efficacia ben diversa quando il Ministro si addentra nelle questioni geopolitiche, dove le sue posizioni (per noi) impresentabili, rappresentano quanto di meglio si possa trovare nell’atlantismo militante. Sono bastate poche ore a Salvini per “endorsare” l’illeggittimo Guaidò e rantolare di regimi dittatoriali in Venezuela. Ma di questo non ci stupiamo affatto, ben conoscendo da sempre il pensiero geopolitico della Lega e di tutta la sua nomenklatura.

Ma l’onnivorismo mediatico del Capitano non potrà coprire quello che sta accadendo negli ambiti dell’economia reale (di cui non intendiamo certamente incolpare l’attuale governo di dinamiche globali !), dove un’opposizione politica ripetiamo ormai totalmente inefficace e ridicola ha trovato la sua ancora di salvataggio ed il suo mantra da ultima spiaggia. Esattamente la stessa cosa che accadeva ai governi Renzi e Gentiloni, quando la Lega batteva giorno e notte sul tasto sicurezza e migranti. In questo – purtroppo – il governo attuale si sta allineando ai precedenti. L’errore più clamoroso che potrebbe compiere i “gialloverdi” è proprio quello che contestavano ai precedenti esecutivi a guida PD: il totale distacco dalla realtà, in questo caso economica.

Ma proprio a questo vogliamo fare un accenno. La recessione è ormai alle porte (siamo in regime di stagnazione da diversi anni peraltro) e le ricette proposte dai due Decreti-Immagine (Decreto Dignità e Decretone quota100-reddito di cittadinanza) non hanno tecnicamente la possibilità di cambiare il quadro macroeconomico italiano. Secondo la nostra opinione, non l’avrebbero avuta nemmeno in presenza di un momento espansivo dell’economia globale, come abbiamo più di una volta ribadito su queste colonne. A maggior ragione in un momento in cui l’intero globo sembra soffrire una frenata, perfino nell’iper produttivo colosso cinese.

Nell’esecutivo, in effetti, ci sarebbe un Ministro che sarebbe capace di dare una scossa “seria” a quanto sta accadendo, ossia il Ministro Paolo Savona, ma la sua figura perde di giorno in giorno importanza, ed adesso si parla per lui di un ruolo in Consob. Non riteniamo il Ministro Savona un rivoluzionario (tutt’al più un tecnico passionale) vista anche la sua presenza decennale in ambiti che noi poco stimiamo, ma in questo momento (ed il discorso sarebbe valso anche per un Tremonti importante pensatore dell’Aspen Institute) quello che manca a questo governo è lo spessore tecnico-economico, penalizzati fra l’altro dalla continua ricerca di consenso elettorale, che li fa rimbalzare in maniera tarantolata tra posizioni spesso imbarazzanti.

Appare chiaro che questo governo ha puntato tutto (All-in appunto) sul prossimo appuntamento elettorale a livello europeo, in cui – mai come prima – esiste la possibilità che partiti – che una volta si sarebbero definiti euroscettici – entrino in maniera tangibile nell’organo parlamentare di Strasburgo, all’interno del quale intenderanno “comandare” e quindi eterodirigere le nuove politiche in ambito europeo.

Ed è altresì evidente che sempre il governo ha giocato più di una fiche (sempre per usare una terminologia “azzardosa“) sull’efficacia delle misure del Decreto Dignità e della Finanziaria, financo per esprimere sconcertanti affermazioni come quelle del viceministro Di Maio (“ci sono tutte le condizioni per un boom economico“) o dello stesso Presidente Conte (“il 2019 sarà un anno bellissimo“). Peggio ancora, quando si pongono al governo domande sulle ormai celeberrime e distruttive clausole di salvaguardia presenti nell’ultimo DEF – clausole ricordiamolo ereditate dai passati governi ma adesso rinvigorite a valori da tregenda – dove la risposta che si riceve è sempre la stessa: “Non ne avremo bisogno“. Tale affermazione è giustappunto basata sulla convinzione interna che “tanto da maggio a Bruxelles governeremo noi in Europa.”. Consigliamo ai Gialloverdi di monitorare il fenomeno Verde in Europa e le possibili alleanze trasversali con i liberali. La partita di Maggio non è ancora chiusa e puntare in maniera frenetica sul 26 maggio potrebbe essere alquanto rischioso.

Premesso che le elezioni vanno vinte, premesso che i finto-sovranisti dovranno avere la maggioranza nel futuro parlamento UE, premesso che ci vorranno mesi se non anni per scardinare tutto il sistema dei trattati europei (firmato da molti degli esponenti oggi euroscettici) e si dovrà avere la ferma capacità di saperlo fare (cosa in cui noi dubitiamo), le clausole di salvaguardia appena menzionate sono dei macigni che pesano sulle nostre teste, teste che potranno essere salvate (già lo immaginiamo) con un MASSICCIO PIANO DI PRIVATIZZAZIONI. Ed in tutto questo, prima o poi, arriverà la grande battaglia dell’autonomia delle Regioni del Nord, il vero motivo per cui la Lega è al governo.

Su tutto questo anche l’appena citato Ministro Savona si è mostrato molto cauto e preoccupato. E questo è molto pericoloso. Per tutti. Perchè se questo governo (che sta rischiando molto) avesse puntato tutto sul casinò di Strasburgo sbagliando i conti e di molto, l’ipotesi Draghi sarà molto probabile. E poi non potremo dare la colpa ai critici troppo severi, ma solo all’incapacità politica.

R.B.

02/02/2019

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