L’Elzeviro dei Tribuni n. 12: Vecchi e Nuovi padroni della nostra Sovranità

La nuova “via della seta” ideata e voluta dalla Repubblica Popolare Cinese per giungere direttamente al cuore del vecchio continente, per la quale si è mosso addirittura il capo indiscusso del colosso asiatico, impone necessariamente delle riflessioni, anche alla luce della scelta del governo italiano di voler essere il primo esecutivo della UE ad aderire al megaprogetto cinese.

Diciamo subito che il governo italiano appare, come è stato anche per la TAV, un esecutivo senza le idee chiare sulle scelte strategiche e di respiro internazionale: da una parte troviamo un Di Maio raggiante quasi avesse vinto di nuovo le elezioni, che sciorina dichiarazioni su miliardi di euro di commesse per le aziende italiane; dall’altra c’è il suo alter ego Salvini che non ha voluto mettere la propria faccia sullo storico evento per contrasti di vedute sull’opportunità dell’accordo.

Il governo gialloverde delle tante (troppe) divisioni è dunque praticamente spaccato in due non tanto su questioni di basso profilo, ma su una visione del mondo che avrà inevitabili e fortissime ripercussioni sulla vita della stragrande maggioranza delle nazioni. Presentarsi dunque divisi ad un appuntamento del genere non solo è segno di pochezza politica ma anche dimostrazione di essere facilmente frantumabili se per la colossale controparte ce ne dovesse essere necessità. Del resto è ben noto che la Lega di Salvini, checché egli ne dica, è di fatto l’erede del liberismo berlusconiano che ha negli Stati Uniti di Trump la propria stella polare, seppur per opportunismo e furbizia di basso cabotaggio guardi sempre anche con condiscendenza verso Putin. Dal canto loro, invece, i 5 stelle sono privi di un indirizzo ben preciso e pensano molto a sfruttare ogni occasione pur di andare in TV a fare proclami che servano a far risalire il loro settimanale indice di gradimento elettorale.

È evidente che questa condizione non è la migliore per presentarsi ad un tavolo bilaterale con uno dei più grandi colossi politici, militari ed economici del pianeta, che, tra le altre cose, sembra sia venuto anche per saggiare l’opportunità di acquisire una parte del nostro debito pubblico.

Fatte dunque queste considerazioni di massima si rende necessaria anche una valutazione delle risposte date da altri interlocutori internazionali rispetto alla scelta operata dall’Italia. Il duo Macron-Merkel, che ormai si comportano di fatto come i dominus della UE, si sono scagliati contro la scelta italiana perché non accettano quello che a loro pare un atto di insubordinazione di uno stato che negli ultimi decenni ha sempre chinato il capo e fatto agire liberamente i propri alleati in ogni contesto (vedi guerra alla Libia). La loro opzione di contenimento anticinese potrebbe anche essere condivisibile e strategicamente corretta, ma non si può cercare la fedeltà degli alleati storici della “comune casa” europea solo quando fa comodo, mentre in tante altre occasioni si relega l’Italia in una posizione di minorità solo perché il governo in carica a Roma non è gradito ai burocrati di Bruxelles o alla BCE. Se è ammissibile concordare una unità di intenti per gestire in ottica continentale la volontà di Pechino di affacciarsi verso l’Europa, non si capisce perché su tanti altri aspetti di rilevanza strategica per l’intera UE l’asse Parigi-Berlino voglia avere le mani libere e si disinteressi delle esigenze degli altri membri.

Per quanto concerne la posizione dell’alleato nordamericano, che si è fortemente risentito per la scelta “orientalista” del governo italiano non si può non riflettere su un fatto che rappresenta ancora una volta l’estrema ambiguità degli USA quando si parla di interessi economici. Solitamente pervicaci fautori della fede liberista, i governi statunitensi si trasformano poi all’occorrenza in mastini protezionisti quando gli interessi delle loro corporations sono messi in discussione. Così, mentre nei confronti della Cina Washington pretende dagli alleati stretta fedeltà all’Occidente, al contempo non si è mai posta alcun problema nel cedere quote enormi del proprio debito sovrano o nel patrocinare mostruose delocalizzazioni industriali che hanno permesso alla Cina di riversare sui mercati occidentali tutte le loro produzioni di bassissima qualità a scapito di migliaia di aziende occidentali.

Di fronte a questi sommovimenti di forze l’opinione dei socialisti nazionali non può non rifarsi all’asciutto, essenziale e forte messaggio contenuto in un manifesto di alcuni anni fa: siamo contro i vecchi come i nuovi padroni. E lo siamo perché alla fine il modello operativo attraverso il quale si impongono resta il liberismo economico che strangola ogni specificità ed ogni bellezza della nostra millenaria stirpe.

Fernando Volpi

24/03/2019

Un pensiero su “L’Elzeviro dei Tribuni n. 12: Vecchi e Nuovi padroni della nostra Sovranità

  1. Il prossimo 25 aprile cade l’ennesima occasione buona per ricordare ancora una volta ai crepuscolari falsari della Storia d’Italia (quelli che da oltre settant’anni cercano ipocritamente di accreditare alle bande straccione del cnl, la presa delle città del nord Italia) CHI veramente “liberò” la penisola.

    Karl Wolf è il vero artefice della “liberazione” del 25 aprile.
    Karl Wolf; l’allora Comandante supremo delle SS e della polizia in Italia.
    Karl Wolf; l’allora Comandante del cosiddetto “Male assoluto” in Italia

    E’ Karl Wolf che nell’inverno del 1945 incontra ripetutamente in Svizzera (ed infine il 19 marzo ad Ascona sul Lago Maggiore) il responsabile OSS Dulles e gli altri alti papaveri alleati, per concertare la propria – e quella degli alti comandi dell’armata tedesca attestata sul Po – personale salvezza.

    Il 25 aprile, il Comandante supremo delle SS in Italia Karl Wolff, (piantate in asso le divisioni tedesche dell’Armata C, e gli Alleati italiani della RSI), è già al sicuro in Svizzera.
    Karl Wolff verrà “esonerato” dal rispondere del proprio operato, nella farsa giustizialista del processo di Norimberga.

    E ubbidientemente (mai infastidire i propri Signori e Padroni stranieri) la repubblichetta delle banane, la pulciosa sguattera delle Potenze straniere vincitrici dell’ultimo conflitto mondiale, si guarderà sempre molto bene dal chiedere l’estradizione in Italia del Capo delle SS.

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