La Linea Retta n. 28: Il punto geopolitico

Nell’ultimo triennio la situazione politica e geopolitica globale è divenuta, per usare un eufemismo, molto fluida. Spesso le alleanze alle quali eravamo abituati sono risultate in bilico, incerte, obsolete. Al punto che ormai analisi precise geopolitiche attendibili sono difficili da trovare ed anche elaborare. Il culmine di questo triennio risulta, per il momento, essere il convegno tenutosi quest’estate in Biarritz (luogo per altro teatro di uno storico incontro fra Napoleone III e Bismark, denso di significati perciò). A questo convegno è avvenuta una vera e propria Restaurazione in stile ottocentesco, con tanto di scambi di cortesie politiche tra potenze. Ma facciamo un passo indietro: il ciclone che ha causato l’instabilità di questi anni ha un nome: Donald Trump.

Il presidente americano in questi tre anni è risultato in forte discontinuità coi suoi precursori, spiazzando alleati e nemici. Ad esempio è risultato per niente interventista e ha smesso di supportare i “ribelli” siriani, di fomentare rivolte in Ucraina e si è concentrato sul “cortile” americano, inscenando un (per fortuna) fallito golpe in Venezuela. Tutto ciò ha spiazzato i geopolitici russi. Sebbene infatti possa sembrare positivo la Nato ha tuttavia continuato ad espandersi in Europa orientale e i dissapori tra Trump e l’Ue si sono via via affievoliti, ricompattando la frattura.

Quindi, tornando a Biarritz, quel giorno qualcosa di importante è stato deciso tra Trump, Macron e Putin. Il recente scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina, la telefonata tra Putin e Zelevski sono spie forti di questo possibile accordo ma la più rilevante per l’Italia è stata lo sfacciato endorsement di Trump ad un nuovo governo con Conte come Presidente del Consiglio.

In un tweet che ha sbalordito detrattori e non Trump si è augurato, nel bel mezzo della crisi governativa scatenata da Salvini, che “Giuseppi” possa restare presidente, de facto esautorando un eventuale esecutivo a trazione leghista. Probabilmente Salvini, resosi conto delle vie bloccate in Europa (causa supporto 5S a Von Der Leyen), peccando di clamorosa ingenuità, contando di essersi assicurato il supporto a stelle e strisce e fidandosi in maniera ridicola di Zingaretti, pensava veramente di poter forzare il Parlamento per un voto immediato. Non possiamo sapere cosa effettivamente sia stato deciso a Biarritz ma possiamo analizzare alcuni fatti. Per esempio, l’indagine su Savoini e sul famoso Affare Metropol parte stranamente negli Usa, quasi nel voler screditare Salvini in maniera palese.

L’incontro tra Salvini e Trump tenutosi in giugno non dev’essere andato bene. Probabilmente Trump, fiaccato da due anni di inchiesta Russiagate deve aver redarguito il leader leghista anche visto il flop in Europa di un partito che prometteva di scompaginare l’asse franco-tedesco. Al contrario gli scaltri grillini sono riusciti a piazzare comunque un politico italiano del PD come Sassoli, dimostrandosi più spregiudicati.

Molto in secondo piano è altresì passata la presenza di Matteo Renzi al Bildeberg quest’anno. È probabile che Macron abbia chiesto a Trump (come dichiarato recentemente da Luttwak) di appoggiare un governo Conte bis europeista. Magari in cambio di un rinnovato impegno nella Nato, di un calo dei toni in vista delle presidenziali americane da giocare molto sul fronte interno e non ultima una probabile apertura verso Mosca. Padroni e padroncini insomma necessitano di equilibri e pacatezza, scardinata dai populisti. Non credo sia un caso il notevole ridimensionamento generale dell'”internazionale sovranista”, vedasi Kurz e anche il calo di Bolsonaro, costretto dopo Biarritz a rimangiarsi le invettive antifrancesi.

Tutti felici insomma: Trump può prepararsi alla campagna elettorale facendo valere il suo isolazionismo, un probabile accordo con l’Iran e il siluramento di Bolton; Merkel e Macron possono nuovamente contare su un governo italiano europeista, al quale sicuramente concederanno più volentieri uno sforamento del deficit per attuare tagli delle tasse e altri vantaggi, rassicurati dal democristiano Conte e da Gentiloni.

Tutti contenti si, tranne gli italiani, che quando le potenze si accordano storicamente sono i primi a penare, con la congiuntura internazionale che non sembra per niente favorevole, in primis per le foschi nubi finanziarie che si aggiungono sull’Europa, poi con una Russia impaurita, messa all’angolo che sembra perdere la sua verve e con gli Stati Uniti ai quali poco importa di come si riduca la sua Colonia Italya: basta che resti saldamente come un triste rimorchio dell’alleanza atlantica.

GV

12/09/2019

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