La Linea Retta n. 30: Barbarie in Iraq

Il terzo decennio del XXI secolo è cominciato nello stesso modo in cui sono cominciati tutti i decenni dallo scoppio dell’atomica di Hiroshima ad oggi: la barbarie statunitense ha colpito ancora.  Ieri notte durante un raid effettuato sull’Iraq con un drone MQ-9 è stato ucciso il comandante delle brigate speciali Al Quds appartenenti al copro delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran), Generale Qasem Soleimani. Il generale iraniano, che ormai possiamo definire un martire della Vera Idea di Libertà e di Sovranità, si era contraddistinto in Siria per la serrata lotta contro le forze dell’ISIS fornendo un contributo fondamentale per la liberazione della regione. L’Iran, sarà bene ricordarlo, si erge da anni, insieme a poche altre nazioni sovrane, come baluardo contro il Moloch Imperialista Yankee.

L’intervento militare statunitense, che da settimane era nell’aria, oltre a fornire un sostegno fattivo alle politiche israeliane nella regione può avere una doppia valenza di politica interna ed estera. Il doppio binario può essere pensato come un desiderio del Deep State di ingabbiare – e al contempo eterodirigere – l’ormai famoso motto “Make America Great Again” (coniugato dal Potus adesso in odore di Impeachment) affiancandolo dalla ormai classica dottrina del “Responsabilità to Protect“, ossia il solito avallo giustificazionista quale gendarme del pianeta, per nascondere finalità imperialiste ed economiche. Le dichiarazioni di Pompeo (qui) che si mostra deluso per il comportamento degli alleati europei non sono da sottovalutare. L’intenzione del gabinetto Trump è quella di sedere al tavolo con un’Europa divisa e questo sarà uno delle istanze più importanti sia per l’attuale Potus che per quello che uscirà dalle prossime presidenziali, anche e sopratutto in chiave NATO.

Quello che geopoliticamente e militarmente succederà nei prossimi giorni-settimane-mesi è al momento imprevedibile. Una reazione iraniana ci sarà (qui) ma al momento non è dato sapere in quale modo si svilupperà e di quale portata. Solitamente i Persiani non sono superficiali nei loro passi. Oltretutto la posta in gioco in Medio Oriente non è solo politica ma è anche economica e riguarda copiose forniture di petrolio a disposizione di tutto il pianeta che sono  il sangue finanziario che scorre nelle vene di Teheran (qui), nonchè l’eterna divisione fra correnti religiose islamiche, in primis Sunniti e Sciiti. Il tentativo – mai nascosto – di diventare zona d’infuenza nel nuovo Iraq post-Isis ha visto l’immediata reazione militare degli Stati Uniti, la cui volontà di disimpegno dal Medio Oriente era solo una bugia pazzesca a cui solo i più ingenui avevano creduto.

In Italia, come al solito, governo ed opposizione si sono divisi in un teatrino ridicolo. Da una parte i partiti ora al governo che si rinchiudono in un prudente riserbo di facciata (essendo come tutti i governi impossibilitati al dissenso verso l’alleato) e che come tutte le cancellerie europee stanno raggelando pensando ai rischi di guerra in Libia ed in Iran; dall’altra un festante Matteo Salvini, che passa baldanzosamente da commenti circa tortellini e nutelle, a posizioni geopolitiche francamente disgustose ed imbarazzanti (qui), che mostrano quale sarà l’indirizzo geopolitico della destra italiana quando sarà al governo.  Resta inteso che – se tale attacco fosse avvenuto durante la presidenza Obama o Dem – avremmo assistito a prese di posizioni a parti invertite, non essendo assolutamente in discussione, la lealtà dell’arco partitocratico italiano all’Occupante a stelle e strisce.

I tentativi ridicoli di difendere Trump arrivati da alcune postazioni intellettuali sono, oltre che imbarazzanti, assolutamente fuori luogo. Anche se il Potus avesse dovuto cedere alle pressioni del Deep State e ordinare forzatamente il barbaro assassinio, ciò non lo esime dalle colpe di avallatore, come ben dimostra la sua conferenza stamp post raid (qui). La sua vicinanza agli establishment geopolitici israeliani (i cui rapporti con Obama avevano raggiunto il livello più basso degli ultimi decenni) lo rende complice e fautore di azioni militari di totale gradimento a Tel Aviv.  Dalla nostra posizione italiana di Colonia asservita non ci resta che osservare con prudenza i due teatri geopolitici che – ripetiamo – diventeranno fondamentali nel 2020: Libia e Iran.

L’unica cosa giusta che rimane imprescindibile – e che tutti gli UOMINI VERAMENTE LIBERI devono condividere – è la repulsione totale verso quello che – de facto – è il nostro Padrone.

Don Quijote de la Mancha

04/01/2020

3 pensieri su “La Linea Retta n. 30: Barbarie in Iraq

  1. Le dichiarazioni delle Istituzioni irachene, hanno provocato la rabbiosa reazione dell’attuale Potus incaricato alle guerre dal sistema finanziario imperialista statunitense.

    Per quanto riguarda la repubblichetta delle banane:
    Alla luce delle inequivocabili dichiarazioni ultimative dei legittimi Governo e Parlamento iracheni, l’esperienza della pluridecennale, fallimentare permanenza del contingente militare italiano in Iraq è da ritenersi definitivamente conclusa.
    Il rientro in Italia deve ora avvenire nel modo più rapido e silente possibile, pena lo scatenamento della inevitabile reazione difensiva irachena.

    Ogni ulteriore permanenza del contingente italiano in Iraq – contro la legittima, sovrana volontà espressa dalle Istituzioni irachene – pone l’Italia nella criminale, insostenibile posizione di Occupante Straniero.

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  2. L’Iran ha risposto.
    Ha risposto in maniera moderata; scaricando una vecchia partita di missili di sorpassata generazione, su una base statunitense in altissimo stato di allerta.
    Nessuna vittima statunitense
    Emerge la freddezza, la lucidità della grande diplomazia iraniana.

    Contemporaneamente emerge – e questo è un dato MOLTO interessante – la figura del Premier iracheno.
    Perché – non bisogna mai dimenticarlo – la prima Vittima della trentennale aggressione statunitense (e di tutta la Nato di cui la repubblichetta delle banane è vergognosa salmeria) resta l’Iraq.

    L”Iraq condanna ogni attacco sul suo territorio.
    “Following yesterday’s event and recent developments, Prime Minister Adil Abd Al-Mahdi keeps monitoring the situation in Iraq and the region.
    The Prime Minister is engaging with domestic and international parties in order to contain the situation and reduce the risk of a conflict which could lead to a devastating war threatening Iraq, the region and the world. “Iraq and the region will be the first victims of such a war” says Prime Minister Adil Abd Al-Mahdi.
    The Prime Minister also urges all parties involved to respect international law.
    The Iraqi government will continue its efforts to prevent
    escalation and invites all parties to exercise self-restraint. Iraq rejects any violation of its sovereignty and condemns all attacks on its land”.

    Per quanto riguarda i soldatini della repubblichetta delle banane; una unica dignitosa, onorevole via di uscita:
    Via dall’Iraq.
    Immediatamente.

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  3. Il decennio 2020 si apre con la potente ricomparsa delle NAZIONI,
    Alla faccia dei fanatici “unionisti”, dei vendutissimi “globallisti” prezzolati de noaltri.

    La difesa concreta degli inalienabili; insopprimibili Interessi Nazionali si impone, prevale sulle utopiche enunciazioni di facciata delle “Istituzioni” unioniste e glo-baliste che, da decenni, operano per la caduta dei Confini, delle Identità e delle Sovranità Nazionali.

    La tumultuosa ridefinizione degli assetti geopolitici mondiali in corso, vede Le NAZIONI tornare in primo piano.
    In primo piano per la difesa delle proprie sfere di influenza e per l’implementazione delle proprie sovranità geopolitiche; Russia, Siria, Iran, Libano, Turchia, Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Grecia, Cipro, Germania, Francia, Inghilterra, Polonia, Olanda, Cina (e ovviamente le solite Sion e Usa) sono in scena.
    Tutte, grandi e piccole, persino lo sfortunatissimo Iraq che – eroicamente – difende con le unghie il proprio inalienabile Diritto al Futuro.

    TUTTE, tranne una nazione residuale (ma più correttamente meglio definirla con il termine di Ex-Nazione) che agonizza alla deriva nel Mediterraneo.
    Quel Mediterraneo che un tempo fu SUO.
    Una Ex-Nazione ora ridotta al ruolo comparsale di “paese”.
    Un “paese” in balia di un sistema partitocratico parassitario camorrista, assolutamente inadeguato alla Sfida Epocale in corso.

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