La Linea Retta n. 31: Sui danni psicologici da isolamento – TSO e “Sostegni”

Giunti finalmente nell’isperata fase 2, notiamo come di giorno in giorno vengono pubblicati degli articoli che fanno riferimento ai danni psicologici che questo periodo di quarantena comporterà alla popolazione. Ma andiamo con ordine. Se all’inizio ci sentivamo adrenalici all’idea di affrontare una quarantena, vista originariamente come un periodo di non lavoro, di rilassamento in cui avere il tempo di coltivare differenti passatempi domenistici tra cui la lettura, ben presto tutti ci siamo resi conto che non sarebbe stata poi così tanto rosea come pensavamo.

Partendo dall’aristotelica premessa per cui l’uomo è definito come un animale sociale, non ci sorprende affatto che l’isolamento possa essere un dramma per tutta la specie umana; per isolamento non intendiamo di certo l’essere privati della libertà di andare al più vicino drive-in del MC Donald’s oppure il vezzo di mangiare in un ristorante o ancora prendere parte ad un festone con la musica tecno e via dicendo con gli eventi superflui, ma ci riferiamo a quelle attività relazionali basiche, che coinvolgono in prima battuta familiari e gli amici più stretti, di cui l’uomo si è sempre affettivamente nutrito e di cui continuerà a nutrirsi. Visto che quanto avvenuto non ha precedenti se consideriamo l’epoca in cui stiamo vivendo con tutte le caratteristiche sociali che la differenziano da altri periodi del passato, non possiamo avere una chiara idea di quali siano le conseguenze psicologiche che porterà come effetti la messa in pratica della strategia del lock-down estesa indiscriminatamente su tutto il territorio nazionale e per un periodo maggiore di due mesi.

Un’indagine sulla popolazione italiana dell’Istituto Piepoli per il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha rivelato dei dati allarmanti attorno la paura che, in regime covid, pervadono la vita delle persone riguardo sia il rischio del contagio ma anche le restrizioni e le preoccupazioni per il futuro. Secondo questa ricerca il 62 % degli italiani pensa di aver bisogno di un aiuto psicologico per ricominciare la vita relazionale abbandonata a causa del lock-down; un numero molto elevato se si considera che, nelle ricerche precedentemente svolte, solo il 40% degli italiani dichiarava di essersi rivolto ad uno psicologo per sè o per altri membri della famiglia. Tale necessità di chi vive in coppia è doppia rispetto a chi vive in famiglia in termini percentuali, anche più dei singoli che lamentano una necessità di supporto psicologico superiore del 12 % rispetto a chi vive in famiglia. Chi sta relativamente meglio sarebbero quindi le persone che vivono in famiglia, che evidentemente costituiscono un argine alla deriva di stress e depressione[1], anche se in questa indagine manca un focus sulle famiglie disfunzionali.

Un articolo pubblicato in questi giorni dalla rivista di medicina Lancet e commentato da molte riviste e giornali, cerca di analizzare e riassumere gli studi portati a termine, in era pre-covid , sull’effetto psicologico della quarantena. Già in passato studi precedenti avevano associato le pandemia ad un aumento dei casi di depressione, ansia e insonnia. “Questo è già accaduto in occasione di altre emergenze globali, come la SARS nel 2002-03. I risultati preliminari delle ricerche messe in campo dalle Università dell’Aquila e di Roma Tor Vergata ci indicano ciò che si sta verificando nel nostro paese e che riguarderà in particolar modo i giovani e le donne[2], spiega Francesco Cro, psichiatra e direttore del Dipartimento Salute Mentale Viterbo C.

Da queste ricerche me risulta che isolamenti anche inferiori di dieci giorni possono comportare effetti a lungo termine in grado di protrarsi, tramite sintomi da stress post-traumatico o abuso di alcol e sostanze, anche peri mesi successivi la fine dell’isolamento. La paura del contatto sociale che stiamo interiorizzando in questi giorni rimarrà per più tempo in quei soggetti la cui psiche era considerata a rischio già prima dell’isolamento. Come ci indicano le statistiche ISTAT del 2015 riportate da esquire.com , durante questa quarantena sono state confinati nelle loro case circa due milioni e ottocentomila italiani soggetti a depressione, duecentoquarantacinquemila italiani soggetti dichiarati schizofrenici, un milione di soggetti ai quali sono stati diagnosticati sintomi bipolari, per non parlare delle persone soggette a varie dipendenze.

Il rischio che quindi si è corso, non badando assolutamente alle conseguenze, è stato quello di costringere in casa persone per cui i contatti sociali e il supporto psicologico è fondamentale, comprimendo e pressando, senza l’istituzione di un periodo pre-allarme, quei terapeuti che nonostante tutto sono riusciti a seguire tramite le videochiamate quei pazienti che ne avevano bisogno.

Secondo la psicoterapeuta e scrittrice Costanza Jesurum, “una persona che soffre di disturbi d’ansia potrebbe provare un’ansia incontenibile, e una persona che ha un problema di alcolismo che magari aveva appena cominciato a trattare con terapia di gruppo e individuale si ritrova a bere più di quanto facesse negli ultimi tempi – (e ce ne siamo accorti anche noi stessi!). È come se il lockdown fosse una prova difficile e lunga, a cui queste persone non sono preparate e che può travolgere, perché taglia molte risorse che sono importanti. Si teme molto un aumento dei tentativi di suicidio e un aumento degli esordi psicotici. Sono anche molto preoccupata per le famiglie gravemente disfunzionali, dove ci sia violenza verbale e fisica e dove ci dovessero essere minori costretti a subirne o ad assistervi senza poter accedere a nessun aiuto esterno”[3].

Lo psichiatra Maurizio Pompili ha recentemente lanciato sulla sua pagina Facebook diversi articoli riguardanti l’allarme sul rischio di suicidi futuri[4] e vediamo bene come in questi giorni si iniziano a contare i primi casi; difficile (e forse amorale) stabilire quanti sono imputabili alla preesistente fragile struttura psichica, quanti per motivi economici, quanti per entrambe le cause.

Anche lo psichiatra e saggista Corrado de Rosa si è espresso sull’argomento: “Prima la corsa ai supermercati, poi quel desiderio di normalità ostentato dai selfies nei locali o nelle interviste dei ragazzi che dicevano che nessuno avrebbe potuto chiuderli in casa, poi l’assalto ai treni. Quasi che ci fosse un’incapacità ad ammettere che la vita era già cambiata. Ora i sentimenti di sfiducia, tristezza, nervosismo sono molto diffusi. L’ansia collettiva è percepibile, la diffidenza verso chi non rispetta le regole può essere fonte di tensioni. Dovremo attenderci, fra chi soffre già di un disturbo, un rischio di aggravamento di alcune patologie, anche perché la riduzione delle attività connesse al lockdown renderà più difficili i percorsi di cura dei pazienti. Dovremo attenderci anche l’emergere di nuove forme di disagio finora latenti. In alcuni, l’evoluzione in un disturbo, spesso non diagnosticato o curato in modo inadeguato (disturbi dello spettro dello stress, ansioso-depressivi e del sonno, abuso di sostanze)”[5].

Un primo sintomo di ciò che si sta denunciando nell’articolo è l’impennata di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) che sta riguardando la città di Torino che è passata da una media di due TSO al giorno a picchi di nove TSO  al giorno in regime covid[6]. Nel caso specifico segnaliamo il sindaco Carmelo D’Angelo di Ravanusa (Agrigento), vincitore alle ultime elezioni comunali alla testa della lista civica Andiamo Avanti , che in data 2/5 ha autorizzato un TSO ad un suo concittadino quarantenne dopo che quest’ultimo era stato sorpreso, al volante della sua macchina, denunciare attraverso un megafono i decreti attuati dal governo per l’emergenza covid. L’uomo è stato fatto scendere dalla sua auto dopo che un veicolo dei carabinieri gli ha tagliato la strada, e invece di ricevere la classica ammenda per aver trasgredito le norme anti-covid, è stato immobilizzato e steso a terra da quattro carabinieri mentre altri due operatori in borghese supervisionavano il tutto; a quel punto gli è stato somministrato un TSO sedativo da un operatore medico, alla presenza di altri due operatori sanitari in camice e alcuni testimoni. Sul web (https://www.recnews.it/2020/05/03/chi-e-il-sindaco-sceriffo-di-ravanusa-che-ha-autorizzato-il-tso-da-opinione-with-english-version/) è possibile visionare sia il video che precede il suo arresto che ritrae l’uomo intento alla guida della sua macchina mentre parla al megafono rivolgendosi ai passanti, e sia il video che riprende l’arresto[7].

Tornando al tema della tenuta psicologica, non aiuta il fatto che in alcune città come Torino, le ASL abbiano chiuso per l’emergenza tutta l’attività libero-professionale dei medici, lasciando numerosi pazienti nell’impossibilità di poter ricevere supporto psichiatrico; a ciò si aggiunga la compressione del potere d’acquisto dei cittadini, a causa del lockdown imposto e dal fatto che in alcuni, ma non pochi, casi ancora si è in attesa della cassa integrazione in deroga e che quindi si è stati costretti ad attingere ai risparmi per ovviare alla mera sopravvivenza, che impedisce a molti utenti di avere le risorse finanziarie necessarie per pagarsi le cure. Sarà questo l’ulteriore problema. Perché tutto questo periodo di isolamento comporterà senza dubbio l’aumento del bisogno di supporti, consulenze o terapia psicologiche che siano in grado di alleviare o seguire la sofferenza e contrastare i meccanismi che favoriscono la genesi e il mantenimento della possibile o già presente patologia psichica. In teoria i strumenti nel nostro paese non mancherebbero, ciò che naturalmente manca è una politica socialista di accesso a questi supporti. Viviamo in un paese in cui operano sessantamila psicologi attivi tra i quali più della metà ha una specializzazione in psicoterapia; ci sono terapie sufficientemente brevi, di comprovata efficacia, in parte erogabili anche online. Se anche la domanda di cure psicologiche aumentasse esponenzialmente non mancherebbe l’offerta pronta a rispondervi, e la maggior parte delle persone che soffrono di problemi psicologici potrebbe trarne sollievo[8].

Come accennavamo il vero problema sarà sostenere i costi, in quanto trattasi di servizi erogati da professionisti altamente specializzati e per la cui specializzazione hanno investito tanti anni di formazione attraverso vari livelli accademici e di conseguenza anche molti soldi, senza considerare il costante aggiornamento a cui si sottopongono e vengono sottoposti per continuare ad esercitare la professione. Inoltre, come per ogni altra specializzazione erogata nell’ambito privato, la psicoterapia viene a costare tanto quanto maggiore è la qualità del servizio e l’esperienza del professionista stesso a cui ci si rivolge. Capiamo bene come chi sente il bisogno di un supporto psicologico professionale e qualificato debba mettere in conto di intraprendere un cospicuo investimento costante nel tempo, che oltre a non essere neanche coperto dalla maggior parte delle assicurazioni sanitarie, rischia di costare di più (se lo si immagina protratto nel tempo) e non essere efficace sul piano psicologico nel caso in cui venga interrotto per motivi economici, se davanti all’utente non ci si trovi un professionista comprensivo disposto a far credito ai più bisognosi.

Grazie al cielo in questo momento extra-ordinario non pochi professionisti stanno volontariamente offrendo le loro prestazioni di assistenza psicologica. Anche la Protezione Civile ha lanciato un numero verde per il supporto psicologico ai cittadini, coordinando anch’essa una rete di volontari. Appare chiaro come essi siano solo servizi temporanei messi in campo per la durata dell’emergenza, che come abbiamo già detto, è folle considerare terminata una volta esaurito il periodo di isolamento. Purtroppo in questa forma è possibile effettuare solo un numero ridotto di colloqui che non possono sostituirsi a percorsi di cura più lunghi. Lo scenario più desolante sarà quando, una volta terminati i colloqui gratuiti, i volontari che ravviseranno gli estremi di una presenza psicopatologica, non potranno far altro che suggerire agli utenti di proseguire un percorso di psicoterapia a pagamento[9].

Nei giorni che verranno probabilmente assisteremo ad un aumento sostanzioso della forbice tra il bisogno di terapia psicologiche e chi invece se le potrà permettere, innescando un paradossale meccanismo per cui le difficoltà economiche saranno sia una tra le cause del malessere psicologico, ma rappresenteranno anche il motivo principale per cui non poche persone non si potranno permettere di investire per il recupero del proprio benessere[10].

Su un piano ideale crediamo che la psicoterapia debba essere una prestazione erogata dal Sistema Sanitario Nazionale, su un piano pratico invece il governo farebbe bene a destinare fondi adeguati al SSN al fine di assumere un significativo numero di psicologi e, almeno per una volta durante questa emergenza, farsi trovare pronti a rispondere alla grande richiesta di psicoterapie che ci sarà nei prossimi mesi e anni. A maggior ragione del fatto che una volta finita l’emergenza, intesa in senso stretto del termine, i professionisti e gli psicoterapeuti torneranno a erogare i loro servizi privati a tariffe che solo gli strati più altolocati della società possono ormai permettersi.

Fabiano Lolli

* * *

[1] https://www.ilmessaggero.it/salute/focus/coronavirus_psicologi_aiuto_david_lazzari_indagine-5204377.html

[2] https://www.repubblica.it/salute/medicima-e-ricerca/2020/04/22/news/coronavirus_picco_di_malattie_mentali_dopo_la_pandemia-254740610/

[3] Massimo Sandal, https://www.esquire.com/it/lifestyle/tecnologia/a31895857/coronavirus-psichiatria/

[4] https://m.facebook.com/profile.php?id=1072261317

[5] Massimo Sandal, https://www.esquire.com/it/lifestyle/tecnologia/a31895857/coronavirus-psichiatria/

[6] https://www.nursetimes.org/quarantena-e-isolamento-mandano-in-tilt-gli-italiani-numero-di-tso-in-costante-aumento/83466/amp

[7] https://www.recnews.it/2020/05/03/chi-e-il-sindaco-sceriffo-di-ravanusa-che-ha-autorizzato-il-tso-da-opinione-with-english-version/

[8] https://www.erickson.it/it/mondo-erickson/articoli/post-lockdown-aumenta-la-forbice/

[9] Ibidem

[10] Ibidem

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