Breve lettera a Marco Rizzo

Premessa: questa è una lettera scritta d’impulso senza troppi fronzoli. Dispiace sentire un personaggio stimato (per varie ragioni, più umane che ideali) come Marco Rizzo pronunciarsi ancora vetustamente in questi proclami anti-storici, escludenti e ghettizzanti innanzitutto per chi li dice, e carichi d’odio del passato secolo. Non importa se Rizzo nel suo post a cui si riferisce questa lettera, stava rispondendo all’ammiccata di Simone Di Stefano che durante una sua intervista cadeva nella contraddizione di auspicarsi una sinergia politica con Rizzo e allo stesso tempo alludeva ad un fronte sovranista di destra senza Berlusconi. Quello che è incomprensibile è che nel 2020 ancora si mette il dito nella piaga della guerra civile che ha insanguinato varie generazioni della gioventù italiana, ancora si utilizza un linguaggio inappropriato carico di odio politico, ancora si fa gli interessi dei padroni che vuole la gioventù nazionale lacerata e contrapposta, gli stessi padroni che Rizzo afferma spocchiosamente di combattere.

Lettera:

Avete veramente compreso contro cosa state combattendo?

Non abbiamo mai nascosto la nostra stima, se non ideale, quantomeno umana per Marco Rizzo. Come non abbiamo mai nascosto il nostro rigetto per qualsiasi pregiudiziale anticomunista figlia del peggior servile destrismo d’accatto.

Ad un certo punto però la retorica del compagno duro e puro e senza macchia inizia pure a rompere i cosiddetti in quanto la storia del Comunismo Italiano è tutto fuorché pura, possiamo stare a discutere del fatto che Rizzo con il PC abbia preso le distanze dalle devianze politiche dei vari partiti “comunisti” che si sono susseguiti nella storia e questo va riconosciuto,  tuttavia sarebbe piuttosto livellante ridursi a fare certe dietrologie in un momento storico nel quale l’anamnesi delle devianze politiche è l’ultima delle priorità.

Ed è livellante a maggior ragione perché qui Rizzo si abbassa ai livelli degli odiati (a parole) avversari democratici, facendo un minestrone unico di esperienze, politiche storiche e contemporanee assurdamente differenti. Da Lotta di popolo, si passa a Pinochet, poi Hitler, poi i fascisti, poi Salvini, poi la strategia della tensione. Rizzo non solo dimostra di non aver assolutamente compreso le tragiche dinamiche degli anni di Piombo tirando in ballo movimenti senza alcuna giustificazione, fatto ben peggiore insiste a riproporre quegli schieramenti pre-impostati  mantenendo  un clima di guerra civile perenne come se non fossero passati ormai oltre 70 anni. E invece 70 anni sono passati ed ancora manca il coraggio di fare i conti con la storia, ancora manca la maturità politica per riuscire a storicizzare. Se la possibilità di una sintesi, ai più attenti, risulta impossibile quello che invece è doveroso è una comprensione, un dialogo, una tregua.

Noi stiamo andando avanti, chi si ferma a guardare indietro sta giocando una partita che non vuole vincere e sarà fagocitato dall’avvenire

Cristian Bocciarelli

3 pensieri su “Breve lettera a Marco Rizzo

  1. Non so se Rizzo leggerà la bellissima lettera di Cristian ma se mai lo farà mi auguro che legga anche il mio commento: Vede Rizzo la differenza tra Noi e voi ? Mentre ancora cianciate di lotta di classe e perciò rimanete faziosi ed utopici, Noi che esortiamo alla collaborazione tra gli individui per un bene comunitario quale é la propria Nazione intesa come vincolo etico ed identitario riusciamo a trasmettere ai nostri giovani la speranza di oltrepassare steccati per difenderci insieme dal Nemico universalista dell’economicismo: Quindi, visto che é mio coetaneo, se proprio vuole continuare a fare l’antifa in servizio permanente effettivo se vuole sono pronto a sfidarla alla vecchia maniera, a cazzotti.So che Lei – che vive di rendita con il vitalizio da parlamentare – é sicuramente piu’ allenato di me che purtroppo ancora debbo lavorare fino a raggiungere i 67 anni imposti da un governo di sinistrati ma non si preoccupi che ancora due sganassoni sul viso riesco a stamparglieli. Vale !

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  2. Dispiace, perché così argomentando dimostra di non esser tanto avulso dalle facili narrazioni mainstream, che quotidianamente lui sostiene di combattere.
    Il fascismo storico è più vicino ad idee di sinistra, che di destra. Lo spiegò de felice, lo ribadisce Mancini, lo potrebbe capire chiunque volesse studiare il fenomeno senza pregiudizi.
    Sul neofascismo, in particolare sull’msi di Almirante, ci si può trovare d’accordo: aveva – spesso inconsapevolmente per la base – occupato quella posizione a destra che mancava, sotto gli auspici degli americani.
    Ma (ex multis) la carta del lavoro, il corporativismo e la contrattazione collettiva, la socializzazione delle imprese… In che modo potrebbero mai esser declinati come strumenti del capitale?

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  3. Archetipo di finta opposizione al sistema, il nostro Rizzo ha perso l’ultima occasione di far propria la partizione del brocardo popolare che recita ” il silenzio è d’oro”. In particolare quando non si sa cosa dire e si abusano manta demokratici come “nazismo” la cui etimologia ha origini ben delineate e padri putativi che, verosimilmente, sono i suoi pupari.
    In primis quindi, il nostro è censurabile sotto il profilo linguistico- ideologico, che lungi da essere campo di battaglia dei formalisti del lessico, è invero modus di forgiare le idee.
    Dal punto di vista sostanziale la questione si dipana come da copione. Ci viene offerto un potpourri di mantra trotzkisti d’antan conditi con mera disinformazione sistemica. Non solo a causa del negazionismo ontologico di cui il nostro è geneticamente preda, ma anche perchè, mi si consenta l’ardire, il Rizzo dimostra di non aver compreso una fava delle dinamiche storiche e men che meno di quelle politico- sociali. Mischiare cioccolato con sterco è sport di quarta categoria.
    Lui si che è sempre stato la ruota di scorta del sistema. Lo dimostra la sua devozione al motto globalista “divide et impera” che permea di se molta parte della sua “dottrina” politica.
    D’altro canto, quanti cantori demokratici abbiamo visto recitare a soggetto copioni anche programmaticamente condivisibili ma nei quali loro per primi dimostravano di non credere?

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