La Linea Retta n. 32: Sovranismo non è indipendentismo

In virtù della tanta confusione che c’è in giro, è utile riprendere nuovamente dei temi a dir poco basilari. Ripercorriamo quindi brevissimamente l’evoluzione del termine sovranismo. La parola sovranismo in Italia inizia ad essere utilizzata, nel gergo politico degli articoli e trattati degli ambienti non-allineati, a partire dal primo decennio degli anni duemila; chi bazzica la politica extra-parlamentare ormai da un po’ se lo ricorderà bene. Inizialmente più che una posizione politica, rappresentava piuttosto una riflessione, interna a determinati ambienti cosiddetti “Rossobruni”, atta ad individuare quali fossero i comparti strategici fondamentali della nazione, nella visione di uno stato organico, e quindi la difesa di quale tra questi fosse necessaria da parte dei patrioti contro l’avanzare delle privatizzazioni imposte dall’ UE.

Paradossalmente il termine sovranismo conobbe una sua relativa maggior diffusione durante gli anni bui dell’austerità del macellaio Monti, durante i quali veniva utilizzato per indicare, in senso migliorativo o peggiorativo a seconda dei casi, coloro i quali erano critici con le manovre messe in campo dal governo imposto dai tecnici. In questo periodo il termine sovranismo viene spesso mescolato e sovrapposto strumentalmente ad un altro termine proveniente dal web e che stava per essere conosciuto dal grande pubblico : stiamo parlando del termine complottismo. Sembrava quasi che la posizione politica sovranista sorgesse come reazione, dalla denuncia delle teorie complottiste nei confronti delle élite massoniche e finanziarie, come se non potesse esistere il sovranismo senza il complottismo, come se non fosse antecedente ad esso e come se non provenisse da lunghe riflessioni ed analisi economiche, politiche e sociali che riguardavano il periodo di tempo storico tra la stesura della nostra Costituzione fino alle politiche comunitarie che hanno caratterizzato il nuovo millennio europeo.

In Italia il primo contenitore che si rifece direttamente al termine sovranismo fu “ Sovranità “, un movimento creato dai sostenitori di Salvini a Roma ( “ Noi con Salvini “ ) in un momento storico in cui la Lega Nord sondava per la prima volta il terreno politico aldilà del Po, a cui partecipò, seppur non direttamente, anche Casa Pound. Nonostante il promettente inizio, il progetto si arenò in seguito alla chiusura politica di Salvini, pressato dagli ambienti più moderati e dai media europeisti e politicamente corretti, nei confronti dei fascisti del terzo millennio.

Il termine è comunque sopravvissuto a questa breve esperienza e, veicolato a mestiere dai vari media nazionali, si è fatto conoscere al grande pubblico elettorale, andandosi a posizionare nella destra dell’arco parlamentare, grazie anche a quei capi-partito che in qualche modo sono riusciti a cavalcare l’onda anti-europeista, in Italia come in Europa.

Infatti l’aspetto fondamentale del sovranismo è che non sussisterebbe se non esistesse il suo contrario e cioè l’europeismo, ovvero il sostegno politico incondizionato nei confronti delle politiche europee, più ad appannaggio di un elettorato centrista e progressista più o meno radicale, ma soprattutto ideologia imperante dei media nazionali e della classe intellettuale prezzolata italiana.

Il sopraggiunto Covid ha sicuramente spostato degli equilibri politici e ora che perfino la Lega sembra approvare finalmente pubblicamente la sua dimensione europeista, il sovranismo retrocede lentamente, arroccandosi nella destra radicale, o in singole correnti della destra e tra le varie piccole realtà sedicenti sovraniste dell’ultima ora, le quali ormai parlano di sovranità solo in relazione alla difesa della Costituzione.

Oltre a ciò, i sovranisti italiani sembrerebbero oggi pendere dalle labbra dei diversi uomini politici di altri stati che hanno la capacità di solleticare il loro istinto d’emancipazione, ma che nell’atto pratico non hanno alcun reale interesse a far sì che il bel paese possa effettivamente realizzare la propria piena sovranità: parliamo dei vari Trump, Putin, Le Pen, Johnson che sono piuttosto attirati dagli interessi delle proprie nazioni sull’Italia o semplicemente dei loro interessi e basta, senza nessuna missione emancipatrice in programma per noi.

Il frazionare i vari aspetti della sovranità nazionale e politicizzarli come singoli cavalli di battaglia, slegati tra loro e da una visione d’insieme, è un altro vizio di fabbrica comune a queste organizzazioni. È il caso di Vox – Italia, del Fronte Sovranista Italiano e di Liberiamo l’Italia, che secondo il principio della riappropriazione della sovranità monetaria vogliono uscire dal binomio UE-UERO ma non accennano nulla a come rimpossessarci della nostra sovranità militare visto che sul nostro suolo ci sono ben 113 basi Nato con relative testate nucleari. È il caso di R2020 che ha imbracciato politicamente il tridente della sovranità alimentare, monetaria e individuale, anch’essa non ponendosi il problema della sovranità militare che logicamente influenza quella macro – economica e politica. Di esempi ne potremmo ancora, ma lasciano il tempo che trovano.

Come abbiamo visto quindi il sovranismo, seppur inizialmente dinamico, non è riuscito a slegarsi dalle logiche novecentesche della politica ed a rendersi trasversale alle categorie politiche preesistenti, ed ora si trova rilegato idealmente nella destra dell’arco parlamentare, in opposizione all’europeismo che invece occupa attualmente il centro e la sinistra dello stesso. Insomma nulla di nuovo. Entrambe le posizioni, seppur apparentemente in contrasto tra loro, costituiscono quindi le basi elettorali del assetto politico di oggi interpretando i ruoli di maggioranza e d’opposizione in una lotta spettacolarizzata ma sterile. Infatti quando il sovranismo si arrocca a difesa della Costituzione, si dimentica che nella stessa Costituzione sono nascosti quei vincoli che fanno si che l’Italia non possa essere sovrana perché dipendente dalle decisioni comunitarie e subordinata ai trattati europei. Inoltre, finché ci si concentra solo su singoli aspetti sovranisti, ma non si vuole accennare ad una dimensione più ampia che riguardi tutti gli aspetti della sovranità nazionale portati avanti parallelamente in ordine di priorità politica, la posizione politica sovranista nella sostanza non sarà poi così diversa da quella europeista.

Altro discorso è il dichiararsi politicamente per l’indipendenza.

Se il sovranismo abbiamo visto non essere nulla di nuovo nel linguaggio politico, in quanto ormai numerosi partiti e movimenti si sono formati e mossi in suo nome senza però che si riuscisse mai a riunire tutte queste anime in un solo fronte che risulti efficace contro l’egemonia culturale esercitata dall’europeismo, l’indipendentismo oggi invece viene preso poco in considerazione se non da alcuni movimenti comunisti e socialisti nazionali, rappresentando politicamente un concetto decisamente scomodo perché risulterebbe chiara fin da subito la tacita ed implicita  dipendenza politica di cui soffre l’Italia nei confronti degli Usa in prima battuta, dell’UE in seconda.

Per indipendenza si intende l’atto finale di un processo di liberazione nazionale portato avanti dalla componente politica più avanguardista e rivoluzionaria del paese, capace di liberare la propria nazione dalla presenza militare e politica di uno stato estero ma occupante, quindi imperialista. In altre parole l’affrancarsi dalla condizione di colonia di un altro stato è la conditio sine qua non per considerare uno stato indipendente e quindi in grado di esercitare liberamente, cioè senza intromissioni esterne, ogni aspetto della sua sovranità. Attualmente le nazioni che rincorrono la propria indipendenza contro l’occupazionismo di altri stati sono per esempio i territori d’oltremare francesi o inglesi come Malta, la Corsica, la Nuova Caledonia, la Martinica, ecc. Seppur possa risultare esagerato ed estremista, gli italiani farebbero bene ad iniziare a considerare il nostro paese alla pari di queste colonie sopracitate e al più presto possibile, perché non differentemente da queste è un nostro bisogno ed un nostro dovere emanciparsi culturalmente, politicamente, economicamente e militarmente dagli occupanti.

È inoltre proprio la Costituzione a rendere l’illusione ai nostri sovranisti di essere una nazione indipendente che deve soltanto riprendere possesso delle proprie sovranità che l’UE avrebbe sospeso o limitato, come se prima dell’UE l’Italia fosse un paese pienamente sovrano. L’indipendentismo invece tiene ben presente che l’Italia non è una nazione indipendente, e da quando le truppe americane sono sbarcate, l’Italia, nei fatti, ha tutta l’aria di essere una colonia sul piano economico – politico, e sul piano militare un campo d’addestramento e una portaerei nel bel mezzo del Mediterraneo.

In virtù di queste riflessioni, il sovranismo si presenta come una posizione politica reazionaria in quanto crede nella reversibilità dei processi della perdita di sovranità in cui l’Italia sarebbe stata intrappolata. Una volta quindi ripristinata la legge della Costituzione, più volte tradita dalla nostra classe dirigente liberale o progressista che sia e una volta ristampata la Lira, non ci sarebbe più nulla d’ intralcio nel pieno esercizio della sovranità nazionale. In questa ottica l’indipendentismo non si può e non deve fermarsi solo all’aspetto monetario della sovranità e gli indipendentisti non credono nella santificazione di una Costituzione che, anche se al suo interno presenta una discreta ossatura regolatrice, è stata comunque imposta a fine guerra in uno stato d’occupazione del nostro suolo. L’indipendentista quindi, seppur possa pensare che nel breve periodo sia preferibile e valida la strategia della difesa della Costituzione, è ben consapevole che dopo questo primo momento è assolutamente necessaria un’Assemblea Costituente delle forze anti-liberali e socialiste che riscriva, anche prendendo in prestito dei passaggi costituzionali già esistenti, una nuova Carta Costituzionale.

Sta in questo la forza ideae dell’indipendentismo, che seppur come abbiamo detto sia attualmente una posizione scomoda e forse poco remunerativa dal punto di vista elettorale, rappresenta d’altro canto l’unica posizione politica veramente trasversale a quelle istanze extra-parlamentari, nonché astensioste, che da tempo non trovano una rappresentanza politica degna e valida.

RPG

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