La Linea Retta n. 33: La Democrazia delle menti raffinate

Potrà sembrare strano ma l’analisi sull’attuale situazione politica italiana è meno complessa di quello che si possa pensare. Certo, i palinsesti televisivi e le redazioni dei giornali avranno di che campare per qualche settimana e così i dibattiti si susseguiranno senza sosta, con i soliti noti e meno noti a riempirci di perle di saggezza, che ormai anche il mio gatto conosce a memoria. E’ con questa sconfortante certezza che proprio stamane, assieme ad alcuni vecchi sodali, ci siamo scambiati alcuni punti di vista a commento di quello che va profilandosi e di cui cercherò di fare un sunto, non prima di essermi turato il naso per proteggermi dal tanfo della decomposizione che ammorba l’aria.

Nel momento in cui vengono scritte queste righe il nuovo salvatore della patria, designato con inconsueta velocità da un presidente non certo noto per la sua rapidità decisionale, sembra avere forti difficoltà a destreggiarsi tra i rimpiattini di quella manica di prezzolati idioti che, in modo univoco, risponde al nome di classe politica italiana.

Come accadde alla fine del 2011, si sta riproponendo un copione ormai noto, che vede banchieri e direttori generali della Banca d’Italia (oggi emanazione della BCE) commissariare per conto terzi un’intera nazione, ridotta ad essere sempre di più una mera espressione geografica e demografica. Nel fare le valutazioni del caso non posso non ricordare che gli italiani si stanno ormai abituando alla disfatta della politica, volutamente lasciata in mano ad incapaci, guitti e prostitute, così da far digerire ad un popolo ridotto allo stato catatonico le raffinate ricette dei prestigiosi maghi della finanza, sempre pronti a vestire i panni dei traghettatori. Verso dove, però, solo in pochi lo hanno ben inteso.

Nel 2011 fu Monti a caricarsi sulle spalle l’Italia picconata a colpi di spread  e stordita dalla vicende boccaccesche di Ruby e delle olgettine, mentre oggi tocca a Draghi raccogliere il testimone dell’incapacità della politica di assolvere il suo compito. L’incapacità, evidente e conclamata, ha gettato la maschera grazie a personaggi eterodiretti, ai quali è stato affidato l’incarico di smazzare le carte per evitare che il fiume di denaro in arrivo dalla UE venisse gestito da un governo che molti consideravano inadeguato. Benissimo, nulla da eccepire: ma non ci voleva Renzi o Berlusconi per farci capire che eravamo governati da dei guitti della politica, così come non abbiamo difficoltà a comprendere anche con la nostra media capacità intellettiva che è tutta la classe politica italiana ad essere la valida scusa per commissariare l’Italia intera. Un po’ come quando all’asilo alcuni bambini fanno casino e vanno oltre il limite, ad un certo punto tutti vengono privati dei giochi e messi in silenzio dalla maestra: non siete in grado di gestirvi? Ecco che qualcuno ci pensa per tutti.

Quanto agli italiani, rimbambiti dal politicamente corretto profuso a piene mani dalle vestali della democrazia circense e terrorizzati dalla paura di perdere le ultime certezze di quello che fu uno stato sociale degno di questo nome, sono ormai come quei poveri randagi che vagano senza meta fino all’arrivo dell’accalappiacani, che se li porterà al canile. Ossequiosi come automi al messaggio subliminale della liturgia democratica si accontentano di mettere la loro croce sull’urna cineraria della democrazia ed ognuno è in grado di vantare il suo misero tornaconto personale per poter sostenere che anche uno come Draghi va benissimo. Anche se la loro democrazia – quella di cui si sciacquano la bocca ad ogni piè sospinto – vale ormai come lo sputo di un tubercoloso, l’importante è che sia Francia o Spagna, purchè se magna.

Sta qui il vero dramma di questo paese: quando viene distrutto tutto, anche la pur minima decenza, quando ti incasini a vita per inerzia mentale, il cravattaro che ti si presenta alla porta appare come l’angelo salvatore. E non credo nemmeno che stiamo a poco a poco abbandonando il sistema partitocratico, la qual cosa potrebbe sembrare l’unico aspetto positivo: al contrario, stiamo entrando in una degenerazione ancor peggiore della partitocrazia della prima repubblica, giacchè in quella, almeno, esistevano dei partiti con un minimo di dibattito interno, mentre oggi abbiamo circoli ristretti di poche persone che si mettono al servizio di chi li unge meglio. Ed il resto è solo mandria.

Se i cravattari e i commissari servissero almeno a far implodere l’incapacitante sistema parlamentare sarebbe di per sé un buon risultato, visto che almeno non dovremmo più fare i conti con i kapò in servizio permanente e ci dedicheremmo solo al vero nemico dei popoli. Purtroppo non sarà così perché il sistema parlamentare della falsa democrazia è un dogma ed un orpello fin troppo utile alle menti raffinate che dall’alto muovono i loro pupi.

Fernando Volpi

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